giovedì 4 febbraio 2021

L'urlo (nel silenzio)


Pochi giorni fa è stato pubblicato il libro che raccoglie parte delle confessioni del dott. Luca Palamara sul sistema che condiziona la vita professionale dei magistrati italiani e di cui egli ha fatto parte per anni.

Molti passaggi del libro appaiono inquietanti perché ricostruiscono con dovizia di particolari un sistema gravemente degenerato e pervasivo e raccontano episodi di malaffare in cui sono coinvolti magistrati che ricoprono incarichi di vertice.

L’opinione  pubblica ne è rimasta, a ragione, sconcertata.

Di fronte a tutto ciò la magistratura sta invece osservando un surreale ma assai eloquente silenzio: tace l’Associazione nazionale magistrati, tacciono la maggior parte delle correnti e tacciono quasi tutti i personaggi chiamati in causa dall’ex magistrato.

Alcuni di loro, trovando intollerabile un simile stato di cose, hanno deciso di rivolgersi pubblicamente a due dei magistrati con incarichi di vertice menzionati nel libro per avere da loro una doverosa presa di posizione sulle gravissime dichiarazioni che li riguardano.

Pubblichiamo di seguito la loro lettera. 

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A proposito delle dichiarazioni riguardanti i dott.ri Giovanni Salvi e Giuseppe Cascini

Secondo quanto riportato nel libro “Il Sistema”, in vendita da ieri, l’attuale procuratore generale della Cassazione, dott. Giovanni Salvi, in almeno due occasioni avrebbe incontrato in privato e su sua richiesta il dott. Luca Palamara, all’epoca componente del Csm, per caldeggiare la propria nomina a importantissimo incarico pubblico.

I fatti riferiti dal dott. Palamara sono narrati in maniera molto dettagliata e sono stati ribaditi ieri sera nella nota trasmissione “Porta a Porta”.

Ove veri, gettano un’ombra inquietante sia sui loro asseriti protagonisti che sulla sorprendente circolare dello stesso Procuratore Generale che “assolve” per principio chi raccomanda se stesso per incarichi pubblici e chi quella raccomandazione accetta.     

Nello stesso libro si attribuisce all’attuale componente del Csm, dott. Giuseppe Cascini, una indebita e pesante interferenza in un procedimento disciplinare a carico di un collega, compiuta quando il primo svolgeva le funzioni di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma.

Appare evidente che la gravità delle accuse rivolte pubblicamente e ora note a tutti e la rilevanza dei ruoli ricoperti nell’assetto costituzionale dai dottori Salvi e Cascini impongono loro di smentire in maniera convincente i fatti o dimettersi dalle cariche ricoperte.

Confidiamo che i dottori Salvi e Cascini sapranno scegliere una delle due alternative.

Lo devono alla Repubblica italiana alla quale hanno prestato, come noi, giuramento di fedeltà.

27 gennaio 2021

1.    Valeria Ardito (Procura Verona)

2.    Giuseppe Artino Innaria (Tribunale Catania)

3.    Corrado Ascoli  (Tribunale Ancona)

4.    Milena Balsamo (Corte di Cassazione)

5.    Sante Bascucci (Appello Torino)

6.    Francesco Bretone (Procura Bari)

7.    Cristina Carunchio (Procura Vicenza)

8.    Giuliano Castiglia (Tribunale Palermo)

9.    Natalia Ceccarelli (Appello Napoli)

10. Matteo Centini (Procura Piacenza)

11. Isabella Cesari (Ufficio di sorveglianza di Verona)

12. Claudio Curreli ((Procura Pistoia)

13. Antonio D’Alessio (Procura Napoli)

14. Enrico D’Alfonso (Tribunale di Firenze)

15. Edoardo D’Ambrosio (Tribunale Lecce)

16. Roberto D’Angelo (Procura Padova)

17. Donato D’Auria (Tribunale Pisa)

18. Erika Di Carlo (Tribunale Palermo)

19. Desirèe Digeronimo (Procura Roma)

20. Gabriele Di Maio (Appello Salerno)

21. Sergio Dini (Procura Padova)

22. Stefania Di Rienzo (Appello Bologna)

23. Claudia De Luca (Procura Napoli)

24. Laura Di Marco (Tribunale di Roma)

25. Davide Ercolani (Procura Rimini)

26. Anna Chiara Fasano (Procura Nocera Inferiore)

27. Giovanni Favi (Tribunale Torre Annunziata)

28. Silvana Ferriero (Appello Catanzaro)

29. Clementina Forleo (Tribunale Roma)

30. Antonella Frizilio (Tribunale di Ragusa)

31. Andrea Fusco (Procura Palermo)

32. Fabrizio Garofalo (Tribunale di Massa)

33. Giovanni Genovese (Tribunale Vicenza)

34. Gianfranco Gallo (Procura Roma)

35. Romano Gibboni (Tribunale Salerno)

36. Carmen Giuffrida (Esperto Nazionale Distaccato presso il Consiglio dell’Unione Europea)

37. Carlo Maria Grillo (magistrato in quiescenza)

38. Paolo Gubinelli (Procura Ancona)

39. Alberto Iannuzzi (Appello Potenza)

40. Consiglia Invitto (Appello Lecce)

41. Paolo Itri (Procura Napoli)

42. Giuseppe Laghezza (Tribunale di Pisa)

43. Augusto Lama (Tribunale di Massa)

44. Alberto Landolfi (magistrato di collegamento in Marocco)

45. Andrea Laurino (Procura Ancona)

46. Alessio Liberati (Tribunale Roma)

47. Felice Lima (Procura Generale Messina)

48. Cristina Lo Bue (Tribunale di Palermo)

49. Giuseppe Lo Presti (Tribunale Pozzo di Gotto)

50. Giulia Malaponte (Tribunale di Palermo)

51. Massimo Mannucci (Procura Livorno)

52. Marco Mansi (Procura Massa)

53. Pippo Marciante (magistrato in quiescenza)

54. Catello Maresca (Procura generale Napoli)

55. Ambrogio Marrone (Tribunale Bari)

56. Cesare Marziali (Appello Ancona)

57. Giulia Masci (Tribunale Cremona)

58. Lorenzo Matassa (Tribunale Palermo)

59. Anita Mele (Appello Salerno)

60. Giorgio Milillo (Procura Udine)

61. Fabrizio Minutoli (Tribunale di Palermo)

62. Andrea Mirenda (Ufficio di sorveglianza Verona)

63. Gigi Omar Modica (Tribunale di Modica)

64. Ida Moretti (Tribunale Benevento)

65. Paolo Moroni ((Tribunale Lecce)

66. Pietro Murano (Tribunale Pisa)

67. Agostino Nigro (Tribunale Napoli nord)

68. Ester Nocera (Procura Firenze)

69. Gabriella Nuzzi (Tribunale Napoli)

70. Grazia Omboni (magistrato in quiescenza)

71. Tino Palestra (magistrato in quiescenza)

72. Michela Palladino (Tribunale Avellino)

73. Salvatore Palmeri (Tribunale Siracusa)

74. Giovanni Paternoster (Appello Potenza)

75. Rocco Pavese (Appello Potenza)

76. Fabio Pilato (Tribunale Palermo)

77. Matteo Pistone ((Tribunale Savona)

78. Cristina Polenzani (Procura Generale Ancona)

79. Claudio Rastrelli (Procura Macerata)

80. Andrea Reale (Tribunale Ragusa)

81. Roberto Riggio (Tribunale Palermo)

82. Alfredo Robledo (magistrato in quiescenza)

83. Benedetto Roberti (Procura Padova)

84. Guido Salvini  (Tribunale di Milano)

85. Daniele Sansone (Procura Palermo)

86. Nicola Saracino (Appello Roma)

87. Stefano Sernia (Tribunale Lecce)

88. Maia Rosaria Sodano (magistrato in quiescenza)

89. Giorgia Spiri (Procura Palermo)

90. Elisabetta Stampacchia (Tribunale di Palermo)

91. Maura Stassano (Appello Lavoro Salerno)

92. Eugenia Tommasi di Vignano (Tribunale di Verona)

93. Anna Maria Torchia (Appello Catanzaro)

94. Sergio Mario Tosi (Tribunale Lecce)

95. Massimo Vaccari (Tribunale Verona)

96. Nicola Valletta  (Tribunale Chieti)

97. Luciano Varotti (Appello Bologna)


    


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Sono in pericolo?



Pochi giorni fa avevamo commentato in questo articolo - dal titolo "Siamo in pericolo?" - non senza preoccupazione, il disinvolto impiego delle chat palamariane al CSM.

Anche Luca Palamara se n'è lamentato, tramite i suoi legali a quanto pare. 
 
Oggi notiamo dal sito Web del CSM che la seduta del 27 gennaio 2021 è come se non fosse mai avvenuta, fantasma. 

Obscured! 

E' proprio vero che quando uno s'incasina è poi difficile venirne fuori.

Prima è stato reso sostanzialmente pubblico un atto che la Procura di Perugia aveva trasmesso al CSM per gli usi consentiti, magari non per pubblicarlo.

Ma il rimedio è forse peggiore del male.

Risulta negato l'accesso ai verbali di una seduta che è stata dichiarata pubblica. 


Della serie "non so se mi rendo conto di quello che faccio".

      

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Commissione Parlamentare d'inchiesta.





Negli atti ufficiali ricavabili dal sito della Camera dei Deputati risulta, ad oggi, solo la proposta dell'Onorevole Giachetti (Partito Radicale) di istituire una commissione parlamentare d'inchiesta.

Dalla stessa si comprende che la Commissione serve a consegnare al Popolo Italiano una verità dei misfatti della magistratura accertata da un potere diverso, com'è oggi imprescindibile. 

Chi si oppone non vuole sapere e non vuole che il Popolo sappia. 

Avranno le loro ragioni per prolungare la vita del "sistema". 
    

CAMERA DEI DEPUTATI

Doc. XXII, n. 48

PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE

d'iniziativa del deputato GIACHETTI

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su eventuali influenze illecite nel conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi della magistratura e nell'attribuzione di incarichi extragiudiziari

Presentata il 3 dicembre 2020

  Onorevoli Colleghi! – La presente proposta di inchiesta parlamentare, redatta dal Partito radicale, nasce a seguito della radiazione dall'ordine giudiziario del dottor Luca Palamara, già Presidente dell'Associazione nazionale magistrati (ANM) e membro del Consiglio superiore della magistratura (CSM), disposta il 9 ottobre scorso dalla sezione disciplinare del CSM, nonché delle precedenti dimissioni di sei membri togati dello stesso CSM, in conseguenza della pubblicazione di diversi messaggi e conversazioni acquisiti nell'ambito delle indagini pendenti presso la procura della Repubblica di Perugia nei confronti del dottor Palamara. Tale vicenda ha fatto emergere un quadro molto preoccupante che lascia intravedere un potere di condizionamento delle cosiddette «correnti» nei confronti di singoli magistrati, in aperto contrasto con il dettato costituzionale che li vuole sottoposti solo alla legge.


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martedì 2 febbraio 2021

Siamo in pericolo?



C'è da restare molto colpiti dall’interessante intervento di Massimo Vaccari dal titolo Il cortocircuito: Procuratore Generale versus Csm

Per almeno due  ordini di ragioni.

Il primo. 

Il CSM usa le chat palamariane liberamente, in seduta pubblica e senza porsi tanti scrupoli.
 
Erano quindi prive di fondamento le preoccupazioni che avevamo espresso, mesi or sono, circa la  pubblicazione delle chat di Luca Palamara.


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Screditati! Ovvero dell’indispensabilità della Commissione Parlamentare d’inchiesta.



 «Vedere fino a che punto la perdita di ossequio verso le regole può arrivare mette davanti agli occhi le macerie. E non è una bella sensazione. Se i fatti descritti in quel libro riguardassero altri consessi, si sarebbero immediatamente aperti procedimenti penali. L’appartenenza alla corporazione, se così la si vuol chiamare, suggerisce la sgradevolissima idea di poter assicurare un trattamento diverso. E non è una bella sensazione. È un altro colpo alla stabilità del sistema delle regole».
Giovanni Maria Flick



L’operazione “capro espiatorio” cucita addosso a Luca Palamara ha finalmente avuto la sorte meritata. 

Quella del sistema Palamara è la fandonia dell’epoca e gli italiani, ormai,  lo sanno.

Esce un libro che contiene un numero infinito di notizie di reato con tanto di nomi e cognomi ed a sorprendere non è il mancato avvio ma la mancata chiusura di indagini penali  col rinvio a giudizio di molti. 

Del resto i procuratori della repubblica del “sistema” -  stando alla rappresentazione  che ne emerge dall’intervista di Luca Palamara -  sono la spina dorsale e nessuno compie con facilità azioni suicide. 


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lunedì 1 febbraio 2021

Il cortocircuito: Procuratore Generale versus Csm


di Massimo Vaccari - Magistrato

Domenica sera  poche ore prima che l’ex “signore delle nomine” Luca Palamara fosse ospite di un talk show televisivo, il gruppo consiliare di Area (la corrente di sinistra della magistratura) ha diffuso sulle mailing list dei magistrati uno dei suoi periodici resoconti delle attività del Consiglio Superiore della Magistratura.

In esso si dà conto anche di una recentissima delibera consiliare che risulta di notevole interesse perché, a quanto consta, è la prima nella quale l’organo di autogoverno esamina le chat dell’ex presidente dell’Anm, acquisite nel corso dell’indagine penale a suo carico, ai fini del conferimento di un ufficio direttivo.

Secondo quanto esposto nel resoconto si trattava della rivalutazione della posizione dei candidati alla nomina del Procuratore Aggiunto di Salerno, a seguito di annullamento da parte del giudice amministrativo di una precedente delibera del Csm.

In sede di rivalutazione della pratica uno dei componenti della quinta commissione (quella che si occupa del conferimento degli incarichi direttivi), appartenente al succitato gruppo consiliare, aveva chiesto di acquisire al procedimento, come elemento nuovo, la messaggistica intercorsa tra il candidato vittorioso al Tar e il dott. Palamara negli anni 2017 e 2018 e di procedere alla audizione dell’interessato ai sensi dell’articolo 36 del Testo Unico sulla dirigenza.


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Le nostre tesi in sede istituzionale.



E' la prima volta.

Confidiamo non l'ultima. 

Sopra il video e qui sotto il testo del discorso del Procuratore Generale dott. Roberto Saieva all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Catania.    



ps: per chi naviga da mobile ecco il link al video. 




CORTE di APPELLO di CATANIA


INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2021

 

Assemblea generale della Corte del 30 gennaio 2021


Intervento del Procuratore Generale

 

Roberto Saieva


Signor Presidente, illustri rappresentanti del Consiglio Superiore della Magistratura e dell’Onorevole Ministro della Giustizia, Autorità civili, militari e religiose, rappresentanti del libero Foro

 L’anno trascorso rimarrà impresso nella memoria di tutti noi come l’anno – o, meglio, il primo degli anni – della pandemia da virus COVID-19.

 Nella memoria dei magistrati, però, sarà anche l’anno in cui la diffusione di ulteriori atti della nota indagine condotta dai pubblici ministeri di Perugia nei confronti di un ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura ha rivelato come lo scenario in una prima fase emerso dall’indagine coinvolgesse un numero di magistrati assai più consistente ed ambienti giudiziari assai più vasti di quel che si poteva ritenere.


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domenica 31 gennaio 2021

La magistratura ha perso credibilità



Il punto della situazione (non bella) in un'intervista a Giuliano Castiglia.



"Abbiamo deciso di scrivere la lettera appello perché pensiamo che in un ruolo in cui si trovano i due colleghi non ci possono essere ombre. Ma non è un'accusa alle persone, è un problema di salvaguardia dell'istituzione". Così, in una intervista esclusiva all'Adnkronos, il gip di Palermo Giuliano Castiglia, componente del Comitato direttivo centrale dell'Anm, spiega la decisione di firmare, con altri 50 colleghi magistrati, una lettera in cui viene chiesto al Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi e al togato del Csm Giuseppe Cascini, di "smentire in modo convincente" il racconto di Luca Palamara. Nel libro 'Il Sistema', scritto con il giornalista Alessandro Sallusti, l'ex potente Presidente dell'Anm, ricorda diversi incontri privati di Salvi e Cascini. In particolare nella lettera dei magistrati si fa riferimento a un incontro di Palamara con Salvi nel corso del quale il Procuratore della Cassazione avrebbe "caldeggiato la sua nomina a un importante incarico pubblico". Mentre quando parlano di Cascini i magistrati fanno riferimento a una "pesante e indebita interferenza in un procedimento disciplinare a carico di un collega", cioè Henry Woodcock.


Tra i firmatari spiccano i nomi di Clementina Forleo, gip di Roma, Gabriella Nuzzi, giudice del Riesame di Napoli, il sostituto procuratore generale di Messina Felice Lima, il pm di Bari Francesco Bretone, il gip di Ragusa Andrea Reale. "Io non lo so se sono vere - e spero ovviamente che non lo siano - ma è chiaro che queste notizie creano una situazione di imbarazzo che pensiamo vada risolta. E va risolta con una adeguata e convincente smentita di queste notizie, che rassereni la situazione. E' un problema di credibilità delle istituzioni - dice Giuliano Castiglia - Siamo di fronte a magistrati che sostanzialmente gestiscono, chi in parte e chi, sotto il profilo disciplinare in toto, l'amministrazione di 8.000 magistrati e quindi indirettamente condizionano tutta la gestione amministrativa dell'ordinamento giudiziario. E sono ruoli su cui non ci possono essere cadute di credibilità di questo genere. I colleghi che hanno questo ruolo devono essere credibili al 100 per cento".


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venerdì 29 gennaio 2021

Mentire e smentire.



La vita gioca talvolta degli scherzi lessicali. 
E quindi una "e" che diventa "contro" è capace di riscrivere la cronaca degli ultimi lustri.

Cascini e Palamara, Palamara e Cascini: due magistrati, due amici, che hanno guidato per anni l'uno affianco all'altro l'Associazione Nazionale Magistrati e poi, come in una staffetta, si sono succeduti anche al Consiglio Superiore della Magistratura ove attualmente siede il dott. Giuseppe Cascini. 

Ebbene oggi i due sono "contro". 

Tutto nasce dalle rivelazioni contenute nel libro "Il Sistema" secondo le quali il dott. Cascini avrebbe avvertito l'allora consigliere superiore Palamara che, per via di intercettazioni scottanti in possesso del dott. Woodcock, sarebbe stato meglio lasciar celebrare il processo disciplinare a suo carico dal nuovo Consiglio Superiore della Magistratura che sarebbe subentrato di lì a poco. 

E' un fatto che ciò si è puntualmente verificato (cioè il disciplinare al dott. Woodcock è stato celebrato dinanzi al nuovo CSM). 

Il dott. Cascini ha smentito le affermazioni del suo (ex) amico  con dichiarazioni che non fugano tutte le perplessità, come segnalato dal dott. Felice Lima che gli ha mosso alcune obiezioni. 

Eccole. 

******* 

Dottor Giuseppe Cascini,
rispondo al suo “comunicato” (che riporto qui sotto) con un certo imbarazzo, perché mi dispiace di dovere essere sempre io a ricordarle quale incarico lei ricopra e quali doveri questo comporti.

Mi scusi. Magari io sarò “troppo esigente”, ma lei certo provoca costantemente con il suo comportamento e le sue parole. E questo suo comunicato è un autentico oltraggio alla intelligenza dei lettori e un ulteriore grave vulnus all’immagine dell’ufficio che lei ricopre.


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giovedì 28 gennaio 2021

Il cecchinaggio.



Al cecchinaggio è dedicato un capitolo de "Il Sistema", libro intervista  di Luca Palalmara e Alessandro Sallusti che proprio in queste ore sta scuotendo il “palazzo”.

In cosa consiste?  

La vita dei magistrati, contrariamente a quanto vorrebbe la Costituzione, non è regolata “soltanto” dalla legge. 

Vi sono le mille  “circolari” adottate dal Consiglio Superiore della Magistratura   le quali, anziché limitarsi a porre norme di dettaglio che meglio specifichino quelle di rango legislativo, ne introducono di nuove ed autonome che “condizionano”  ogni aspetto della vita professionale di un togato.  

Uso volutamente il termine “condizionano” perché quella è la loro vera funzione. 

Spesso introducono una regola che immancabilmente s’accompagna alla possibilità di derogarvi quando il CSM,  in concreto e dopo le sue valutazioni discrezionali, lo ritenga opportuno


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mercoledì 27 gennaio 2021

Dall'autopromozione all'autoassoluzione?

di Carmen Giuffrida - Magistrato 



Siamo tre correnti e ci sono tre nomine da fare, Roma, Napoli e Milano. E' semplice: una a me, una a te e uno a lui. Indipendentemente dalle forze e dai nomi in  campo. E infatti passano Alfonso per Magistratura Indipendente, Riello per Unicost e Salvi per Area.

E' così semplice che,  tanto sulle  mailing list territoriali e nazionali quanto su questo blog, alcuni di noi lo hanno ripetutamente denunciato. Eppure le nostre voci sono rimaste inascoltate. 

Oggi, questa spartizione correntizia fatta a tavolino ce la racconta personalmente nell'intervista  a Sallusti uno dei suoi indiscussi protagonisti: Luca Palamara, primo magistrato consigliere del CSM radiato dalla magistratura.

Ma la nostra domanda rimane: è proprio lui, Palamara, colui che, crocifisso, consentirà alla magistratura di espiare tutti i peccati e poi risorgerà chissà  riciclandosi in politica (o magari in letteratura)? O si tratta piuttosto di un barabba che sulla croce espia solo i suoi propri peccati mentre tanti altri barabba sono ancora in giro a peccare?

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Ricatto, vendetta o verità?





Ieri sera Matteo Salvini ha fatto riferimento al libro "Il sistema" dicendosi preoccupato dalle rivelazioni in esso contenute.

Immediata la riposta del conduttore che sembrava averla già pronta: "eh, ma se lo diceva prima, ormai è stato espulso" (più o meno, c'è il video qui sopra).   

Ebbene il giornalismo anglosassone, a fronte di un fatto, s'interroga se questo sia vero o sia falso.

Il giornalismo italiano, ad essere indulgenti "svogliato", si chiede se quel fatto sia ... "credibile"!

Cioè non interessa se il fatto sia vero,  quando si abbiano "motivi" per screditare la fonte di una notizia. 

Nell'ascoltare il conduttore ieri sera si è avvertita la sensazione che il "sistema" abbia già predisposto la sua strategia difensiva per resistere all'uragano che di qui a poche ore dovrebbe investirlo.          

Ma si rivela stratagemma di scarso valore.  


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martedì 26 gennaio 2021

Il Sistema


di Nicola Saracino - Magistrato 


"C’è di tutto ma non c’è tutto". 

Risuona nella mente quanto Luca Palamara dice al suo discreto,  e quasi trasparente,   intervistatore Alessandro Sallusti. 

L’ovvio riferimento è al contenuto delle comunicazioni captate dal trojan inoculato nello smartphone dell’ex consigliere superiore per alcune, assai dense, settimane.

Da quelle conversazioni emerge uno spaccato,  per nulla rassicurante, della magistratura italica, tanto pudica in pubblico quanto sguaiata e volgare al suo interno.     

Nelle ultime pagine del libro un’utile “rubrica” con centinaia di nomi (anche quello del recensore)  che guidano un  lettore che sia mosso da sbrigativa curiosità nella ricerca di specifici episodi e persone. 

E’ l’aspetto pruriginoso, probabilmente quello che rappresenterà per molti la più immediata spinta all’acquisto del “saggio”. 

Perché, alla fine,  di un vero e proprio saggio si tratta e questo è il vero merito del testo. 


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domenica 24 gennaio 2021

L'epoca della scorrettezza.

 
di Nicola Saracino- Magistrato 
 

Ci siamo occupati della materia delle sanzioni disciplinari dei magistrati in modo piuttosto approfondito  non soltanto raccontando i processi che maggiormente hanno evidenziato il pericolo del loro uso strumentale per ostacolare inchieste “scomode” (solo di conseguenza scomodi i loro autori).
  
Abbiamo analizzato la materia anche per il profilo teorico e questo sin dall’introduzione della riforma Mastella del 2006, quella ampiamente concordata proprio con i magistrati attraverso la loro associazione (ANM) e quindi frutto di un compromesso al ribasso col quale la politica che apparentemente aspirava ad una maggiore qualità della giurisdizione ha finito per assecondare la consegna della magistratura alle correnti e quindi il carrierismo e la politicizzazione, condotti all’estremo.

Le chat palamariane non sono che la “conseguenza” di quelle scellerate scelte. 

Dal punto di vista teorico siamo stati forse i primi e gli unici a sconfessare gli intenti dichiarati di quella riforma, i suoi due capisaldi, autentiche bufale.

La prima. 

Obbligatorietà dell’azione disciplinare contro i magistrati. Ma quando mai? La Procura Generale della Cassazione, titolare della relativa iniziativa, può “cestinare” in piena autonomia e senza alcun controllo neutrale gli esposti contro i magistrati.  Di quei fatti nessuno ne saprà mai nulla perché anche l’accesso agli atti risulta, di fatto, impresa alquanto improba. 

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sabato 23 gennaio 2021

Servi della legge ma senza padroni, né esterni né interni.





Ieri 22 gennaio Andrea Reale è stato ospite della trasmissione Fatti e misfatti.
 Ha parlato in maniera chiara, diretta ed efficace di sorteggio temperato, quale metodo di elezione dei consiglieri superiori (in termini semplici: si sorteggia tra i magistrati con una certa anzianità un numero multiplo di candidati rispetto ai posti da coprire e tra essi si svolge l’elezione).

Si tratta di un rimedio a costo zero, che a Costituzione invariata farebbe venir meno il terreno sotto i piedi delle correnti della magistratura, per quello che oggi sono diventate, vale a dire meri centri di potere, consentendo loro di tornare ad essere fucina di idee sulla giurisdizione. In tal modo, infatti, nessuno avrebbe la certezza di essere designato dai gruppi associati e, dunque, nessuno più si assocerebbe con il recondito fine di prepararsi la strada per la candidatura al CSM, che è quasi sempre una designazione dei vertici delle correnti, che comporta all’evidenza un dovere di riconoscenza verso i capi, circostanza questa che impedisce poi l’indipendente esercizio della giurisdizione.

Il problema più grande che oggi esiste in magistratura, infatti, non è tanto quello della indipendenza esterna, della indipendenza cioè dagli altri poteri dello Stato, per dirla in altre parole, dalla politica ufficiale, quanto l'indipendenza interna, che è condizionata fortemente da quelle associazioni di privati che sono le correnti.

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venerdì 22 gennaio 2021

I misfatti spiegati coi fatti.


 

Il giudice Andrea Reale racconta i misfatti della magistratura a Fatti e misfatti, la trasmissione di TGcom24  di Paolo Liguori.  

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giovedì 21 gennaio 2021

Legiferare informati - 2



Il dott. Francesco Bretone, sostituto procuratore generale a Bari, chiarisce che le correnti riescono sempre a trovare l'inganno. Non bastano palliativi sulla legge elettorale   del CSM. Serve il sorteggio.
Ed il disciplinare in mano a gruppi di potere è pericolosissimo.  

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Legiferare informati -1


 Pubblichiamo la registrazione dell'audizione parlamentare del collega Andrea Mirenda, magistrato di sorveglianza a Verona.

 Il Parlamento finalmente sa,  dalla viva voce  di magistrati non inseriti nel sistema delle correnti.  

  


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Il capriccio di ripensarci.



Il  Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso nella giornata di ieri di porre nel nulla la delibera che aveva penalizzato la dottoressa Gabriella Nuzzi. 

Quella che in sostanza aveva dato ingresso all’odiosa figura dell’ergastolo disciplinare

La dottoressa Nuzzi aveva già fatto notificare al CSM  un ricorso presentato al giudice amministrativo e la delibera adottata in “autotutela“ dal CSM ne dà espressamente conto, così ancorando al contenzioso annunciato l’opportunità, anzi la doverosità, dell’annullamento  di un atto difficilmente difendibile in sede giurisdizionale.
 
Si registrano, tuttavia, voci di singoli esponenti del CSM che si sono espressi in termini dissonanti rispetto alla posizione ufficiale e formale dell'organo collegiale.

Salvo smentite si può leggere (fonte ADN Kronos): “Astenuto il laico Cavanna che ha definito  ''singolare'' che si debba deliberare su una pratica alla luce delle  ''reazioni in chat e mailing list dei magistrati'' a commento dalla  decisione del Csm adottata a dicembre: ''Per motivi di principio non   posso accettare che le decisioni del Csm possano essere condizionate   da fattori esterni, o che non si possa decidere discostandosi dai  propri precedenti''.


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mercoledì 20 gennaio 2021

Abnormità per abnormità: ostendere o occultare?


 
Sono giorni nei quali riemerge l’accanimento del CSM contro la collega Gabriella Nuzzi e quindi rivivono le vicende che più di dieci anni or sono condussero alla decapitazione della Procura della Repubblica di Salerno. 
 
 Questo blog è una sorta di bacheca storica su quei fatti e chi ne ha voglia può farsene un’idea in questa sezione del sito. 

 In soldoni,  tra i principali addebiti mossi ai PM salernitani vi era quello di avere “osteso” nella motivazione, ritenuta sovrabbondante,  di un provvedimento di sequestro fatti e nomi di persone che secondo il CSM di Nicola Mancino  ed anche secondo l’ANM di Cascini e Palamara non erano rilevanti ai fini processuali.
 
 Quel decreto di sequestro  - i cui autori pagarono caramente sul piano disciplinare tanto da sopportarne ancor oggi le conseguenze – superò ogni vaglio nei gradi di impugnazione processuali ed era, dunque, legittimo. 

 Molti dei nomi citati nel provvedimento di sequestro sono poi riapparsi in successive vicende di cronaca giudiziaria, talvolta legate al mondo massonico.

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lunedì 18 gennaio 2021

Tensione morale



Spesso la virtù incute timore. 
Consci di non esserne all'altezza la dileggiamo, la sminuiamo, aggredendo le persone che ne sono portatrici.  
Specialmente quando pensiamo di averla avvicinata ma la virtù, guardandoci dritto negli occhi, ci volta la schiena. 

Scorge una realtà diversa da quella che noi vorremo vedesse. 

Pubblichiamo la lettera del maggio 2020 con la quale la dottoressa Gabriella Nuzzi (insieme ad altre colleghe) ha rinunciato ad essere candidata alle elezioni del Consiglio Giudiziario di Napoli, sia pure da indipendente, nelle liste di Area Democratica per la Giustizia.




Al Coordinamento Distrettuale Area DG  Napoli

Alcuni mesi orsono, abbiamo accettato la proposta di Area DG Napoli di partecipare, come candidate, alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Giudiziario nel distretto.

Abbiamo accettato la proposta di candidarci per il desiderio di realizzare insieme, con iniziative concrete, un progetto di rinnovamento dell’organizzazione giudiziaria, libera da logiche corporative e clientelari, progetto di cui Area DG sembrava rendersi promotrice.


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domenica 17 gennaio 2021

A che ora, figliolo? I minuti contano ...




 Il 2 dicembre scorso il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura - dovendo pronunciarsi sui piani di tirocinio dei MOT (i magistrati che, appena assunti, sono affidati alla guida di colleghi più esperti, che devono formarli professionalmente) in servizio nel distretto di Corte di appello di Napoli -, su proposta della VI Commissione, ha adottato una delibera che, prendendo atto della nomina dei magistrati affidatari nominati dal Consiglio giudiziario partenopeo, ha invitato l’organo di autogoverno locale a non affidare più in futuro magistrati in tirocinio alla dott.ssa Gabriella Nuzzi, in quanto raggiunta in passato (si badi, nel 2009) da una sanzione disciplinare.

Il caso è noto: la dott.ssa Nuzzi fu trasferita d’ufficio ad altra sede e ad altre funzioni, unitamente ad altro collega della Procura della Repubblica di Salerno, perché furono accusati di aver emesso un decreto di sequestro troppo lungo e troppo motivato nell’ambito di una inchiesta per gravi reati (corruzione in atti giudiziari, abuso di ufficio, falso ideologico ed altro) che coinvolgeva magistrati del distretto di Catanzaro.

  Dopo diversi anni nei quali ha svolto funzioni giudicanti la dott.ssa Nuzzi è tornata nella sua città, Napoli, dove dal 2013 (dunque, non da ieri) ad oggi si è occupata della formazione dei giovani magistrati in tirocinio, con risultati all’evidenza più che positivi, sol che si consideri che nel 2018 fu nominata magistrato collaboratore del Consiglio giudiziario (cioè magistrato che addirittura organizza il tirocinio dei MOT).


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La toppa ed il buco



La vicenda della “raccomandazione” in odio a Gabriella Nuzzi  ha suscitato dibattito tra i magistrati vivo a tal punto da determinare una spiegazione ulteriore  della singolare delibera,  riconoscendo così i suoi stessi autori che le  motivazioni espresse erano alquanto carenti.
 
Raccomandazione in odio perché, come insegna la Procura Generale della Cassazione,  sono legittime le raccomandazioni buone,  quelle che esaltano il raccomandato  e ci sono poi le  raccomandazioni cattive, quelle che gettando cattiva luce sui colleghi,  andrebbero invece punite.
 
Ebbene a colmare la cripticità di quella delibera sono intervenuti i consiglieri superiori di Area Democratica per la Giustizia che l’avevano sostenuta in blocco, monoliticamente, convintamente. 

Vediamo perché l'avevano votata e promossa.


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sabato 16 gennaio 2021

L'ergastolo disciplinare




Coloro che seguono il blog da molti anni sanno che uno dei temi maggiormente seguiti è stato ed è quello dell’uso del processo disciplinare nei confronti dei magistrati, disciplinare troppo spesso mezzo per ostacolare i processi piuttosto che per sanzionare condotte effettivamente sbagliate e meritevoli di sanzione. 

E’ quindi ormai catalogabile come “storia” del blog Uguale per tutti l’impegno nelle vicende, assai risalenti nel tempo, di Luigi De Magistris e, subito dopo, della bufala della “guerra tra le procure di Salerno e di Catanzaro”. 

Quest’ultima determinò la decapitazione della procura della Repubblica salernitana ed il trasferimento disciplinare dei dottori Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani. 

IL CSM, condizionato da indebiti interventi del Presidente della Repubblica di allora Giorgio Napolitano e dell’Associazione Nazionale Magistrati  - capeggiata all’epoca da Luca Palamara e da Giuseppe Cascini – operò come un plotone di esecuzione di ordini dall’alto. 


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giovedì 14 gennaio 2021

Segnalazione di merito




Operatore ecologico (= netturbino). 

Collaboratore scolastico (= bidello).

Addetto alle vendite (= commesso).

Assistente alla persona (= badante).

Cambiare il nome delle cose non cambia le cose. 

La segnalazione di merito è la raccomandazione e sta per essere sdoganata dal Consiglio Superiore della Magistratura quale pratica comune tra magistrati.

Sulla falsariga dell’editto della Procura Generale della Cassazione, si afferma in sostanza che penalizzare un candidato sminuendone il valore non è condotta  dagli identici effetti pratici della magnificazione del concorrente.
 
Detto  con franchezza,  sta per passare una castroneria di questo genere: se dico Tizio è migliore di Caio sto compiendo un’opera meritoria di supporto all’autorità che ha il potere di scelta; se invece dico Caio è peggiore di Tizio sto commettendo una scorrettezza sanzionabile.
 
Ma secondo logica le due affermazioni pari sono, dicono la stessa cosa.

La realtà le vede entrambe illecite perché un concorso si decide sulla sola base degli atti del procedimento e  non sul vociare degli estranei. 

Può allora concludersi che il Consiglio Superiore della Magistratura si autocertifica quale  collettore di “segnalazioni di merito” ed è  quindi il principale e consapevole artefice di raccomandopoli. 

Non era colpa di Palamara. 

 


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martedì 12 gennaio 2021

Professori e somari.




Il “sistema Palamara” lo avevano chiamato.
 
Come se da solo fosse capace di “violentare” gli indifesi colleghi del CSM,  imponendo loro la logica spartitoria che da decenni è la cifra che ne distingue l’operato. 

Uno a me, uno a te ed uno a lui. 

E non rompete le scatole con la motivazione delle nostre scelte che è ormai un’attività tanto faticosa quanto inutile ed ipocrita. 

Se qualcuno dovesse scandalizzarsi non se la prenda con questo blog.  

Che la motivazione sia un’autentica rottura di balle lo dice proprio la difesa del  CSM nel giudizio avente ad oggetto una delibera di straordinaria importanza, quella che doveva “selezionare” i magistrati cui affidare la gestione della Scuola della Magistratura.


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lunedì 28 dicembre 2020

Prima gli italiani no. Prima i magistrati si.


di Nicola Saracino - Magistrato 
 


Il 27 dicembre si è tenuta la riunione del “governo”  dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) ed il relativo verbale riporta la preoccupazione per non essere stati i togati inseriti espressamente nell’elenco delle categorie alle quali dispensare il vaccino con priorità rispetto agli altri cittadini. 

E’ senz’altro vero che l’attività di udienza svolta in presenza è foriera di rischio di contagio. Ma non è certo l’unica attività esposta e quindi le prime indicazioni sui destinatari del vaccino non potevano prevedere tutte le categorie di lavoratori. 

Sta di fatto che nel verbale della GEC (Giunta Esecutiva Centrale dell’ANM, sigla alquanto minacciosa) si legge: “La Giunta discute sulla situazione di emergenza sanitaria e sull’impatto della pandemia sul settore giustizia e, avendo appreso dell’avvio della campagna di vaccinazione, delibera di assumere iniziative formali con il Ministero della Salute e il Ministro della Giustizia ai fini dell’inserimento del personale della giustizia tra le categorie prioritarie come da separata comunicazione allegata al presente verbale.”. 


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lunedì 21 dicembre 2020

Il bue e l'asino.





No. Non si parla di Presepe.

A Catania è stato chiesto il rinvio a giudizio per reati molto gravi (associazione per delinquere, falso ideologico e materiale, abuso d’ufficio ed altro) di molti soggetti del mondo universitario accusati di aver creato un “sistema” volto alla spartizione delle nomine ad incarichi piuttosto ambiti. A questo link può leggersi la notizia

Chi segue il Blog è a conoscenza che le chat del dott. Luca Palamara (sequestrate a Perugia e quindi non pubblicabili per intero pena la commissione di un reato) hanno mostrato che la magistratura è organizzata come e meglio degli universitari catanesi.  

C’è quindi da aspettarsi che la difesa invochi la scriminante della “somiglianza”: abbiamo le stesse corna! 


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martedì 15 dicembre 2020

Sul controllo ministeriale dei giudici italiani



ArticoloCentouno

Condividiamo in pieno la presa di posizione di Magistratura Democratica sul c.d. caso Brescia.

Il contenuto della smentita dell’avvio di un’indagine su quanto accaduto non solo non convince per la sua inspiegabile tardività ma suscita ulteriori gravi perplessità e interrogativi.

Perché mai una fisiologica decisione assolutoria, vieppiù in pendenza del termine per la motivazione, dovrebbe essere trasmessa quale “notizia agli uffici competenti”? E quali sarebbero questi uffici? E quali “valutazioni” e “accertamenti” sarebbero chiamati a compiere? E quale sarebbe la richiamata “prassi” in base alla quale tutto ciò accade? Esistono atti – circolari, direttive, risoluzioni… – in materia?

E, su altro versante, resta senza risposta l’interrogativo enormemente preoccupante sul perché – come si legge sul sito del Corriere della Sera – “dai giudici bresciani è arrivata una nota ufficiale che precisa i perché dell’assoluzione”.

Qualcuno gliel’ha richiesta? Chi? E perché?

Il caso riflette chiaramente che la cultura dell’indipendenza della giurisdizione è sempre più deficitaria nella classe dirigente politica e magistratuale.

Al contempo, esso impone con sempre maggiore urgenza la necessità di rimuovere le cause di tale deficit culturale e di adottare, superando gli sterili proclami, iniziative idonee a tutelare effettivamente l’indipendente esercizio della giurisdizione.

Occorre, tra l’altro, valorizzare al massimo il ruolo sindacale dell’A.N.M. secondo quanto specificamente previsto dall’art. 2 dello Statuto dell’Associazione (tutelare gli interessi morali ed economici dei magistrati, il prestigio ed il rispetto della funzione giudiziaria), arginare la deriva delle nomine fiduciarie di magistrati nelle più varie collocazioni fuori ruolo (inevitabilmente foriere di un’inaccettabile commistione di interessi), chiudere le porte girevoli fra magistratura e politica.


Maria Angioni, Giuliano Castiglia, Ida Moretti e Andrea Reale
Componenti del Comitato direttivo centrale dell’ANM
 

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lunedì 14 dicembre 2020

Psicanalisi ministeriale 2, la smentita (o il ripensamento?).


di Nicola Saracino - Magistrato 

Si era dato conto della singolare ed inopportuna iniziativa del Ministro in questo articolo

Si apprende che, in effetti, l'iniziativa era talmente stralunata da non poter essere vera, lo si ricava da questa nota diffusa domenica:  

"AdnKronos

Pubblicato il: 13/12/2020 14:46 
"Per fare chiarezza circa le iniziative assunte in relazione alla sentenza della Corte di Assise di Brescia, il Ministero della Giustizia precisa che non è stata avviata alcuna ispezione né indagine esplorativa, come da alcuni organi di stampa erroneamente riferito in questi giorni. Né potrebbe essere diversamente, dal momento che le motivazioni della sentenza non sono ancora state rese note". E' quanto si legge in una nota del Ministero della Giustizia in merito alla sentenza della corte d'Assise di Brescia che ha assolto un uomo che aveva ucciso la moglie. 
"Come da prassi, vi è stata una mera trasmissione della notizia agli uffici competenti per le valutazioni e gli eventuali accertamenti del caso" conclude la nota.". 


Quindi qualche burlone aveva diffuso falsamente la notizia di ispezioni o comunque accertamenti ministeriali, riportata dalle maggiori testate nazionali che si sono comportate da creduloni.     

Ed a Brescia si sono preoccupati più del necessario.

Tanto che il Presidente della Corte d'Assise ha, del tutto inusualmente, "dovuto" anticipare una spiegazione pubblica della sentenza, spiegazione che la legge rimette esclusivamente alla motivazione che si deposita in un termine ben più ampio dei pochi giorni necessari per tranquilizzare gli apprensivi.

Il procedimento decisionale ha cioè subito un'evidente deviazione del suo corso legale, non essendo previsto che il giudice "parli" tra la lettura del dispositivo ed il deposito della motivazione.    

Ma se il Ministro non è stato, qualcun altro ha sollecitato il comunicato stampa della Corte d'Assise di Brescia? 

Perchè il famoso detto latino ammonisce che la giustificazione non richiesta equivale ad una esplicita autoaccusa.    

C'è da sperare che l'esigenza di anticipare quella sorta di "indice" della motivazione non sia dipesa dal mero annuncio - poi rivelatosi un fake - delle temute ispezioni ministeriali; non sarebbe serio e denoterebbe un atteggiamento di eccessiva sudditanza psicologica dei giudici rispetto ai desideri ed alle sensibilità ministeriali. 

Pertanto, o ci troviamo al cospetto dell'ennesimo ripensamento del ministro Bonafede (sempre dilaniato dal dubbio, Di Matteo sì/ Di Matteo no, sorteggio del CSM sì/sorteggio no) oppure si è di fronte ad una severa emotività degli uffici giudiziari bresciani.  

Nell'attesa che nei prossimi giorni venga chiarita l'origine della nota diffusa dal Presidente della Corte d'Assise bresciana, resta tuttavia da segnalare, non senza stupore, che secondo il Ministro esiste una sorta di polizia interna al suo ministero che "per prassi" trasmette le notizie delle decisioni dei giudici italiani "agli uffici competenti per le valutazioni e gli eventuali accertamenti del caso". 

Potrebbe essere più chiaro, signor Ministro? Esibisca regolamenti e circolari che disciplinano l'attività di questa sua polizia interna, per favore.   

    

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domenica 13 dicembre 2020

L'Anm che non c'è

di Mario Fiorentino - Magistrato


L’inerzia dimostrata dalla Giunta nazionale dell’Anm in occasione dei recenti fatti di Brescia, a seguito della c.d. sentenza “Gozzini”, svela plasticamente un dato ormai chiaro:

l’Anm - intesa quale associazione che statutariamente dovrebbe perseguire la tutela dell’indipendenza dei magistrati e la loro dignità, in funzione dell’indipendenza dei giudizi e della credibilità dell’Istituzione - non c’è.

Il fatto in sé – la notizia, non smentita, di ispezioni o accertamenti da parte del Sig. Ministro dopo la lettura di un dispositivo di assoluzione, con tutto ciò che ne è conseguito in termini di richieste di chiarimenti da parte dei capi dei rispettivi uffici nei riguardi del collegio interessato, tenuto a giustificarsi anzitempo, prima del deposito delle motivazioni  – è rilevante, poiché, oltre al caso specifico, e a prescindere dai migliori intenti del Sig. Ministro, potrebbe produrre per il futuro un effetto potenzialmente intimidatorio (o comunque un condizionamento) nei riguardi di tutti i giudici, in specie laddove essi affrontino casi delicati, che si possono prestare a facili strumentalizzazioni, anche da parte dei politici.


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venerdì 11 dicembre 2020

Psicanalisi ministeriale.


di Nicola Saracino - Magistrato 

Che un Ministro si allarmi per le notizie date al TG ci può stare. 

Ma che pretenda di conoscere le motivazioni di una sentenza prima ancora che questa sia stata depositata è il segno dei tempi, dolosamente confusionari.

Al diavolo la separazione dei poteri e con essa la serenità del giudizio. 

La prossima volta il Signor Ministro farebbe bene ad inviare i suoi ispettori ancor prima della lettura del dispositivo. 

Ma procediamo con ordine. 

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giovedì 10 dicembre 2020

Opposizione solitaria al correntismo unitario.



L’immagine di sé che l’ANM sta tentando di offrire all’esterno, con la complicità di alcune testate giornalistiche, spaccia l’ingannevole “unitarietà” del sentire dei magistrati italiani, a ridosso delle ultime elezioni di poche settimane or sono. 

L’accordo fatto dalle quattro correnti trascura incredibilmente tutte le emergenze che dovrebbero essere trattate come tali, prima tra tutte la questione immorale, squarciata dalla doppia ipocrisia del caso Palamara che ha denudato la lottizzazione correntizia eretta a regola della vita magistratuale, coperta con la foglia di fico della punizione di un solo responsabile. 

Il sistema, granitico, delle correnti ha determinato il mutamento genetico di molti giovani magistrati,  attenti solo alla “carriera” comprata con l’asservimento ai centri di potere politico-correntizi. Magistrati, una categoria di fessi messi nel sacco da Mastella che ha sguinzagliato gli arrivisti con la toga,  disseminando il panico tra gli accaparratori di voti.

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domenica 6 dicembre 2020

Le correnti sono unite, i magistrati no.



Dopo un parto travagliato solo ieri l’associazione nazionale magistrati è riuscita a dotarsi degli organi esecutivi, avendo eletto il presidente ed il segretario. 

La seduta del comitato direttivo centrale si è prolungata per molte ore ma al di fuori dell’ufficialità: l’evento era infatti trasmesso in diretta da Radio Radicale e per la maggior parte della sua durata l’audio ed il video erano oscurati in quanto i protagonisti confabulavano altrove, nei segreti corridoi.
E così che le correnti fanno gli accordi. 

Non sono proprio abituate a discutere in pubblico e questo sebbene lo Statuto dell’ANM preveda la pubblicità delle riunioni del comitato direttivo centrale, come si notava ieri una pubblicità “ingannevole”. 

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sabato 5 dicembre 2020

Senza parole.



E' in corso (non è vero!) il Comitato direttivo centrale dell'ANM. 

Non è vero perché come noterete  la pagina di Radio Radicale che lo trasmette in diretta è per lo più oscurata nel corso della giornata, il che vuol dire che i componenti del CDC stanno facendo cose che non si devono vedere e sentire.

Le sedute sono ridicolmente pubbliche, salvo a confabulare in segreto al di fuori dell'ufficialità di quell'organo. 

La realtà è che    ci sono i segretari delle correnti i quali non possono intervenire direttamente nel CDC (le correnti sono associazioni del tutto estranee all'ANM)     e allora si chiamano in disparte i propri servitori per impartire loro disposizioni.

Unica eccezione la Lista 101 che non è corrente, non è associazione, non ha statuto né segretari.

I nuovi organi dell'ANM saranno concepiti con i soliti metodi degli accordi occulti e non ostensibili al pubblico.

Si eviti per il futuro di scomodare Radio Radicale. 

E' solo pubblicità ... ingannevole.   
  

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Panchina corta al CSM.




Abbiamo dato conto della ricusazione presentata dal dott. Stefano Rocco Fava nei riguardi di alcuni componenti della Sezione Disciplinare del CSM. Sulla questione dovranno necessariamente pronunciarsi  giudici diversi da quelli coinvolti nel "sospetto" di non essere imparziali. Ebbene,  anche nel collegio chiamato a decidere su quella ricusazione siede, secondo il dott. Fava, un magistrato che dovrebbe invece alzarsi e rinunciare a giudicare, dato che è stato coinvolto come inquirente proprio nelle indagini della Procura Generale contro il dott. Fava.

Di seguito la ricusazione del giudice della ricusazione.          



Consiglio Superiore della Magistratura Sezione Disciplinare
Invito all'astensione Istanza di ricusazione del componente del collegio dott. Carmelo CALENTANO ex art. 52 comma 1 c.p.c. in relazione all'art. 51 comma 1 n. 1 e n. 4 c.p.c.

Il sottoscritto dott. Stefano Rocco Fava, incolpato nel procedimento disciplinare n. 92/2019 come da decreto di citazione in data 8 settembre 2020, avendo appreso, con la notifica del decreto emesso fuori udienza in data 20 novembre 2020, la composizione del collegio giudicante per l'udienza "incidentale" del 2 dicembre 2020, formula invito all'astensione e, in subordine, istanza di ricusazione del dott. Carmelo CELENTANO, in relazione alla predetta udienza incidentale del 2 dicembre 2020, per le ragioni appresso indicate.
In data 16 novembre 2020 lo scrivente ha depositato invito all'astensione e, in subordine, istanza di ricusazione del Presidente ERMINI e del componente del collegio dott. CASCINI ai sensi dell'art. 51 comma 1 n. 1 c.p.c..

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