giovedì 28 maggio 2020

Rhotax, prima che sia troppo tardi

di Massimo Vaccari - Medico di base, anzi no,  Magistrato 

Il male, apparentemente incurabile, che da almeno vent'anni affligge la magistratura italiana, un correntismo pervasivo e vorace, è stato diagnosticato dai più solo un anno fa, grazie al trojan inoculato  nel cellulare del paziente, “poco sintomatico”, Palamara.

Il ministro Bonafede nel question time di ieri alla Camera ha rivelato agli allarmati e disorientati  cittadini italiani di aver trovato finalmente una serie di cure alla metastasi in atto, tra le quali: 
l’introduzione di una norma che introduca oggettivi criteri meritocratici nell’assegnazione degli incarichi”.
Ci dispiace deludere il ministro taumaturgo ma il rimedio da lui indicato è un semplice palliativo.
Infatti poichè l’oggettività non esiste in assoluto, e la sua concreta applicazione passa attraverso delle valutazioni soggettive, l’introduzione di una norma siffatta lascerebbe al CSM quel margine di discrezionalità grazie al quale le correnti riescono a spartirsi, con una scientifica lottizzazione, praticamente tutti i posti direttivi e semi- direttivi d’Italia.
L’appartenenza a questo o quel gruppo continuerebbe ad essere il principale, se non esclusivo, parametro sulla base del quale l’organo di autogoverno opererebbe le sue scelte tra i vari candidati, con buona pace del merito.
Ed allora non si può fare nulla e si deve lasciare il malato al suo destino?

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mercoledì 27 maggio 2020

L’azione giudiziaria secondo modelli “culturali”.


di Nicola Saracino - Magistrato 


Uno degli alibi esibiti dal correntismo invoca il pluralismo “culturale” che naturalmente induce ad associarsi in gruppi per affinità ideali. 

Queste stesse affinità quasi fisiologicamente incidono nel premiare quel magistrato, quel “modello”, che più fedelmente incarna l’ideologia del gruppo.  

Così al CSM passano in second’ordine i profili attitudinali e di merito, premiandosi il prescelto per essere egli espressione delle stesse idee di chi lo deve nominare. 

Tradotto in termini comprensibili a tutti, si tratta di lottizzazione.

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lunedì 25 maggio 2020

Pessime convergenze: storia di una metamorfosi

di Donato D'Auria - Magistrato


Dopo la nomina di Alfonso Bonafede a ministro della Giustizia tanti - forse ingenuamente - pensarono che l’aria di rinnovamento che una parte della classe politica lasciava intravedere potesse incidere significativamente sulle stantie logiche correntizie che ammorbano la Magistratura.

Le iniziali dichiarazioni lasciavano ben sperare: «È scritto nel contratto di governo che si vuole pensare e ipotizzare un sistema elettorale per il Csm che possa combattere il fenomeno del correntismo. In questa intenzione credo di avere il consenso di gran parte dei magistrati e secondo me è sacrosanto portare avanti una battaglia di questo tipo.
All'interno delle ipotesi di possibile sistema elettorale ci sono quelle che prevedono una fase di sorteggio, non integrale» (tanto dichiarò partecipando ai lavori del Congresso nazionale forense che si tennero nell’ottobre 2018 a Catania).

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domenica 24 maggio 2020

Gli inseparabili

di Massimo Vaccari - Magistrato 



L’Associazione nazionale magistrati è l'unica associazione di carattere per così dire sindacale della magistratura italiana.

Il suo scopo principale è la tutela dell'indipendenza dei magistrati ed è evidente che per realizzarlo essa dovrebbe vigilare sul rispetto delle regole primarie e secondarie da parte dei capi degli uffici ed anche sulla attività del Consiglio superiore della magistratura che, come è noto, è l’organo deputato a scegliere i "capi" degli uffici giudiziari.

L’Anm ha però abdicato da tempo a tale sua rilevantissima funzione poiché, essendo in realtà un'associazione di tutte le correnti che governano la magistratura, è stata da queste sempre utilizzata per far fare carriera ai loro iscritti o simpatizzanti.

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Un pensiero

di Andrea Reale -Magistrato


Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro, né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia” (G. FALCONE).

Il 23 maggio 1992 Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della loro scorta rimanevano vittime  della c. d.  strage di Capaci.
Ventotto  anni fa il peggior nemico dei magistrati erano la mafia e l'anti-Stato, inteso come quel pezzo dello Stato che si genufletteva  davanti al crimine organizzato, o inciuciava con  esso,  per salvare i privilegi dei potenti ed il malaffare.
Oggi il pericolo maggiore per i colleghi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino non proviene dall'esterno, da eclatanti e  clamorosi attentati di enorme impatto mediatico.
Oggi l'avversario è interiore, è invisibile,  corrosivo, come un virus o un tumore.
Esso mina la prerogativa fondamentale del loro status: l'indipendenza interna.

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sabato 23 maggio 2020

Scusate se insisto

di Andrea Mirenda - Magistrato


(ANSA) - ROMA, 14 APR 2018 - Il giudice Andrea Mirenda è nei guai per le dichiarazioni rilasciate a Riccardo Iacona nel suo libro-inchiesta "Palazzo d'ingiustizia. Il caso Robledo e l'indipendenza della magistratura. Viaggio nelle procure italiane", appena arrivata in libreria per Marsilio. Lo rende noto la casa editrice veneziana spiegando in una nota che il giudice Mirenda - che ha denunciato nel libro il tumore delle correnti e del carrierismo del Csm - è oggetto di una richiesta di sanzione disciplinare, pervenuta al ministro Orlando dall'ex membro laico del Csm Pierantonio Zanettin, oggi parlamentare di Forza Italia.  "Il Csm ormai non è affatto un padre amorevole per i magistrati, non è più l'organo di autotutela, non è più garanzia dell'indipendenza, ma è diventato una minaccia, perché non vi siedono soggetti distaccati, ma faziosi che promuovono i sodali e abbattono i nemici, utilizzando metodi mafiosi. È chiaro che è un'espressione di colore…" dice nella dichiarazione riportata nel libro Mirenda. Il testo, ripreso in parte dal settimanale 'Il Venerdì' di Repubblica, venerdì 13 aprile, "con l'omissione della parte finale, ovvero tralasciando, accanto all'inciso "metodo mafioso" la riga successiva, che chiarisce che l'accostamento è 'una chiara espressione di colore', ha portato alla richiesta di sanzione" si legge nella nota di Marsilio dove si sottolinea: "un'enfasi, destinata solo - come è costretto oggi a precisare Mirenda - a far capire la drammatica potenza e la pervasività condizionante delle correnti della magistratura".

Sin qui la storia.

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venerdì 22 maggio 2020

Magistratura senza etica

di Francesco Bretone - Magistrato


Non ci può essere società senza giustizia. Non c’è potere più grande di quello di un giudice.
Già Aristofane ( “Le Vespe”)  lo aveva capito: “Se nel testamento un padre affida a qualcuno la figlia ereditiera, noi mandiamo a farsi fottere il testamento e il sigillo messovi sopra con tanta pompa e la ragazza la diamo a chi ci persuade con le suppliche. E di tutto questo non dobbiamo rendere conto a nessuno. Nessun potere sta alla pari del nostro.". 

Le democrazie hanno questo di differente dai regimi, proteggono l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario, baluardo allo strapotere politico. 
I nostri padri costituenti fecero lo stesso,  crearono il Consiglio Superiore della Magistratura, che in forma autonoma rispetto alla politica (rappresentata solo per 1/3 dei membri) decidesse sull’intera vita del magistrato ( carriere, trasferimenti, procedimenti disciplinari ecc).
Un potere (rectius ordine) autonomo (la magistratura) che non deve rendere conto a nessuno e che si autogestisce tramite il C.S.M.

Quale è allora il contrappeso a questo potere? 

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giovedì 21 maggio 2020

Correntismo: il fallimento della tecnica endoscopica.



di Nicola Saracino - Magistrato

La malattia: nota sotto il nome di “correntismo”  produce effetti nocivi per l’organismo democratico dello Stato mediante la pratica della spartizione dei più importanti incarichi della magistratura tra gruppi di potere costituiti dagli stessi magistrati a tale precipuo scopo. 

La difficoltà di diagnosi: si deve all’elevata discrezionalità dell’Organo (CSM, Consiglio Superiore della Magistratura) i cui membri risultano immuni alle terapie somministrate ordinariamente a tutti  gli altri, vale dire le sanzioni civili, amministrative ovvero, nei casi più gravi, penali; per legge, cioè,  non rispondono dei misfatti commessi nello svolgimento dei proprio compiti.

La genesi della patologia: alcune cellule che compongono le correnti della magistratura (libere e lecite associazioni private) vengono innestate mediante elezione nell’istituzione CSM.  Queste cellule di solito sono quelle che già nell’ambito della corrente e della loro casa madre (l’ANM, Associazione Nazionale Magistrati) avevano raggiunto un grado di virulenza molto elevato.

I sintomi: una volta  raggiunto il nuovo organismo esse si riuniscono in gruppi che portano lo stesso nome della corrente d’origine.

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mercoledì 20 maggio 2020

La grande ammucchiata (dei poteri)


di Nicola Saracino - Magistrato



Legislativo, esecutivo, giudiziario.  

Nella concezione di Montesquieu  la loro separazione costituisce  la precondizione di uno Stato democratico nel quale i cittadini possano dirsi realmente liberi. 

La Costituzione della Repubblica Italiana lo tenne ben presente. 

La massima concessione che il legislatore nazionale ha fatto tende al “dialogo” tra i poteri, introducendo il principio della loro “collaborazione”.   

La qual cosa non significa che si debbano voler bene e stringere rapporti amicali con cene, aperitivi ed incontri al buio. Quel principio si manifesta in specifiche disposizioni normative che, sul piano formale, impongono le condotte “collaborative”. 

Se la separazione dei poteri venisse meno, per fare solo un esempio, il poliziotto non avrebbe bisogno del pubblico ministero per fare le indagini da portare al vaglio di un giudice: potrebbe fare tutto da sè, indagini, processo e condanna. Un quadro poco rassicurante, come ognuno può notare. 

Ebbene, qualcuno deve essersi portato troppo avanti nell’applicazione del principio della (s)leale collaborazione dei poteri e deve essersi detto: ”ma perché non fare una bella ammucchiata?”. 

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martedì 19 maggio 2020

I questuanti


di Nicola Saracino - Magistrato

Non si riesce a star dietro alle notizie che quotidianamente fanno conoscere le comunicazioni di magistrati in contatto con il dott. Luca Palamara.

Per la verità i quotidiani che diffondono le notizie – devastanti per il mondo giudiziario – sono pochissimi.

Ed anche questo dà conto della gravità della situazione di un Paese formalmente democratico, ma nel quale le commistioni tra politica e magistratura comprovano le accuse alla seconda di essere politicizzata e di agire senza imparzialità.

Queste brevi note scaturiscono da una riflessione che ciascun magistrato onesto è chiamato a compiere, alla luce di ciò che ormai non può negare alla propria coscienza.


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lunedì 18 maggio 2020

Capitano! Mio capitano!


Un desolante tour nel mercato delle nomine


di Massimo Vaccari
Magistrato


È già stato scritto, anche su questo Blog, come le intercettazioni centellinate in questi giorni dal quotidiano “La verità” offrano un quadro molto vivo, e altrettanto sconfortante, della pervasività del sistema lottizzatorio radicato all’interno della magistratura italiana.

Solo leggendo attentamente gli stralci di conversazioni pubblicati ogni giorno è possibile rendersi conto del numero e della varietà (per rango, provenienza geografica e corrente) dei magistrati che si rivolgevano al "capitano" Palamara per ottenerne appoggio nelle progressioni delle carriere proprie o altri o nell’acquisizione di posti a loro graditi.

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domenica 17 maggio 2020

Le regole per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano (G. Giolitti)


di Massimo Vaccari
Magistrato

Tra le trascrizioni delle intercettazioni effettuate dalla Procura della Repubblica di Perugia nei confronti dell’ex consigliere del Csm ed ex presidente dell’Anm Luca Palamara, pubblicate dal quotidiano La Verità il 16 maggio 2020, ve n’è una in cui l’attuale consigliere del Csm Giuseppe Cascini, in quota alla corrente progressista denominata Area, chiede a Luca Palamara se avesse qualcuno da indicargli al Coni con cui poter parlare dei biglietti per lo stadio per portarci anche il proprio figlio, chiamato con il diminutivo di Lollo.

Il dott. Cascini, venuto a conoscenza di tale intercettazione, ha dichiarato (vedasi mail del dott. Cascini pubblicata da La Verità oggi 17 maggio 2020) che: “appena arrivato al consiglio, avevo ricevuto una tessera del Coni che lo autorizzava ad entrare allo stadio (un benefit che ora è stato giustamente eliminato) e avevo chiesto a Palamara, che era appena cessato dal Csm, se era possibile portare mio figlio con me e se aveva un riferimento al Coni”.

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sabato 16 maggio 2020

Non a Milano!

Circa un anno fa scoppiava il caso Palamara grazie al famigerato “trojan”, strumento informatico che ha permesso la captazione delle conversazioni  intrattenute dall’ex consigliere del CSM con colleghi e politici. 

Destò scalpore, in particolare, la trascrizione di un incontro al quale presero parte oltre al dott. Luca Palamara,  gli onorevoli Luca Lotti e Cosimo Ferri  ed altri  consiglieri superiori. 

Tanta fu l’indignazione che in molti non poterono trattenersi dall’esprimerla.

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venerdì 15 maggio 2020

Le (dis)avventure di Luca e Ciccino

di Donato D'Auria - Magistrato 



Mancinetti: Chiedi tu a Maria Casola se prende la Golfieri? - Palamara, circa una settimana dopo: Sei contento per la Golfieri? - Mancinetti: Si … se mi chiamava per ringraziare era meglio (la dott.ssa Maria Casola è il Direttore generale della Direzione Generale dei magistrati del Ministero di Giustizia; la dott.ssa Maria Teresa Golfieri è un magistrato attualmente in servizio presso il Ministero di Giustizia).
Ed ancora, con riferimento alla dott.ssa Maria Vittoria Caprara, Mancinetti: Da più parti viene considerata di Cartoni. Lei è libera di fare quello che vuole, ma sta lì a 2.200 euro al mese in più da cinque anni con i voti di Unicost Roma. Questo è intollerabile. Lei se ne deve andare da lì ...

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mercoledì 13 maggio 2020

La GEC dell'ANM e la censura dei magistrati

Riceviamo e pubblichiamo un intervento che, opportunamente, chiarisce come va inteso l'intervento dei giorni scorsi della Giunta Esecutiva Centrale dell'ANM che i media italiani hanno propagandato come censura dell'Associazione Nazionale Magistrati nei confronti di Antonino Di Matteo per il suo intervento telefonico nel programma Non è l'Arena del 4 maggio 2020.

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Sul comunicato dell'ANM in merito al caso Di Matteo-Bonafede

 

di Mario Fiorentino
Magistrato

Nei giorni scorsi gli organi di stampa hanno diffuso la notizia che l’Associazione Nazionale Magistrati avrebbe inoltrato un comunicato di “richiamo” o “ammonimento” nei confronti del Dott. Nino Di Matteo per il suo intervento avvenuto nel corso della trasmissione televisiva “Non è l’Arena” (il comunicato è facilmente reperibile su diversi siti web).

Sul punto lo scrivente, pur premettendo di non voler minimamente entrare nel merito della vicenda tra il Cons. Di Matteo ed il Ministro della Giustizia ovvero giudicare quanto accaduto e di considerare pacifici gli obblighi di rigore, misura ed equilibrio, che ricadono in capo a chi riveste funzioni pubbliche (tra cui i magistrati), ritiene corretto – quale magistrato iscritto all’A.N.M. – puntualizzare quanto segue.


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domenica 10 maggio 2020

Al mercato delle nomine *


di Andrea Mirenda - Magistrato

*Articolo tratto da Il Riformista
del 9 maggio 2020

La diffusione “centellinata” delle intercettazioni della Procura della Repubblica di Perugia, in seno all’indagine per corruzione che ha investito il Dott. Luca Palamara, Sostituto procuratore della Repubblica a Roma nonché ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura ed ex Presidente dell’Associazione Nazionale magistrati, delinea un quadro tetro sulle modalità di nomina dei dirigenti giudiziari e sulle relative interferenze.

Nulla di nuovo, per carità, salvo due aspetti certamente non secondari: il carattere dilagante e pervasivo del mercimonio, da una parte e, dall’altra, la “pistola fumante” di una prassi illegale eretta a vero e proprio controsistema occulto. Perché - al di là di quelli che saranno gli esiti dell’inchiesta - l’osservatore disincantato non potrà negare ai magistrati perugini il merito di aver fatto definitivamente luce su quel “mondo parallelo”.

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venerdì 8 maggio 2020

La partita dei cuori... infranti

Di Matteo versus Bonafede

Cronaca di un DAP annunciato


di Carmen Giuffrida
Magistrato


Ed ecco che la nostra Italia non ci delude mai! Invece di analizzare con distacco e obiettività la vicenda Di Matteo-Bonafede, in assenza del campionato di calcio, coglie l'occasione per creare ad hoc la partita dell'anno e costituisce due squadroni: i dimatteoniani e i bonafediani. 

Nella prima giocano quelli che vedono in Di Matteo il salvatore della patria. Ci giocano pure quelli a cui di Di Matteo non gliene frega niente ma prendono la palla al balzo per tirare un calcio di rigore contro i grillini, praticamente a porta vuota.

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giovedì 7 maggio 2020

Finalmente risolto il dilemma della mancata designazione di Di Matteo al DAP.

E’ di queste ore la polemica scaturita dalle dichiarazioni rese in diretta televisiva da Antonino Di Matteo e dalla imbarazzata replica del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
In sintesi: secondo Di Matteo Bonafede non tenne … fede alla proposta di destinarlo al DAP.
Nel volgere di poche ore da quell’offerta, infatti, quel posto venne destinato ad altri e nel frattempo erano emerse intercettazioni di delinquenti che vedevano con grande preoccupazione il conferimento a Di Matteo dell’incarico di direttore degli affari penitenziari.
Il Ministro si è detto sdegnato dell’allusione ed ha smentito nettamente di essersi fatto condizionare dalla volontà dei delinquenti intercettati.
E c’è sicuramente da credergli perché l’ipotesi contraria sarebbe davvero preoccupante.

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mercoledì 17 luglio 2019

Un ordinamento giudiziario costituzionale


TRE PROPOSTE DAI

"MAGISTRATI CONTROCORRENTE"


Siamo un gruppo di magistrati non organizzati in corrente e convinti, anzi, che le “correnti”, con la loro invadenza e le riconosciute degenerazioni, abbiano ostacolato l’effettiva indipendenza del singolo magistrato, creando centri di potere interni sinergici con settori della politica. Il tutto con comprensibile pericolo non solo per l’equilibrio tra i poteri costituzionali dello Stato ma addirittura per l’imparzialità stessa dell’azione giudiziaria.

Il contatto è sorto solo perché siamo tutti impegnati, alcuni di noi da molti anni, ad individuare i possibili rimedi contro quello che, oramai, a tutti gli effetti, appare come un vero e proprio sistema di controllo della magistratura.

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giovedì 13 giugno 2019

Proposta di riforma del sistema elettorale del CSM

I fatti di cui da giorni si stanno occupando gli organi di stampa dimostrano, oggi più che mai, che una riforma del sistema elettorale del CSM, idonea a interrompere l'occupazione correntizia dell'organo di autogoverno e la sua gestione correntocratica, è estremamente urgente.
Più voci hanno proposto il sorteggio come rimedio.
Essendo da sempre convinti di ciò, offriamo alla collettività una ipotesi di riforma delle elezioni della componente togata del CSM, imperniata sulla selezione a sorte dei candidati, l'unico sistema che, allo stato, ci pare idoneo a porre fine all'oligarchia e al notabilato delle correnti.


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RIFORMA DELLE ELEZIONI DELLA COMPONENTE TOGATA DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA



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martedì 11 dicembre 2018

L'ANM invecchia, ma non impara

di Andrea Reale 
(giudice del Tribunale di Ragusa )
Risultati immagini per associazione nazionale magistrati
Nel 2019 l’ Associazione nazionale dei magistrati spegnerà 110 candeline, essendo stata fondata nel 1909. Di solito con  l’età  si acquistano esperienza e saggezza.
Non è il nostro caso, purtroppo.
L’esperienza avrebbe dovuto insegnare alla nostra associazione, ad esempio,  che la prima battaglia da combattere era  quella contro il profondo conflitto di interessi che la anima.
Non si possono effettivamente perseguire gli scopi sanciti nello Statuto, se si mantengono stretti i lacciuoli con chi ‘governa’ la magistratura.
Non è pensabile che si possa davvero essere contraddittori di chi non è altro da te.

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venerdì 23 novembre 2018

Il vicepresidente del CSM commissario ad acta

La Redazione


Quello di ottobre è stato un mese nero per le vicende giudiziarie del Consiglio Superiore della Magistratura.

Siamo abituati alle "reprimende" del giudice amministrativo nei confronti del c.d. organo di autogoverno dei magistrati, ma questa volta il Consiglio di Stato ci è andato giù molto pesante. E non solo con le parole.

Risultati immagini per consiglio superiore della magistratura ermini vicepresidenteNeanche a dirlo, l'ambito di intervento è ancora quello delle nomine di magistrati ad incarichi direttivi e semidirettivi, quello dove ordinariamente il peso delle correnti assume più plastica evidenza.

Con una prima sentenza (n. 5962/2018 del 18.10.2018), il massimo organo della giustizia amministrativa ha qualificato "sleale" la condotta del CSM consistita nel rinnovare la nomina di una candidata a un incarico direttivo nel corso del processo in cui quella nomina era stata annullata in via cautelare e si attendeva la decisione di merito. E giù con la condanna alle spese processuali.

Un magistrato molto noto - e molto indipendente - ha da subito posto un primo fondamentale interrogativo: "può un organo costituzionale agire con slealtà nei confronti di un appartenente all'Ordine giudiziario, senza infrangere la stessa Costituzione che dell'imparzialità e del buon andamento fa addirittura principio nell'art. 97?".

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venerdì 9 novembre 2018

Appello per la liberazione del CSM dalle correnti

La Redazione


Il blog riprende a funzionare, pubblicando un appello sottoscritto da 106 magistrati italiani, di diversi uffici giudiziari e con differenti funzioni, prima delle ultime elezioni per il rinnovo dei componenti togati del Consiglio Superiore della Magistratura, tenutesi lo scorso mese di luglio.

La denominazione data all'appello - "per la liberazione del CSM dalle correnti" - anticipa chiaramente lo scopo delle proposte in esso contenute, volte a porre fine alla "occupazione" partitica del c.d. "organo di autogoverno dei magistrati", con tutte le possibili conseguenze negative sulla gestione degli uffici giudiziari e sullo stesso esercizio della giurisdizione, ossia, in definitiva, sui diritti delle persone.

Le proposte contenute nell'appello sono state presentate da alcuni dei sottoscrittori al Ministero della Giustizia nel corso di un incontro all'uopo tenutosi lo scorso settembre.

Benché il Ministro non abbia potuto parteciparvi, alcune sue dichiarazioni, rese nei giorni successivi nel corso di incontri istituzionali pubblici, lasciano sperare che le proposte dell'appello siano seriamente considerate come concreto punto di riferimento per una auspicabile riforma della legge elettorale del CSM.

Le reazioni affrettate e scomposte dei vertici dell'ANM, invece, la dicono lunga sulla paura delle correnti, qualora le proposte dell'appello fossero tradotte in realtà normativa, di non potere più governare i magistrati.  



APPELLO PER LA LIBERAZIONE
DEL CSM DALLE CORRENTI


L’8 e il 9 luglio prossimi i magistrati saranno chiamati a eleggere i nuovi membri del Consiglio Superiore della Magistratura, voluto dai Costituenti per assicurare l’indipendenza di ciascun magistrato da ogni altro potere – garanzia delle libertà, dei diritti e dell’uguaglianza di tutti.

Sono diversi anni che da più parti si rileva e lamenta come, specie da quando è entrato in vigore l’ordinamento giudiziario del 2006, il CSM abbia abusato degli ampissimi poteri discrezionali che detta legge gli assegna, e ciò a causa dello strapotere delle correnti dell’ANM all’interno del CSM medesimo.


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lunedì 24 ottobre 2016

Contro la proroga "ad personam" dei magistrati



Proprio nei giorni in cui tutti eravamo sgomenti per gravissimi accadimenti che hanno sconvolto e ancora sconvolgono il mondo e anche l’Italia, tra i quali il terremoto che ha distrutto Amatrice e Accumoli, il Governo ha disposto la proroga dell’incarico di pochi magistrati che occupano posti dirigenziali nella Corte di cassazione e nella Procura Generale presso la stessa.

La proroga è intervenuta, ancora una volta, quasi di nascosto a fine agosto con un decreto d’urgenza che si presenta, sotto più profili, in contrasto con la Costituzione e alza ancora più in alto l’asticella della lesione all’indipendente esercizio della giurisdizione da parte dei magistrati.

Il decreto viola diversi principi e norme costituzionali, a cominciare dal principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e alle norme sui limiti alla decretazione d’urgenza.

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giovedì 8 novembre 2012

Che "Area" tira in A.N.M.?



di Giuliano Castiglia
(Giudice del Tribunale di Palermo)





Il prossimo 30 novembre si svolgerà la prima assemblea nazionale di Area, un nuovo soggetto che da un po’ di tempo fa capolino nel panorama dell’associazionismo giudiziario, prevalentemente sotto forma di aggregazione elettorale per competizioni svoltesi sia in ambito associativo (CDC dell’ANM e giunte distrettuali dell’ANM) che in ambito istituzionale (CSM e Consigli Giudiziari), e che ora sembra volersi strutturare in qualcosa di più definito e stabile.

Se si è ben capito, questa assemblea nazionale dovrebbe rappresentare un momento importante se non fondante per Area.

Area, che vede tra i suoi promotori anche due correnti della magistratura associata (Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia-Art. 3), vuole dichiaratamente operare nell’ambito dell’ANM.

In tanti vorremmo sapere: per fare cosa?

E, infatti, se Area vuole operare nell’ANM, coloro che sono interessati alla vita dell’ANM - come sembrano essere, versando il relativo contributo mensile di iscrizione, la quasi totalità dei magistrati - non può che essere interessato anche ad Area.

L’impressione che alcuni magistrati, tra i quali il sottoscritto, si sono fatta guardando ai primi passi di Area e leggendo quanto sinora prodotto dai relativi animatori, è che questa nuova aggregazione, da un lato, non abbia maturato adeguata consapevolezza dei gravi problemi che affliggono l’ANM (a cominciare dall’enorme conflitto di interessi derivante dalla compartecipazione di fatto dell’Associazione al governo dei magistrati e alla conseguente inevitabile abdicazione rispetto al ruolo di controllo nei confronti degli organi di governo e della dirigenza degli uffici nonché a quello connesso di tutela dei singoli magistrati); dall’altro, rischi di sostanziarsi in una macrocorrente della magistratura di natura non diversa da quelle che hanno concorso al relativo progetto e, in definitiva, in una macchina per la selezione di personale vario (componenti degli organi di autogoverno, dirigenti degli uffici, addetti alla formazione, fuori ruolo in Consiglio, componenti del Massimario, ecc. ecc.) e per l’aggregazione del necessario consenso.

Avere detto queste cose nella mailing list di Area ha generato alcune risposte molto piccate, altre addirittura scomposte. E così si è tornati a parlare di come limitare gli interventi degli “ospiti” che non rispetterebbero indefinite regole di bon ton e addirittura offenderebbero la storia di quelli che si ritengono, a questo punto mi permetto di dire, i “proprietari” della mailing list aperta che si è scelto di chiamare “areaperta”.

Le critiche vengono sdegnosamente respinte e si ribatte dicendo che Area vuole essere ed è qualcos’altro e qualcosa in più rispetto alla sommatoria di MD e Mov.-Art.3; che vuole altresì essere ed è qualcosa di diverso da uno strumento destinato solo alla selezione e promozione dei propri uomini nei posti che contano (chiedo venia per il linguaggio un po’ crudo ma è dovuto solo a ragioni di sintesi).

Ma di risposte argomentate nel merito se ne sono viste davvero poche. E in cosa consista questo qualcos’altro e questo qualcosa di diverso che Area intenderebbe essere non si è finora riusciti a capirlo. Soprattutto, nonostante la lettura del materiale che in varie forme è stato prodotto dagli animatori di Area su Area, non si riesce a capire quali sarebbero i programmi concreti di azione di questo movimento.

Non si capisce, insomma, pressoché nulla di ciò che di caratterizzante Area intende fare.

Qualcuno, legittimamente, può giudicare strumentali ed interessate le mie affermazioni. Ma, piuttosto che lamentare insulti che non esistono, invasioni di campo e gambe tese, cicche sul tappeto e chewing-gum sotto la sedia, addirittura virgolette (“”) allusive e altre gravi forme retoriche, quale migliore occasione offrono le critiche mie o di altri per essere sbugiardate nel merito e per mostrare a tutti l’identità nuova, reale e concreta di Area? E se poi vi fosse un minimo di fondatezza in almeno qualcuna delle cose che alcuni diciamo, non sarebbe l’occasione per riflettere e, se del caso, aggiustare il tiro, a tutto vantaggio dell’iniziativa?

Bisogna riconoscere che taluni degli animatori di Area hanno apprezzabilmente tentato di fornire risposte. Ma proprio queste risposte, ancorché talvolta appassionate, confermano a mio avviso la fondatezza delle critiche in questione.

Così, per esempio, cercando di spiegare “che cosa è Area”, è stato detto: “AREA È UN INSIEME DI VALORI E CONTENUTI, e i suoi contenuti si delineano nettamente in positivo: una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale; dei magistrati consapevoli dei propri diritti (alla parola, per esempio) ma anche dei propri doveri; magistrati che soffrono le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi come limiti alla realizzazione del servizio che vogliono rendere; che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione; che vogliono un'ANM che rifletta la molteplicità culturale della magistratura e non sia solo uno strumento difensivo; che vogliono un autogoverno in cui i meccanismi di selezione dimostratisi carenti, a volte pessimi, siano sostituiti da altri (come le primarie) e in cui il rapporto con gli eletti sia improntato al principio di responsabilità”.

Dunque, un primo contenuto di Area sarebbe “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”.

Ma perché, mi chiedo e vi chiedo, c’è forse qualcuno tra le migliaia di magistrati italiani che dichiara di non volere “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”?

Invero, tutti i magistrati, singoli e associati, dicono di volere “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale”.

Pertanto - chiedendo umilmente scusa se l’osservazione può recare disturbo a qualcuno - non si può non rilevare come l’affermazione secondo cui Area vuole “una magistratura autonoma e indipendente, che esercita fino in fondo il suo ruolo costituzionale” non è in alcun modo utile per sapere che cosa Area vuole essere e vuole fare e si risolve in un’affermazione priva di reale contenuto.

Il terreno sul quale bisogna scendere, a mio avviso, è quello della concretezza. Area, se intende veramente distinguersi e definirsi, deve misurarsi con le vicende concrete. Deve valutare se abbiamo assistito, nel passato, anche immediatamente recente, a vicende in cui l’autonomia e l’indipendenza della magistratura - rectius l’esercizio indipendente della giurisdizione da parte di singoli magistrati in specifiche occasioni - sono state messe in pericolo o addirittura compromesse. E deve dire che cosa pensa relativamente a queste vicende e, in particolare, se le associazioni di magistrati hanno agito opportunamente o meno e che cosa avrebbe fatto lei in tali occasioni. Tanto per fare un esempio, pensiamo alla “impensabile avocazione” catanzarese. Che cosa ne pensa Area di quel caso? Quella avocazione fu o no una compromissione dell’indipendente esercizio della giurisdizione? E se lo fu, come giudica Area le reazioni - si fa per dire - assunte nell’occasione dalle associazioni di magistrati?

Altro contenuto di Area sarebbe questo: “magistrati consapevoli dei propri diritti (alla parola, per esempio) ma anche dei propri doveri”. Ma perché, mi chiedo e vi chiedo, c’è forse qualcuno che propone di volere magistrati inconsapevoli dei propri diritti e insensibili ai propri doveri? Nessuno, mi pare.

Allora, inevitabilmente, anche questa affermazione risulta un proclama del tutto privo di contenuto idoneo a contraddistinguere alcunché nel panorama dell’associazionismo giudiziario. Anche su questo campo, se ci si vuole distinguere e se ci si vuole caratterizzare, bisogna scendere nel concreto. Mettere all’ordine del giorno del dibattito casi concreti per riflettere, valutare e proporre il da farsi intorno ad essi.

Viene poi indicato come contenuto di Area il seguente: “magistrati che soffrono le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi come limiti alla realizzazione del servizio che vogliono rendere”.

Ma, ditemi sinceramente, c’è forse oggi un magistrato disposto a dire “no, ma quale disagio, ma quale insufficienza, ma quale eccesso, qui va tutto bene”?

E allora, anche qui, siamo a contenuto zero.

Invece, premessi le disagiate situazioni degli uffici, le insufficienti risorse, i carichi eccessivi e premesso che tutto ciò si traduce in un limite oggettivo alla realizzazione del servizio giustizia, cosa propone Area per migliorare la situazione?

Per esempio, che ne pensa Area della questione carichi? Intende Area proseguire sulla linea di MD e Mov.-Art.3 che negano l’esigenza di porre un chiaro limite di esigibilità delle prestazioni dei magistrati? È convinta anche Area che questo limite non ci dovrà mai essere e che dovremmo correre sempre di più qualunque cosa succeda intorno a noi tappandoci gli occhi e turandoci le orecchie di fronte alle sempre più incombenti approssimazioni e ai sempre più inevitabili incidenti di percorso, rimettendoci ai santi in paradiso che ciascuno è capace di permettersi?

Ulteriore contenuto di Area sarebbe questo: magistrati “che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione”.

Ma perché, forse oggi c’è ancora qualcuno che non lo crede. Forse oggi, a maggior ragione dopo la sentenza della Corte costituzionale di qualche giorno fa, c’è qualcuno che pensa che non vi sia una strettissima correlazione tra indipendente esercizio della giurisdizione e adeguato trattamento lavorativo?

Area non si può caratterizzare perché fatta da magistrati “che credono che retribuzione adeguata e condizioni di lavoro sono necessarie per dare dignità e prestigio alla funzione” per il semplice fatto che, oggi, tutti i magistrati credono questo.

E allora, la domanda alla quale chi anima Area dovrebbe rispondere, se volesse fare acquisire ad Area una sua identità, è questa: “qual è il giudizio sull’attuale retribuzione e sulle attuali condizioni di lavoro dei magistrati? Se il giudizio è di insufficienza e di inadeguatezza, che idea si ha dell’azione finora condotta al riguardo dalla magistratura associata? E che cosa si intende fare da oggi in avanti per migliorare la situazione?”.

Ancora, Area sarebbe questo: magistrati che “vogliono un'ANM che rifletta la molteplicità culturale della magistratura e non sia solo uno strumento difensivo”.

Forse qui - a parte l’aspirazione ad un’ANM pluralista, sulla quale tornerò più avanti, che sembra in contraddizione con la dichiarata volontà di elaborazione di un modello di magistrato - c’è un barlume di caratterizzazione: un’associazione di magistrati che non vuole essere “solo uno strumento di difesa”.

Ma mi chiedo, “non solo” strumento di difesa significa che strumento di difesa deve pure essere. Quindi, anche strumento di difesa ma non solo questo. E allora - a parte che questa “difesa” andrebbe approfonditamente declinata - che cosa Area vuole essere oltre ad uno “strumento difensivo”? Forse anche uno strumento di offesa? Forse un soggetto che vigila sulla condotta di qualcuno? E di chi? E su quale terreno? E in che termini? E con quali conseguenze? Soltanto le risposte a queste domande (e a tante altre ancora) potrebbero caratterizzare un’iniziativa che, invece, per ora, anche sotto questo profilo, risulta priva di caratterizzazione.

E infine Area sarebbe questo: magistrati “che vogliono un autogoverno in cui i meccanismi di selezione dimostratisi carenti, a volte pessimi, siano sostituiti da altri (come le primarie) e in cui il rapporto con gli eletti sia improntato al principio di responsabilità”.

Su questa affermazione si potrebbe fare un discorso lunghissimo (cominciando dal rilevare che essa rivela forse il vizio originario di quasi tutte le esperienze associative, ossia la loro strumentalizzazione a fini diversi dalla politica associativa e, in particolare, a fini elettorali nell’ambito delle istituzioni dell’Autogoverno della magistratura).

Mi limito ad osservare che bisognerebbe capire, da un lato, di che tipo di “responsabilità” si sta parlando e dell’ambito in cui la stessa dovrebbe operare; dall’altro, come essa debba conciliarsi con l’esclusione costituzionale di una “responsabilità” degli “eletti” al CSM nei confronti degli elettori emergente dal divieto di immediata rieleggibilità sancito dall’art. 104 della Costituzione.

Per il resto, anche in questo caso, non c’è nulla di caratterizzante se non il rilancio delle primarie come metodo per la selezione degli addetti all’autogoverno.

Al tema delle primarie e, quindi, della selezione dei componenti degli organi elettivi dell’autogoverno, si lega quello del “modello di magistrato”. Non c’è documento di Area che - in linea con certe ultime prese di posizione dell’ANM e dei suoi rappresentanti - non faccia cenno a questo benedetto “modello”. Area vuole dichiaratamente elaborare un modello di magistrato e, a seguire, vuole operare - e qui entrano in gioco le primarie - per creare la rappresentanza di tale modello, ossia per realizzarne la transustanziazione in nomi e corpi reali.

Ma, a parte il vuoto contenutistico del modello medesimo, chiedo ai colleghi che animano Area, davvero si può pensare che il compito di un’associazione di magistrati sia quello di programmare a tavolino un modello di magistrato che vada al di là del modello legale e, prima ancora, costituzionale.

Davvero è ipotizzabile un’azione politica finalizzata all’affermazione di un siffatto modello di magistrato?

A me pare invece indiscutibile che l’unico modello di magistrato oggetto di possibile difesa e proposta politico-associativa sia quello costituzionale-legale. Nell’ambito del modello costituzionale-legale, il magistrato è libero e indipendente. C’è scritto nella Costituzione!

Io sono convinto della buona fede di molti che propugnano questa idea. Ma è proprio per questo che scrivo, nella convinzione che si tratti di un’idea che - oltre a contraddire in radice l’intenzione dichiarata di volere un’ANM pluralista - non può servire a nulla di buono mentre può essere strumentale solo a legittimare percorsi lobbistici e di carriera; nella convinzione che, soprattutto, si tratti di un’idea molto pericolosa.

Il rischio che il modello sia sbandierato, all’occasione, per colpire chi in esso asseritamente non si specchia è troppo, troppo grande. Non che sarebbe una novità assoluta ma la formalizzazione a livello per così dire di ideale politico-associativo di un tale concetto rappresenterebbe un’arma micidiale e dannosissima per l’indipendenza della giurisdizione così come costituzionalmente settata.

Ribadisco che sono convinto della buona fede degli animatori di Area ma li invito tutti a rivalutare questo aspetto che appare così importante e centrale nella definizione programmatica del movimento.

Mi permetto questo anche perché devo riconoscere che negli scritti dei tanti che promuovono Area un’esigenza di rinnovamento e, soprattutto, un’aspirazione al miglioramento della situazione presente indubbiamente emerge.

Così l’ha ottimamente sintetizzata un collega: Ho aderito con entusiasmo al progetto di Area … perché per la prima volta ho percepito l'intenzione condivisa che le opinioni di ciascuno contassero alla stessa maniera.

Certo, è un aspetto che si dispiega sul piano dell’organizzazione e del funzionamento interno del gruppo mentre non dice nulla sul piano dei contenuti sostanziali che si intendono realizzare, i soli che possono caratterizzare l’identità “politica” di un gruppo associativo e che possono consentire il coagularsi di un consenso libero sulle cose da fare anche di chi del gruppo non fa parte o non fa ancora parte o addirittura non intende far parte.

Ma è pur sempre un aspetto significativo che ritengo debba essere positivamente valorizzato.

Infatti, io credo che il dibattito singolarmente animato da tanti colleghi negli anni trascorsi - più o meno intensamente, efficacemente, felicemente o, a volte, infelicemente - ha prodotto buoni effetti tra i magistrati, quanto meno a livello di consapevolezza delle questioni e dei problemi sul tappeto.

Questo dibattito è stato animato, tra l’altro, proprio secondo questa precisa convinzione: con il dovuto rispetto per tutti e le rispettive storie ma senza per ciò tapparsi gli occhi dinanzi alla verità del presente, con spirito democratico, c’è spazio per la parola di tutti e, soprattutto, la parola di ciascuno può essere preziosa e va pertanto valorizzata.

Credo che questa convinzione si sposi perfettamente con l’intenzione così bene espressa da quel collega quale fondamento della sua scelta di adesione al progetto di Area e che mi pare effettivamente condivisa nella gran parte degli animatori del gruppo.

E allora mi auguro che l’Assemblea di Area di fine mese possa quanto meno tradurre questa intenzione in realtà essenziale di questo nuovo gruppo. Sarebbe una buona premessa per allargare di molto un metodo diverso di confronto, di dialogo e di formazione delle scelte nell’ambito dell’intera ANM.

È di tutta evidenza, peraltro, che l’eventuale determinazione di stabilire limiti alla possibilità di intervento nella mailing-list di Area sarebbe il segno di una volontà esattamente opposta a quella che ha condotto il collega che ho citato - e penso tanti altri - a guardare con comprensibile entusiasmo al progetto di Area.

Per tutti, quindi, l’augurio è che dall’assemblea nazionale di Area venga una ventata di aria democratica per l’intera ANM. Buona assemblea!

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giovedì 20 settembre 2012

Democratica, ma anche no




di Marco Travaglio
(Giornalista)





da Il Fatto Quotidiano del 20 settembre 2012


Nel 1989, quando crollò il muro di Berlino, cadde anche il velo sulle vergogne che i moderati avevano accettato in nome dell’anticomunismo.

Nel ‘92, quando si sbriciolò il muro di Bettino, quanti giustamente l’avevano combattuto persero la maschera e restarono nudi come il re della fiaba: la sinistra italiana, che già annusava il potere e si spartiva le future poltrone, fu spazzata via da B.: che era, sì, il peggior cascame del craxismo, ma fu anche il più lesto a capire che l’asse destra-sinistra era stato soppiantato dall’asse vecchio-nuovo. Si travestì da nuovo e vinse.

Ora però è caduto anche il muro di Arcore. E quelli che stavano dall’altra parte s’illudono di raccattarne l’eredità. Senz’accorgersi che, senza più l’alibi e lo spauracchio dell’uomo nero che li ha tenuti in vita per vent’anni, hanno perso qualunque ragion d’essere.

Un giorno, in un raro lampo di lucidità, D’Alema definì la sinistra “una malattia accettabile solo grazie all’esistenza di questa destra”.

Infatti, ora che B. non c’è più, almeno sul proscenio, vengono a galla tutte le magagne del fronte opposto. E si comincia a capire che non tutti quelli che si opponevano a B. (o fingevano) lo facevano per motivi di principio: la questione morale anzi penale, la devastazione della Costituzione, il conflitto d’interessi, la posizione dominante sul mercato dei media, l’uso privato delle istituzioni. Ma solo perché B. stava “a destra” (peraltro a sua insaputa). Tant’è che, sulle questioni di principio, si sono sempre messi d’accordo con lui. E, anche se nessuno ci fa caso, da nove mesi il Pd è alleato del Pdl.

Le questioni di principio hanno interessato ristrette élite di politici, intellettuali, magistrati, giuristi e artisti affezionati ai valori liberali della Costituzione, dunque guardati con ostilità o sospetto dalle rispettive corporazioni. Esempio: la sgangherata campagna di B. contro le “toghe rosse”, cioè contro chiunque gli desse torto, ha impedito una seria riflessione sul collateralismo di parte della magistratura col maggior partito di sinistra, speculare a quello di altre correnti togate col centrodestra. Ora che crolla il cerone del Caimano, viene allo scoperto la faccia peggiore della sinistra, politica e giudiziaria.

L’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia investe politici di destra, centro e centrosinistra disturbando i compagni Napolitano e Violante? Subito il Pd e la stampa al seguito attaccano i pm di Palermo lasciati soli da B. E pazienza se quei pm appartengono a Magistratura democratica.

Anzi ieri la corrente – nata nel 1964 per difendere il diritto-dovere dei magistrati di parlare – ha emanato un documento di rara viltà, che spara su di loro senza neppure nominarli e pare scritto dal Tartufo di Molière.

Md premette che “da sempre rivendica l’opportunità della partecipazione dei magistrati al dibattito politico”. Ma, “con la stessa fermezza e vigore”, rivendica pure il contrario. Infatti accusa i pm di: “arrecare pregiudizio al lavoro giudiziario e all’immagine della giurisdizione”; “inaccettabile ricerca del consenso a indagini o processi”; “ricerca esasperata di esposizione mediatica con la sistematica partecipazione al dibattito”; “creare ‘verità’ preconfezionate che rischiano di influenzare le decisioni giudiziarie”.

Cioè, a condizionare i giudici penali e costituzionali non è il fuoco concentrico di Quirinale, governo, partiti, Anm, Csm, tv e stampa: sono un paio di pm che si permettono di rivendicare la correttezza del proprio lavoro e 150 mila lettori del Fatto che solidarizzano con loro.

Chissà che avrebbe scritto Md se gli attacchi fossero partiti da B.

Finalmente si chiarisce il vero significato di “Md”: Magistratura Dipende. Si spera che da questo vecchio carrozzone sopravvissuto al muro di Berlino, alla prima e alla seconda Repubblica, scendano i magistrati davvero imparziali. Che non conoscono destra o sinistra, ma solo l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.



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