venerdì 16 gennaio 2026

Le ragioni del Sì.



In un clima referendario tanto infuocato quanto irrazionale, riempito da balle spaziali dall'uno e dall'altro fronte, c'è chi si ostina a ragionare sul presente e sul futuro assetto della magistratura, sfatando i luoghi comuni. 

Questo il link dell'intervista a Giuliano Castiglia realizzata dall'avvocato Valentina Alberta per il blog l'Asterisco e di seguito un report sui suoi densi contenuti.    


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Analisi approfondita della Riforma costituzionale della Giustizia.

1.0 Introduzione: contesto e struttura della Riforma.

La Riforma costituzionale della giustizia, approvata dal Parlamento e in attesa del vaglio referendario, rappresenta uno degli interventi più strategici e dibattuti sull'assetto dell'ordinamento giudiziario italiano degli ultimi decenni. Essa investe alcuni snodi fondamentali dell’attuale assetto dell’ordinamento giurisdizionale riguardante i magistrati ordinari, con inevitabili riflessi anche sulle garanzie e i diritti dei cittadini.
Questa relazione si propone di analizzare in modo approfondito i contenuti della Riforma, le argomentazioni a favore e contro e le sue potenziali implicazioni, basandosi sulle tesi esposte dal magistrato Giuliano Castiglia, il quale offre una prospettiva definita "controcorrente" rispetto alle posizioni dominanti nell'associazionismo giudiziario.
L'architettura della riforma si fonda su tre pilastri interconnessi, ciascuno dei quali mira a risolvere criticità consolidate nel sistema attuale:
1. La separazione delle carriere tra magistratura giudicante (i giudici) e magistratura requirente (i pubblici ministeri) e la connessa distinzione dei rispettivi organi di autogoverno.
2. L’introduzione del sorteggio come metodo di individuazione dei componenti degli organi di autogoverno.
3. L'istituzione di un'Alta Corte alla quale è attribuita la giurisdizione disciplinare sui magistrati.
Attraverso l'esame di questi tre assi portanti, questa analisi seguirà un approccio metodologico rigoroso, volto a valutare la proposta non sulla base delle intenzioni e dei propositi dichiarati dai suoi promotori o sostenitori ma sui suoi effettivi contenuti e sulle conseguenze concrete che ne deriverebbero per l'ordinamento.


2.0 Criteri di valutazione: un approccio comparativo alla riforma.

Per valutare una riforma di tale portata in modo oggettivo, è indispensabile stabilire un quadro analitico chiaro, che superi le polarizzazioni ideologiche.
Secondo la prospettiva del dr. Castiglia, il giudizio sulla Riforma, come quello su qualsiasi legge, deve fondarsi su due premesse metodologiche fondamentali:
Valutazione basata sui contenuti: l'analisi di una legge deve concentrarsi esclusivamente su ciò che essa stabilisce concretamente. Le dichiarazioni, gli slogan o le intenzioni, espresse tanto dai sostenitori quanto dagli oppositori, ai fini della formazione di un’opinione razionale sulla riforma, non possono che essere recessive rispetto al contenuto oggettivo della stessa.
Valutazione in termini relativi e comparativi: il giudizio sulla riforma non deve essere frutto di una valutazione in termini assoluti, chiedendosi se sia "la migliore possibile", ma deve conseguire a un confronto tra l'assetto attuale dell'ordinamento e quello che risulterebbe dall’approvazione definitiva della Riforma. L'obiettivo è determinare se il nuovo sistema rappresenti un miglioramento tangibile rispetto a quello vigente. In questa prospettiva, il giudizio sulla riforma deve essere "sobrio, piano e razionale", evitando di lasciarsi condizionare da "pregiudizi ideologici o di parte". È solo attraverso un'analisi comparata e basata sui dati concreti e reali che è possibile comprendere se la Riforma sulla quale saremo chiamati a pronunciarci nel Referendum del 22 e 23 marzo migliori o peggiori la struttura del sistema giurisdizionale.

3.0 Analisi dei Pilastri della Riforma.

3.1 La Separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri costituisce senza dubbio lo snodo ispiratore della Riforma, che ha fatto da traino rispetto alle altre innovazioni e che, per certi versi, in particolare con riferimento alla previsione dell’Alta Corte, ne costituisce la premessa logica. L'obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la terzietà e l'imparzialità del giudice, ponendo fine al rapporto di colleganza tra chi nel processo esercita l'accusa e chi nello stesso assume la decisione. Per realizzare tale obiettivo era necessario un intervento diretto sulla Carta costituzionale, che attualmente delinea un ordine giudiziario unitario con un solo organo di amministrazione composto sia da giudici che da pubblici ministeri, tanto che dell’organo fanno parte, di diritto, il Presidente della Corte di cassazione (magistrato giudicante) e il Procuratore generale presso la stessa (magistrato requirente).
Questa separazione, invece, implica come conseguenza strutturale ineludibile la distinzione dell’organo di amministrazione dei giudici da quello di amministrazione dei pubblici ministeri, che nella specie è stata realizzata con la creazione di due distinti organi consiliari: il Consiglio Superiore della Magistratura Giudicante e il Consiglio Superiore della Magistratura Requirente.
Se sul versante dei giudici l’obiettivo è la completa indipendenza dei giudici dai pubblici ministeri, il dato più caratterizzante la separazione delle carriere disegnata dalla Riforma si registra sul versante dei pubblici ministeri, i quali, a differenza della maggior parte dei sistemi in cui le carriere dei giudici e pubblici ministeri sono separate, restano del tutto indipendenti dalla Politica e, come detto, saranno amministrati da un loro organo di governo autonomo.
Alla separazione delle carriere e alla correlata distinzione degli organi di governo autonomo è, per certi versi, connessa l’istituzione dell’Alta Corte cui viene affidata la giurisdizione disciplinare nei riguardi dei magistrati, giudici e pubblici ministeri.
E invero, nel sistema attuale tale funzione è esercitata da un’articolazione interna al Consiglio Superiore della Magistratura, la Sezione Disciplinare, dinanzi alla quale l’azione disciplinare è esercitata dal Procuratore Generale. È evidente che, separate le carriere in modo da rendere i giudici del tutto indipendenti dai pubblici ministeri, non è pensabile che l’azione disciplinare nei confronti dei giudici resti appannaggio del vertice della Magistratura requirente.

3.2 La giurisdizione disciplinare: confronto tra l'attuale Sezione Disciplinare del CSM e la proposta Alta Corte.
La materia dei procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati è probabilmente l’aspetto tecnicamente più complesso della Riforma.
Secondo l'analisi del dr. Castiglia, le critiche mosse all'istituzione di un'Alta Corte autonoma possono essere sintetizzate con un'analogia: quella di chi "vede la pagliuzza nell'occhio altrui ma non si accorge della trave nell'occhio proprio".
Con la Riforma verrebbe superato l'attuale sistema, nel quale la giurisdizione disciplinare è affidata a una Sezione Disciplinare interna al Consiglio Superiore della Magistratura.
L'analisi comparativa tra i due sistemi evidenzia come il nuovo assetto non solo offra maggiori garanzie ma sani anche un vulnus alla legittimità costituzionale presente nell'ordinamento attuale.

Confronto tra sistemi disciplinari - Criticità sollevate contro l'Alta Corte - Analisi comparativa con l'attuale Sezione Disciplinare del CSM.
Natura di giudice speciale. Si valuta negativamente l'Alta Corte perché si tratta di un giudice speciale. Non si tiene conto, però, che anche la Sezione Disciplinare del CSM è, a tutti gli effetti, un giudice speciale. Tuttavia, è stata istituita con legge ordinaria, in palese violazione del divieto posto dall'art. 102 della Costituzione. L'Alta Corte, essendo prevista dalla stessa Costituzione, quanto meno sanerebbe questo evidente vulnus alla legalità costituzionale. 
Garanzia della maggioranza togata nei collegi giudicanti. Una criticità dell'Alta Corte consisterebbe nel fatto che non sarebbe garantita, a livello costituzionale, la maggioranza togata nei collegi giudicanti. La critica ignora che l'intera Sezione Disciplinare del CSM "non è prevista dalla Costituzione" ma è stata "inventata dal legislatore ordinario". La garanzia di una maggioranza togata nei collegi del giudice disciplinare sui magistrati, dunque, è assente oggi a un livello ancora più fondamentale.
Sistema delle Impugnazioni. Il sistema attuale prevede solo il ricorso per Cassazione per motivi di legittimità. La riforma introduce un appello nel merito davanti alla stessa Alta Corte in diversa composizione, offrendo un grado di giudizio aggiuntivo e quindi maggiori garanzie. Rimarrebbe esperibile, inoltre, il ricorso in Cassazione per motivi di legittimità (art. 111 Cost.) contro le sentenze di secondo grado dell'Alta Corte.
Imparzialità dell'Organo. L'Alta Corte è concepita come un "giudice vero e proprio", imparziale e terzo. Tale non è, invece, la Sezione Disciplinare del CSM, i cui membri fanno parte anche dell'organo di amministrazione (il CSM), con una commistione tra funzione amministrativa e funzione giurisdizionale che mina in radice l'imparzialità dell'organo.
Azione disciplinare. Un punto di significativo rilievo che la Riforma costituzionale lascia aperto alla futura legge attuativa è l'individuazione del soggetto titolare dell'azione disciplinare. Peraltro, può sin d'ora rilevarsi che, in un sistema a carriere separate, risulterebbe del tutto incoerente, un vero e proprio "tradimento colossale macroscopico" della stessa Riforma, mantenere tale attribuzione in capo all'attuale titolare dell'azione disciplinare, ossia il Procuratore Generale della Cassazione, vertice della magistratura requirente.

3.3 Il sistema di selezione dei consiglieri superiori: dalla designazione correntizia al sorteggio. La proposta di introdurre il sorteggio per la selezione dei componenti togati dei futuri Consigli Superiori nasce come risposta diretta alle disfunzioni e degenerazioni collegate alla selezione mediante il voto, come emerso in modo emblematico dalla c.d. "vicenda Palamara".
La funzione del sorteggio è demolire il vero potere delle correnti. Come evidenziato dall'analisi, tale potere non consiste tanto nell'avere propri appartenenti o comunque sodali all'interno del CSM, quanto nella "capacità di programmare a lungo termine la composizione dell'organo". È il potere di "poter decidere chi andrà al CSM e quando ci andrà", pianificando sistematicamente l'occupazione dei ruoli, a costituire il cuore del sistema correntizio.
Il sorteggio, per sua natura, annulla questa capacità di pianificazione strategica.
Le critiche mosse dall'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) a questo sistema e le relative confutazioni basate sull'analisi del dr. Castiglia possono essere così sintetizzate:
Critica: Il sorteggio è "umiliante" per i magistrati, perché li considera incapaci di scegliere i propri rappresentanti. ● Confutazione: I membri del CSM non sono "rappresentanti", con un mandato politico, dei partiti, togati e non, ma soggetti esperti chiamati a svolgere un'alta funzione amministrativa. In particolare, i componenti togati del CSM non sono “rappresentanti” dei magistrati e delle loro diverse cc.dd. “sensibilità culturali” ma sono, come stabilisce la Costituzione e come ha avuto modo di affermare in più occasioni la Corte costituzionale, sono soggetti “rappresentativi” delle “diverse categorie” di magistrati. La vera umiliazione per i magistrati consiste nel sostenere l’idea che il magistrato normale, che svolge quotidianamente compiti complessi e delicatissimi, non sia idoneo a ricoprire il ruolo di consigliere del CSM.
Critica: Il sorteggio delegittima l'organo di autogoverno, privandolo di autorevolezza. ● Confutazione: Già nel 2020, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sottolineò come la partecipazione al governo autonomo della magistratura sia un dovere di ciascun magistrato, non un'esclusiva di quelli designati dalle correnti. In quell'occasione, il Capo dello Stato evidenziò la necessità di una riforma per "rimuovere prassi inaccettabili" e restituire l'organo a una logica di servizio all'interesse generale. È significativo notare che l'idea del sorteggio non è affatto estranea al dibattito interno alla magistratura. Nel referendum consultivo promosso dall'ANM nel 2022, circa il 42% dei votanti si espresse a favore di un sistema che individuasse tramite sorteggio i candidati al Consiglio Superiore, a dimostrazione di una profonda e diffusa insoddisfazione verso il sistema attuale e di un consistente consenso verso un sistema di selezione dei componenti del CSM tramite sorteggio anche tra i magistrati.

4.0 Il Clima del dibattito: toni della campagna referendaria e rischi per la Magistratura.

Dall'analisi tecnica dei pilastri della riforma, è ora necessario allargare lo sguardo al clima del dibattito pubblico che la circonda. Al di là del merito dei diversi aspetti interessati dalla Riforma, un elemento di sicura rilevanza, soprattutto per il contesto post referendario, quale che sarà l’esito della consultazione, è il tenore del dibattito pubblico intorno alla stessa riforma.
La campagna referendaria è caratterizzata da un progressivo "imbarbarimento dei toni" e da una polarizzazione estrema, che distoglie l'attenzione dai contenuti reali della proposta. La polarizzazione si manifesta in due slogan speculari e fuorvianti: da un lato, il fronte del NO, guidato dall'ANM, agita lo spettro di "giudici dipendenti dalla politica"; dall'altro, non pochi tra i sostenitori del SÌ utilizzano scorciatoie e slogan populisti secondo cui la riforma servirebbe a “mettere a posto” quei magistrati che invadono campi che non gli competono o che ostacolano il Governo nel raggiungimento dei legittimi fini politici promessi agli elettori e programmati con le leggi.
Entrambi questi approcci, oltre che privi di qualsiasi aggancio testuale e sistematico con i reali contenuti della Riforma, sono ritenuti non funzionali e dannosi, trasformando un'occasione di confronto potenzialmente proficuo in una "lotta" ideologica. Un ritorno alla razionalità è indispensabile e, in questo contesto, viene espresso apprezzamento per l'approccio delle Camere Penali, indicato come esempio di sobrietà e aderenza ai contenuti tecnici della Riforma.
Il rischio principale di una campagna così polarizzata, condotta con toni feroci, è la delegittimazione della magistratura nel suo complesso. Indipendentemente da quale sarà l'esito del voto, una battaglia così aspra rischia di lasciare profonde cicatrici sulla percezione pubblica del ruolo dei magistrati e sulla loro credibilità. Questa constatazione ci conduce verso le conclusioni, per una sintesi finale delle implicazioni e delle prospettive future.



5.0 Conclusioni e Prospettive Future.
L'analisi della riforma costituzionale della giustizia ha messo in luce le tensioni fondamentali che attraversano il sistema: l'equilibrio tra indipendenza interna ed esterna dei magistrati, il bilanciamento tra garanzie ed efficienza del sistema disciplinare e soprattutto la contrapposizione tra un sistema basato sulla designazione da parte delle correnti e un meccanismo, come il sorteggio, volto a riaffermare la possibilità e, ancor prima, il dovere di ciascun magistrato di partecipare al governo autonomo. La tesi centrale che emerge dall'approccio analitico qui considerato è che la Riforma, pur con i suoi limiti e le questioni attuative ancora aperte, si presenta come un miglioramento complessivo rispetto all'assetto attuale. In particolare, essa sembra rafforzare le garanzie per i magistrati sottoposti a procedimento disciplinare, attraverso l'istituzione di un giudice terzo e un doppio grado di giudizio nel merito, e mira a ridurre drasticamente il potere delle correnti nella gestione degli organi di autogoverno. Al di là dell'esito referendario, la profondità del dibattito ha rivelato una consapevolezza diffusa sulla necessità di riforme strutturali per superare le criticità che contrassegnano l’ordinamento giurisdizionale. Il "dopo referendum" richiederà un impegno condiviso per superare le polarizzazioni e attuare eventuali cambiamenti in modo costruttivo e razionale. L'obiettivo ultimo, come suggerisce un'importante riflessione, deve essere quello di costruire un sistema più giusto e credibile, ricordando sempre che "i governi passano ma le riforme restano".


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