martedì 27 gennaio 2026

Perché non si può essere d'accordo con Barbero



di Giovanni Genovese
Magistrato


PREMESSA

Sono da tempo un ammiratore del Prof. Barbero, che non ha soltanto il merito di aver sostanzialmente inventato (almeno in Italia) la figura dello storico-divulgatore, consentendo a moltissimi di appassionarsi alla Storia con un approccio semplice, accattivante e rigoroso al contempo, ma anche quello di averlo fatto sempre con onestà intellettuale, senza nascondere “trappole ideologiche” o doppi fini nelle propri lezioni e conferenze, e consentendo a chiunque di distinguere i fatti accertati dalle sue legittime opinioni.

Ḗ proprio per questo che il breve video diffuso qualche giorno fa, con il quale il Professore ha deciso di esporre le ragioni del suo “no” al referendum sulla riforma della magistratura, è risultato inopinato e – senza inutili giri di parole – sconcertante; basta un’analisi neppure troppo tecnica delle motivazioni addotte per dimostrarne l’inconsistenza sul piano culturale, giuridico e (spiace constatarlo) storico, oltre che politico.

ERRORE CULTURALE

Prima di commentarlo, il discorso merita di essere riportato per intero, per evitare che la sua manipolazione possa involontariamente distorcere il pensiero dell’autore. così facendo, si comprende già dall’incipit che qualcosa non torna:


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domenica 25 gennaio 2026

Siamo alle Crociate.



Si apprende da un "social" che, recentemente, presso la Chiesa dell'Immacolata di San Gregorio di Catania, si sarebbe verificato un episodio che merita una profonda riflessione sul rapporto tra istituzioni religiose, magistratura e partecipazione democratica. 

Al termine della Santa Messa, il sacerdote avrebbe invitato i fedeli a trattenersi per ricevere dei "chiarimenti sul contenuto del referendum". 

Tuttavia, la dinamica di quanto accaduto solleva dubbi sulla reale neutralità dell'iniziativa.


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sabato 24 gennaio 2026

Guardie svizzere.





Questa la risposta di un motore di AI alla domanda quali partiti invocano il garantismo contro la custodia cautelare in carcere?

"In Italia, i partiti che più invocano il garantismo contro l'abuso della custodia cautelare in carcere sono principalmente quelli del centrodestra come Forza Italia e la Lega, insieme ai Radicali Italiani. Questi gruppi spingono per limiti temporali (es. massimo 2 mesi), interrogatorio preventivo e misure alternative per evitare che diventi "pena anticipata".

Forza Italia
Propone emendamenti per custodia cautelare a tempo (60 giorni max, poi revoca automatica se non ci sono nuove esigenze) e la limita ai recidivi, come "extrema ratio".

Lega e Ministro Nordio
Il ministro Carlo Nordio (Lega) rilancia riforme per ridurre il carcere preventivo, introducendo interrogatorio di garanzia anticipato e collegialità nelle decisioni cautelari, definendo il garantismo come "presunzione di innocenza effettiva".

Radicali Italiani
Storici promotori di referendum abrogativi sulla custodia cautelare (es. limiti al pericolo di reiterazione), depenalizzazioni e abolizione di ergastolo/41bis, per pene rieducative e non afflittive.

Altri Contributi
Italia Viva e Azione sostengono posizioni garantiste su intercettazioni e pubblicazioni di ordinanze cautelari. Fratelli d'Italia ha proposte simili via viceministro Cirielli. PD e M5S spingono più su misure alternative generiche, ma meno sul garantismo stretto.".

Ebbene oggi si assiste quasi ad una crisi diplomatica contro la decisione della magistratura elvetica  di far cessare la custodia in carcere prima del processo che, eventualmente, stabilirà la pena per i proprietari del locale teatro di una tragedia immane la notte di Capodanno.

Garantisti in casa propria e forcaioli in casa altrui, vien da pensare.

E soprattutto irrispettosi della separazione dei poteri, anche all'estero: al processo partecipano i magistrati e l'imputato col suo avvocato, non i governi.   

Manca solo la minaccia di dazi sui Rolex e sulla cioccolata.

 

 

    

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venerdì 23 gennaio 2026

Per partito preso


Il correntismo nel referendum sulla riforma della magistratura.
Nel contesto del referendum che verte sulla riforma della magistratura, il fenomeno del “correntismo” emerge come uno degli aspetti più discussi e controversi. La contrapposizione tra sostenitori e oppositori della riforma offre l’occasione per analizzare il funzionamento di questo sistema, spesso indicato come elemento da eliminare.

Libertà di giudizio e legittimità della scelta.
Ognuno dovrebbe essere libero di formarsi una propria opinione riguardo al valore delle modifiche costituzionali proposte, modifiche che incidono sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, sulla composizione dei due Consigli Superiori della Magistratura (CSM) tramite sorteggio per la quota dei magistrati, e sull’istituzione di un giudice disciplinare separato dal CSM. I cittadini, chiamati a esprimere il proprio voto, esercitano una scelta che rimane legittima indipendentemente dal prevalere del “sì” o del “no”.

La natura del correntismo.
Per comprendere il “correntismo”, occorre osservare come la modifica costituzionale sia oggi sostenuta da un governo di centro-destra. Questo è sufficiente a generare l’opposizione degli avversari politici, spesso prescindendo dal merito delle questioni, ovvero dall’effettiva utilità o dannosità delle modifiche per il Paese. La dinamica è evidenziata dal fatto che proposte simili a quelle attualmente in discussione furono in passato promosse dagli stessi partiti che oggi si oppongono.
Un simile comportamento si riscontra anche tra alcuni promotori dei comitati per il “no”, che in precedenza non si opponevano, ad esempio, al sorteggio dei componenti del CSM, sebbene in forma temperata—cioè tramite votazione su una rosa di candidati precedentemente sorteggiati. Il favore espresso per una forma di sorteggio, anche se diversa, indica il riconoscimento dell’esigenza di modificare il sistema attuale, in cui prevale il criterio di appartenenza rispetto al merito delle questioni.

Responsabilità e chiarezza delle posizioni.
Chi oggi lamenta (addirittura con denunce penali) di essere strumentalizzato a vantaggio dello schieramento opposto è, in realtà, responsabile della propria condizione. Avrebbe dovuto presentare la propria posizione in modo più chiaro, affermando che il problema che il sorteggio intende risolvere esiste ed è grave, ma che il sorteggio “secco” è considerato eccessivo e che una versione temperata sarebbe sufficiente a limitare l’influenza delle correnti e del criterio di appartenenza.

La forza del vincolo di appartenenza.
Il vincolo di appartenenza si rivela talmente forte che alcuni intellettuali lo hanno invocato per promuovere l’espulsione dei dissidenti da un partito ufficialmente schierato per il “no”. Questo episodio evidenzia come il sistema delle appartenenze possa generare forza, violenza e coartazione, invece di essere fondato sulla libertà di coscienza e sulla valutazione autonoma.

Considerazioni finali sul correntismo e la magistratura.
Un sistema basato sulle appartenenze, soprattutto nella gestione della magistratura, rappresenta un rischio che i cittadini dovrebbero essere in grado di valutare autonomamente, senza lasciarsi influenzare da ordini di partito o di corrente. L’auspicio è che la scelta dei votanti sia guidata dalla propria coscienza e senso critico.


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martedì 20 gennaio 2026

Io esisto




Solo una radicale riforma legislativa che impedisca ai gruppi associativi di condizionare la selezione dei componenti del CSM potrà far sperare che in futuro l’azione dell’Organo di governo autonomo della Magistratura possa essere ispirata, con riferimento alle sue diverse sfere di competenza, a principi di buona amministrazione, piuttosto che a logiche di compromesso e prassi spartitorie tra schieramenti interni, talora operanti in sinergia con poteri esterni all’Ordine Giudiziario.

Sono le parole del dott. Roberto Saieva, Procuratore Generale di Catania, dette in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2021. 

E’ trascorso un lustro ed è di oggi la notizia della condanna di un magistrato per corruzione in atti giudiziari in una vicenda collegata alla sua nomina ad incarico direttivo. 

Il collegamento lo propone la stessa interessata che spiega come il suo incontro con l’Avv. Amara fosse stato del tutto fortuito: era andata a presentarsi al consigliere laico del CSM Ugo Bergamo affinché fosse a costui nota la pendenza della sua domanda ad un posto direttivo, nel virgolettato riportato dal Corriere della sera l'incontro serviva a provare l'esistenza della dottoressa tra i candidati al posto di procuratore di Gela.  

Perché le domande non basta depositarle. Vanno coltivate con attività ulteriori e non codificate (se non nel manuale Cencelli del correntismo). Non è la prima e non sarà l'ultima, per incarichi più importanti si muovono anche i ministri.  

La carriera della dottoressa è stata brillante, al pari di molti direttivi attualmente in carica. 

Ecco a cosa serve il sorteggio. 

Serve ad evitare ai carrieristi l’onta della supplica (la chiamano autopromozione ma è uguale). 

Serve ad evitare il carrierismo. 

E forse anche qualche reato. 




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domenica 18 gennaio 2026

Esibire gli scalpi non garantisce la giustizia del carnefice.



Il sistema disciplinare dei magistrati, concepito come garanzia di correttezza, imparzialità e rispetto delle regole, rappresenta uno dei pilastri della nostra democrazia. Tuttavia, un’analisi più attenta delle dinamiche interne fa emergere alcune criticità che rischiano di minare la fiducia dell’opinione pubblica nella reale equità del sistema stesso. 

Nel contesto della magistratura, le correnti rappresentano gruppi di pensiero e di appartenenza che, pur nati con l’intento di favorire il pluralismo, hanno finito col determinare logiche di potere e di influenza nelle carriere e nei procedimenti disciplinari. Non di rado, la percezione diffusa è che i magistrati indipendenti, non allineati o privi di appoggi nelle correnti dominanti, siano più esposti a procedimenti e condanne disciplinari rispetto a chi gode della protezione di solide reti associative.

Questa tendenza pone un serio rischio: quello della giustizia “di parte”, in cui il sistema disciplinare, invece di garantire imparzialità, potrebbe diventare uno strumento di pressione o di esclusione per chi si discosta dalle posizioni maggioritarie. Tale impressione è ulteriormente rafforzata dall’elevato numero di provvedimenti che coinvolgono proprio magistrati non organici alle correnti, alimentando il sospetto che le sanzioni diventino talvolta il risultato di equilibri interni e dinamiche associative piuttosto che di un’autentica ricerca della verità e della correttezza professionale.


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venerdì 16 gennaio 2026

Le ragioni del Sì.



In un clima referendario tanto infuocato quanto irrazionale, riempito da balle spaziali dall'uno e dall'altro fronte, c'è chi si ostina a ragionare sul presente e sul futuro assetto della magistratura, sfatando i luoghi comuni. 

Questo il link dell'intervista a Giuliano Castiglia realizzata dall'avvocato Valentina Alberta per il blog l'Asterisco e di seguito un report sui suoi densi contenuti.    


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Analisi approfondita della Riforma costituzionale della Giustizia.

1.0 Introduzione: contesto e struttura della Riforma.

La Riforma costituzionale della giustizia, approvata dal Parlamento e in attesa del vaglio referendario, rappresenta uno degli interventi più strategici e dibattuti sull'assetto dell'ordinamento giudiziario italiano degli ultimi decenni. Essa investe alcuni snodi fondamentali dell’attuale assetto dell’ordinamento giurisdizionale riguardante i magistrati ordinari, con inevitabili riflessi anche sulle garanzie e i diritti dei cittadini.
Questa relazione si propone di analizzare in modo approfondito i contenuti della Riforma, le argomentazioni a favore e contro e le sue potenziali implicazioni, basandosi sulle tesi esposte dal magistrato Giuliano Castiglia, il quale offre una prospettiva definita "controcorrente" rispetto alle posizioni dominanti nell'associazionismo giudiziario.

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sabato 10 gennaio 2026

Domande retoriche




Chi si oppone al sorteggio dei componenti togati del CSM rivendica senza remore la natura "politica" di quell'organo. 

Il CSM non si limita, cioè, ad amministrare ma compie autonome valutazioni politiche a ciò legittimato dal voto dei magistrati.    

Paradosso dei paradossi, quindi, che sia esposto senza ritegno un motto (quello della dipendenza dei giudici dalla politica) che esprime proprio il risultato del correntismo, che si vuole mantenere: i magistrati già dipendono dalla politica, quella delle correnti dalla quale i cittadini sono del tutto esclusi (non votano, contano solo i magistrati).       

La dipendenza non riguarda solo la banale "carriera" del magistrato.

Proprio dal comitato per il no proviene il timore che senza la "protezione" del CSM così come è oggi certe indagini non si potranno fare.

E' quindi ammesso che  è proprio il CSM - con il suo armamentario disciplinare - a stabilire le indagini che si possono fare e  quelle che vanno stroncate (chiedere, ad esempio, a Luigi De Magistris).

La domanda corretta era allora un'altra: volete che i magistrati continuino a dipendere dalla politica del CSM?    

Fino a prova contraria e norme sotto mano, l'eventuale approvazione della riforma, ed in particolare l'introduzione del sorteggio, avrà proprio l'effetto di liberare i magistrati dalla politica incestuosa e non democratica delle loro sette corporative, le correnti.

Nessuna norma della riforma giustifica quel timore, a questo punto espresso solo per ingannare l'opinione pubblica.


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lunedì 5 gennaio 2026

Scalate immonde



Vinci un concorso  - non un'elezione - e sei lanciato nella carriera politica in magistratura.

Non sei obbligato, sia chiaro: scrivi sentenze o fai indagini e stop. 

Ma se poco poco  aspiri ad un posto direttivo o semi-direttivo entri, necessariamente,  nel girone dantesco delle correnti. 

L'equazione  è piuttosto banale. 

Il CSM è eletto, cioè votato, quindi politico.

Chi concorre ad un incarico qualsiasi (anche per la corte di cassazione) viene  votato da chi già è stato votato, più o meno senza regole se non quelle rigidissime della spartizione.

Sono, dunque, incarichi politici perché frutto del voto. 

E porre al vertice degli uffici giudiziari dei "politici" mette a rischio la democrazia  ben più di quanto non lo faccia la separazione tra giudicanti ed inquirenti.  

Una montagna di letame  - così  plasticamente raffigurabile l'attuale "carriera" in magistratura -  non si scala, si spala e si spiana. 

Ed il sorteggio del CSM a questo serve, a far capire ai magistrati italiani che sono i servi della legge e delle regole e non i padroni.  
 
Un bene necessario. 

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