venerdì 17 luglio 2026

Carovane





Il Consiglio superiore della magistratura ha scelto il nuovo procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, il “vice” della superprocura voluta proprio per arginare i sistemi di potere interni alla giurisdizione.

La nomina arriva al termine di una marcia lunga, fatta di rinvii che cambiano le carte in tavola in corsa e, soprattutto, di voti compatti di una precisa carovana di sinistra che ha prevalso sul fronte di destra. 


La carovana che vince, la carovana che perde

In plenum il risultato non è frutto di libere coscienze isolate, ma di colonne organizzate: Area, Magistratura Democratica e i segmenti “progressisti” convergono, mentre Magistratura Indipendente e i pezzi di destra giudiziaria restano minoranza e si dividono tra voto contrario e astensione. 
La maggioranza si forma dunque come coalizione politica di fatto, dove la “sinistra della giurisdizione” porta a casa il procuratore aggiunto della DNA, dimostrando che le correnti non sono più semplici associazioni culturali, ma vere e proprie carovane di voti, in grado di spostare la geografia del potere giudiziario. 

 Dal Testo Unico sulla dirigenza al Testo Unico sulla “diligenza”

Tutto avviene “in applicazione” del nuovo Testo Unico sulla dirigenza giudiziaria, nato per tradurre la riforma Cartabia in criteri di valutazione del merito, delle attitudini e dell’anzianità, con l’ambizione dichiarata di ridurre le influenze clientelari. 

In realtà il Testo Unico è diventato il regolamento d’officina della carovana: parametri elastici, pesi mutevoli, reinterpretazioni affidate ora al CSM, ora addirittura al Consiglio di Stato, che consentono ai gruppi di potere di decidere *chi* debba valere di più, non *cosa* valga di più. 


 La “diligenza” assaltata dai gruppi di potere

A questo punto chiamarlo Testo Unico sulla dirigenza è un atto di ingenuità: è diventato il Testo Unico sulla diligenza, la diligenza-cocchio su cui salgono e scendono le carovane correntizie dirette verso gli incarichi di vertice. 

Le norme non sono più un binario stabile, ma il carro da assaltare: sentenze, delibere, interpretazioni “creative” consentono agli stessi gruppi che a parole si dichiarano nemici del correntismo di prendere d’assalto il regolamento e piegarlo alle esigenze del momento, fino a far scomparire o riapparire candidati in corsa come bagagli spostati da una stazione all’altra. 

 Sinistra e destra nella giurisdizione: l’ennesimo bivio mancato

Le correnti “progressiste” rivendicano di aver difeso legalità e criteri oggettivi, le correnti di destra denunciano un ribaltamento di regole in itinere, ma entrambe restano pienamente dentro una logica di fronti contrapposti, dove l’appartenenza pesa più delle biografie giudiziarie reali. 

Nell’ennesima nomina, la carovana di sinistra ha vinto la partita della DNA, ma la giurisdizione nel suo complesso ha perso l’occasione di dimostrare che i procuratori aggiunti si scelgono per merito e indipendenza, non per appartenenza alle carovane che assaltano, di volta in volta, la diligenza del Testo Unico. 

Il CSM politico è la pesante eredità del NO al referendum  e al CSM politico consegue la targa politica impressa anche agli uffici giudiziari.  

Ora teniamocela.

0 commenti: