giovedì 17 aprile 2025

L’ingiusto processo penale telematico.


Volentieri ospitiamo l'accorato intervento di un autorevole operatore del diritto alle prese coi primi, ed a quanto pare sguaiati, vagiti del processo penale telematico. E' comunque di buon auspicio l'invocazione finale di un "giusto processo telematico" che non suona come anacronistica avversione all'evoluzione tecnologica, purché essa sia al servizio della giustizia e non il contrario.        


di Oliviero Mazza - Professore ordinario di diritto processuale penale ed Avvocato

Il frutto più velenoso della riforma Cartabia è certamente il processo penale telematico. Dietro al fascino suadente della innovazione si nasconde in realtà un Moloch tecnologico sul cui altare sono state sacrificate le garanzie del giusto processo, anche quelle che nell’ambiente analogico tradizionale sembravano intangibili.

La porta d’ingresso in questo brave new world, in cui i diritti sono confinati in un drammatico limbo esistenziale, sono due norme processuali in bianco (art. 111-bis e 111-ter c.p.p.) che delegano al potere regolamentare (il vero Moloch tecnologico) la scrittura di un processo penale parallelo, libero da vincoli, compresi quelli costituzionali. 

L’apparente insipienza del legislatore nasconde, in realtà, la callida scelta di aggirare ogni limite e di utilizzare lo sviluppo digitale quale cavallo di troia per infettare del più cupo germe inquisitorio quello che restava dei brandelli del processo accusatorio dopo la cura efficientista.

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sabato 8 febbraio 2025

Ma ve l’immaginate un CSM di sorteggiati?


di Nicola Saracino - Magistrato 


Magistrati ai quali la sorte non darebbe la forza morale e l’autorevolezza necessaria a fronteggiare i compiti cui è chiamato un consigliere superiore. 

Perché uno dei tanti mandato lì a caso non è rappresentativo, non ha un serbatoio elettorale da ringraziare e custodire. 

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domenica 12 gennaio 2025

Elezioni del Comitato Direttivo Centrale dell'ANM del 26-27-28 gennaio 2025 - Lista ArticoloCentouno

Ospitiamo le presentazioni dei candidati (in ordine alfabetico per nome di battesimo, per scelta del sistema operativo) alle elezioni del Comitato Direttivo Centrale dell'ANM dei prossimi 26, 27 e 28 gennaio 2025 della lista ArticoloCentouno, lista che non è una corrente, dato che non aspira ad avere "rappresentanti" al Consiglio Superiore della Magistratura, e che non ha un sito internet che le consenta di presentarsi agli elettori. 

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sabato 11 gennaio 2025

La fortuna aiuta.




Pubblichiamo l'intervista de Il Dubbio ad Andrea Mirenda, consigliere superiore per caso.

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La componente togata del Csm si è compattata contro la riforma costituzionale. Tutti d’accordo, tranne uno, l’indipendente Andrea Mirenda, unico ad astenersi e ad aver già vissuto sulla propria pelle il sorteggio. Che potrebbe rappresentare una soluzione, afferma, alle degenerazioni correntizie.
Lei è l’unico togato ad essersi astenuto dal voto sul parere sulla separazione delle carriere, dichiarandosi favorevole in particolare al sorteggio come strumento per riformare il Csm. Che effetti pensa che avrà, in concreto, questo intervento legislativo?
Come ricordato in plenum anche dal PG Luigi Salvato, separazione delle carriere e Alta Corte, se approvate - auspicabilmente con i correttivi evidenziati nel dibattito di Plenum - non saranno la “Fine di Mondo” paventata dalle correnti né la soluzione dei nodi storici della giustizia italiana, principalmente bisognosa di un razionale efficientamento che assicuri celerità, prevedibilità e stabilità delle decisioni. Diverso discorso vale per il sorteggio (anche qui preferibilmente nella sua forma temperata) che, nel breve- medio periodo, potrà scardinare l’occupazione correntizia del Consiglio, restituendo autonomia e indipendenza ad ogni singolo consigliere, come prevede il Codice etico dei Consigli di giustizia europei. Del tutto prevedibile e scontato il parere negativo espresso sul punto dal plenum: non si può chiedere ai designati dalle correnti di porre fine al loro enorme potere parallelo.

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sabato 23 novembre 2024

Gente distratta.



di Nicola Saracino - Magistrato 

Non so se commentare una legge in fieri, in particolare una “legge del governo” (neologismo di questi tempi, sic!) mi esporrà a conseguenze disciplinari. 

Corro il rischio. 

Ma è su tutti i giornali l’idea dell’esecutivo di chiedere al parlamento di approvare (ripristiniamo i “fondamentali”, tipo lo stop di petto) una disciplina che proibisca al magistrato, in quanto tale, di parlare, pubblicamente,  di diritto, dei diritti.

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lunedì 21 ottobre 2024

Siamo sicuri?



di Nicola Saracino - Magistrato 

Non lo sono Egitto e Bangladesh, secondo il tribunale di Roma. 

Ciò ha determinato la mancata convalida del trattenimento di alcuni migranti in Albania e le conseguenti polemiche, anzi il vero e proprio “scontro” tra politica e magistratura, ciascuna rivendicando l’esercizio delle proprie  prerogative.  

Invasioni di campo sono lamentate dall’una e dall’altra parte. 

E l’Arbitro dice ad entrambe di tenere in considerazione le ragioni dell’altra.

In mezzo la legislazione europea,  di rango sovraordinato a quelle degli Stati membri dell’Unione. 

Il punto è tutto lì.

Mentre per disapplicare una norma di legge  che violi la Costituzione occorre eliminarla dall’ordinamento giuridico con una pronuncia della Corte Costituzionale, quando sono in gioco contrasti con le norme europee i singoli giudici  degli Stati nazionali sono chiamati a dare applicazione diretta alle norme cd “pattizie”, senza che vi sia l’obbligo (né la possibilità) di sospendere il giudizio per sottoporre la questione ad una Corte Costituzionale Europea che possa "eliminare" le leggi degli stati membri contrastanti con l'ordinamento sovranazionale, quell'organo non esiste 

Tradurre in legge la lista degli Stati “sicuri”, pertanto,  non aiuterà. 

A meno che ciò non avvenga a livello di normativa europea. 

Tra i criteri  adottati a livello europeo per stabilire se uno Stato possa dirsi sicuro -  oltre alla garanzia delle libertà fondamentali come ad esempio la segretezza della corrispondenza   e la libertà di pensiero -  vi è quello del rispetto della separazione dei poteri e, in particolare, della non interferenza dei governi sull’operato della magistratura, che deve essere dai primi indipendente.  

Non deve, cioè, “collaborare” coi governi e nemmeno osteggiarli. 

Deve applicare le regole, sia quelle nazionali che quelle comunitarie, secondo gli schemi sopra accennati.

L’Italia è un paese sicuro? 


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domenica 22 settembre 2024

Buone letture: voci nuove sulla bontà del sorteggio dei membri del CSM.

Segnaliamo l'articolo di Francesco Lupia (curatore di un canale youTube sui temi della giustizia) che sconfessa gli anatemi delle correnti togate contro lo strumento che le priva del controllo lottizzatorio dell'istituzione. 


L'Autore  ipotizza la verginità del demonio, ma in questo blog sono documentate le plurime malefatte del correntismo.

E Palamara non era Belzebù ...

    
Buona lettura, a questo link

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giovedì 12 settembre 2024

Pretesto anonimo.




Alla fine, con voto segreto, la consigliera superiore Rosanna Natoli è stata sospesa dall’incarico. 

Ciò perché è stata avviata nei suoi confronti un’indagine penale con l’accusa di aver rivelato notizie segrete riguardanti la decisione di un processo disciplinare contro un magistrato. 

Sfociato in una sanzione più grave di quella preventivata, sol perché la difesa di quel magistrato era stata ritenuta troppo aggressiva, tema peraltro rimasto occulto perché mai fatto oggetto di contraddittorio né riconoscibile dalla motivazione della sentenza. 

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domenica 18 agosto 2024

Segreti e bugie




Passato il Ferragosto torna d'attualità il caso della consigliera del CSM Rosanna Natoli contro la quale la procura della Repubblica di Roma ha avviato un'indagine con due ipotesi di reato, il tentato abuso d'ufficio e la rivelazione del segreto d'ufficio. 

Pare che a settembre, alla ripresa dei lavori del Consiglio Superiore, si affronterà la questione se "dimettere" d'ufficio la consigliera che non ha assecondato gli inviti alle dimissioni "spintanee".

Ciò sulla base di una norma del 1958 secondo la quale il consigliere sottoposto a procedimento penale può essere (temporaneamente) estromesso dal CSM se a chiederlo è la maggioranza dei due terzi dei colleghi. 

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giovedì 15 agosto 2024

Meglio tardi che mai ...

Pubblichiamo un onesto articolo apparso sul "il Quotidiano" a firma di Ignazio Juan Patrone, un magistrato oggi in pensione che è stato segretario di Magistratura Democratica, una corrente non estranea al sistema, com'è ovvio se di "Sistema" può parlarsi.
Significativo che il Collega concluda rivendicando di non aver mai avanzato domande di incarichi direttivi al CSM, ciò confermando che il sistema si regge, soprattutto, sui "questuanti", tutti impuniti.    
   







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giovedì 1 agosto 2024

Ora pro nobis




Stanno pregando perché non sia vero.

Il presidente del tribunale dello Stato Vaticano sotto indagine per fatti di mafia.

Incredibile dictu.

Di Giuseppe Pignatone ci eravamo occupati qui e qui, a riprova dell'enorme potenza di questo magistrato capace di grandi influenze. 

Con lui è indagato anche un altro magistrato in quiescenza di notevole spessore (era stato consigliere superiore), Gioacchino Natoli. 

Entrambi si sono avvalsi della facoltà  di non rispondere, tuttavia proclamandosi innocenti.

Lo sono, fino a prova contraria.       

   

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giovedì 25 luglio 2024

Stupori




Capita che si stia svolgendo un procedimento penale per verificare o falsificare l’ipotesi che un magistrato abbia indebitamente distrutto dei reperti già utilizzati come prova processuale. 

Al CSM un consigliere laico, Enrico Aimi, si stupisce che a Palazzo dei Marescialli (manco fosse una questura dell’est europeo) non sia giunta notizia ufficiale dei dettagli di quell’indagine penale coinvolgente un magistrato. 

Sillabiamo qui la disciplina di legge. 

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Ventre molle




Approvata ieri dal CSM l’ennesima circolare, questa volta relativa all’obolo per togati. 

Si trattava di stabilire i criteri per autorizzare il collocamento fuori ruolo dei magistrati, chiamati fiduciariamente dalla politica a svolgere funzioni estranee a quelle per le quali lo Stato li ha assunti. 

 Chiamata diretta: senza concorso  e senza alcuna verifica della effettiva sussistenza delle attitudini ai nuovi compiti. Tutto sulla fiducia del politico di turno.  

I vantaggi così conseguibili dalla toga svolazzante dall'aula di tribunale a quella di un gabinetto sono plurimi: di solito si sta a Roma, sede ambitissima; si guadagna di più; le esperienze acquisite senza scrivere sentenze saranno smisuratamente sopravvalutate quando tornerà nei ranghi, il che assicurerà la prevalenza sui magistrati che non lasciano i propri compiti.  Proprio come per i chirurghi:  li mandiamo a scrivere i bugiardini in qualche ministero e poi gli affidiamo i pazienti sul tavolo operatorio.     



Di seguito l’intervento critico del Consigliere Andrea Mirenda che non ha votato quella circolare. 

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La mia posizione culturale sui fuori ruolo già vi è nota e si impronta al massimo self restraint e all’idea del rispetto della separazione dei poteri,  per evitare che si arrivi  a non  capire più chi fa che cosa.

Questa è la sede delle scelte e la proposta in esame le scelte le fa eccome.
E le fa, a mio sommesso avviso, al ribasso, a ventre molle, tutta protesa com’è ad assicurare AGIO agli aspiranti fuori ruolo, commmodities, anziché - come si dovrebbe - mettere al centro l’interesse pubblico all’efficiente  esercizio della giustizia.

QUATTRO RIFLESSIONI

A)
Toccava a noi decidere, per precisa indicazione del legislatore, e SI POTEVA DECIDERE DIVERSAMENTE, se mantenere o ridurre  l’attuale soglia massima di scopertura degli ufficialmente (si è mantenuto il 20% quando poteva seriamente essere il 15 o il 10) ed ancora, è criticabile il fatto che in quella percentuale siano valutati anche i semidirettivi tra le presenze utili al salva-soglia, essendo noto che i dirigenti contribuiscono assai meno al raggiungimento degli obiettivi di performance degli uffici,  per ragioni legate principalmente al - non sempre razionale - sgravio negli affari di cui  godono.
Nel silenzio della norma primaria - che un simile risultato avrebbe consentito - si è è scelta, invece, la soluzione “a ventre molle” che ha incluso nel calcolo, con chiaro easy going, giudici e semidirettivi, omogeneizzati in un simpatico “todos caballeros”…

B) 
appare, poi, assai debole la tutela dell’interesse dell’amministrazione al collocamento Fuori Ruolo, ancora una volta reso del tutto ancillare rispetto a quello dell’amministrazione di destinazione (art.105): nessun riferimento all’idoneità “verificata” del collega chiamato dalla PA, magari con una con una semplice seconda valutazione in tasca, a compiti delicatissimi di law maker o che altro… 
Avevamo chiesto, a  tal fine, di inserire almeno l’audizione dell’interessato e la verifica dei suoi titoli… ma niente… 
Suona quindi paradossale (se non irridente) il comma 4 dell’articolo 105 … che richiede che  l’incarico da conferire abbia caratteristiche di elevato grado di preparazione in materie giuridiche ovvero di particolare conoscenza dell’organizzazione giudiziaria o di esperienza pratica maturata nell’esercizio dell’attività giurisdizionale, senza poi andare a verificare se l’interessato abbia o meno quelle caratteristiche.

C)
anche il nuovo articolo 107 della circolare, nella formulazione che avrà attuazione dal 2026, appare espressione di questa cultura a ventre molle, quella  del “tutti liberi”.
La scopertura di sicurezza del 3% per ogni punto di scopertura nazionale dei posti, è stata portata a 2% per “correggere“ gli effetti della riduzione dei numeri di posti fuori ruolo voluta dal legislatore, nel chiaro tentativo di sminare, diluire e neutralizzare, per quanto possibile, la già molle scelta del regolatore, anziché assecondarla e potenziarla riducendo ulteriormente i posti fuori ruolo rispetto al massimo consentito.

D)
Mi si conceda, infine, di giudicare come “codina” la proposta di emendare l’art. 104 con l’abolizione della lett. d) (lì dove richiede almeno la terza valutazione di professionalità) perché la Cartabia si limitava a prevedere che il magistrato dovesse avere esercitato le funzioni per almeno 10 anni dalla data del loro conferimento, mandando al consiglio di individuare un termine eventualmente superiore, che ora si vuole incomprensibilmente riportare alla seconda valutazione, nella logica del ventre molle che caratterizza questa circolare .

Per queste ragioni, voterò contro l’emendamento e, tuttavia, mi asterrò dall’approvazione della circolare nel suo complesso


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L’Europa sprona l’Italia: sorteggio dei componenti del CSM anche per i non togati e separazione delle carriere estesa a tutte le magistrature.






Abbiamo un problema. 

Nonostante sulla "Carta" (costituzionale) sia proclamata l'indipendenza della magistratura dal potere politico,  i cittadini si sono accorti che così non è. 

Solo il 36% della popolazione ci crede.

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martedì 23 luglio 2024

Alice in wonderland ...









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Solo gli stupidi non cambiano idea




E' di poco fa la notizia della chiusura delle indagini sulla tragedia di Cutro, tante vittime la cui morte oggi si afferma evitabile. 

Da quella tristissima vicenda nacque il cd Decreto Cutro, misura che mirava ad evitare sbarchi pericolosi ma che contraddittoriamente rendeva la vita difficile a quanti avessero toccato, vivi, il suolo italiano. 

Tra quelle misure una particolarmente odiosa.

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Oste, com'è il tuo vino?



In queste ore si svolgono le "audizioni" in Parlamento sulla riforma della giustizia ed in particolare sul sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura.

Tra tutti, è il punto chirurgico e nevralgico: col sorteggio del CSM nessuno avvertirebbe più la necessità di separare le carriere,  che nessun PM si sentirebbe protetto dalle alte sfere correntizie al CSM nell'intraprendere iniziative politicamente orientate (ammesso che in questo Paese mai siano esistite, che di "prove" non se ne sono mai raccolte) e probabilmente anche il disciplinare sarebbe gestito meno faziosamente. 

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Procure a gerarchia controllata




Da "Dimensione informazione" un contributo sulla neonata regolamentazione degli uffici di procura.

Non cambia la legge ma a quanto pare cambia il "capo", adesso è il CSM.

    

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domenica 21 luglio 2024

Da il Fatto Quotidiano, intervista a Felice Lima sull'ennesimo scandalo che coinvolge il CSM.




Palamara passa, il sistema resta.  Un'analisi, a prima lettura e salvi gli approfondimenti a venire, condivisibile. Come inquietanti appaiono gli interrogativi sugli scopi dell'inusuale convegno:  non era stato attivato dalla dott.ssa Fascetto che anzi ci andò munita di registratore. Cosa voleva la consigliera Natoli da lei? Per conto di chi?


   da il Fatto Quotidiano del 21 luglio 2024.      

“L’operato di Natoli è di una gravità inaudita”. 

A dirlo è Felice Lima, sostituto procuratore generale a Catania, da sempre lontano dalle correnti e voce fuori dal coro della magistratura.

Lima, il nuovo scandalo al Csm pare un déjà-vu: che idea s’è fatto? Natoli deve dimettersi?

È necessario distinguere le responsabilità personali da quelle “di sistema”, per evitare che le une diventino alibi delle altre e viceversa. L’operato della consigliera è d’inaudita gravità: se non si dimette non soltanto minerà, per il seguito del suo mandato, la sua – ormai inesistente – credibilità, ma anche quella della Istituzione. Come si può lavorare con chi, uscito dalla camera di consiglio, cerca l’incolpata e intavola accordi con lei? Quest’ennesimo scandalo racconta le conseguenze della protervia d’un potere politico che tratta le istituzioni come cosa propria. E ci manda persone scelte con criteri che è un eufemismo definire discutibili. Ma ci dice anche cosa – e come – si fa al Csm. Poi però ci sono questioni di sistema, che rimandano allo scandalo Palamara e alle riunioni all’Hotel Champagne.

Fonti del Csm raccontano che Natoli sia stata convinta a non partecipare alla seduta dell’ultimo plenum, pena l’apertura d’un dibattito, con scandalo immediato, sulla notizia dei suoi colloqui con la magistrata sottoposta a disciplinare. Che ne pensa?

Se fosse vero, se qualcuno ha esercitato pressioni perché non partecipasse al voto per la nomina del Procuratore di Catania, sarebbe inaccettabile: si sarebbe alterato l’esito di quel voto. Finché non si dimette, la Natoli è un Consigliere del Csm in carica. Lasciarla al suo posto, inducendola a fare o non fare questo o quest’altro, è peggio ancora che lasciarla al suo posto e basta.

Come è stato possibile che dopo lo scandalo Champagne si siano determinate le condizioni di una nuova bufera sul Csm?

La storia ha ormai dimostrato che sia i membri laici sia i togati rivendicano spudoratamente, contro la lettera e ancor più lo spirito della Costituzione, un ruolo “politico” al Csm. Entrambi – laici e togati – dicono di riferirsi alla “politica” in senso alto e nobile. I fatti dimostrano che perseguo-no interessi privati contro l’istituzione e contro la giustizia. Le chat di Palamara, al di là di ogni ragionevole dubbio, hanno tolto qualsiasi alibi ideale ai faccendieri che da decenni condizionano l’attività del Csm. Chi detiene il “potere interno” della magistratura ha scelto – ignominiosamente – di fingere di credere che Palamara abbia agito da solo e sia stata l’unica mela marcia. Sicché, cacciato il reprobo, nulla è cambiato.  Non c’è un “dopo Palamara”: siamo  allo stesso “sistema” di sempre. Temo che ora i politici tenteranno di fare lo stesso con Natoli, fingendo sia un incidente privo di rilievo collettivo.

Che tipo di reato si potrebbe configurare a carico di Natoli?

È difficile dirlo. Certo è che il dialogo fra Natoli e Fascetto suscita molti interrogativi, alcuni molto delicati. Sembra, infatti, che, per un verso, la Natoli prometta aiuto alla Fascetto, ma, per altro verso, le chieda alcune cose. L’insieme della vicenda fa pensare che possa essere stata la Natoli a tentare di condizionare la Fascetto, e non viceversa. E spiegherebbe perché Fascetto consideri Natoli “nemica” e la “bruci” depositando le registrazioni.

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sabato 20 luglio 2024

Generalizzare, se conviene.




di Nicola Saracino - Magistrato 

Lo scandalo Natoli è  scoppiato, la rassegna stampa odierna ne offre tutti i  risvolti.

Compreso quello del famelico e rapidissimo approfittamento delle correnti per alterare la maggioranza dietro alla scelta del nuovo procuratore di Catania, costringendo proprio la consigliera di origini etnee a non partecipare alla seduta di plenum, che altrimenti l’avrebbero pubblicamente dileggiata.
  
Per non appesantire il discorso il fatto è qui riportato “per relationem”: cercate su Google  Csm Natoli e saprete tutto. 

Quando emerse il “Sistema” dalle chat palamariane l’associazione nazionale magistrati ed in generale il corpo togato si affrettarono a disincagliarsene e lo scandalo doveva portare  il solo nome di Luca Palamara.

Non contava che rivelasse  quanto i magistrati fossero dediti alle trame e come il CSM fosse in mano a fazioni agguerritissime nella lottizzazione di ogni cosa. 

Con l’ausilio della Procura Generale dell’epoca tutto è stato nascosto sotto al tappeto, impunità di massa. 

Questa volta è diverso.

A qualcuno non conviene   parlare di “scandalo Natoli”, meglio coinvolgere tutti i cd membri “laici” del consiglio superiore della magistratura. 

Con inusitato senso istituzionale,  ecco i togati mettere in discussione l’assetto costituzionale del CSM attuale che a loro avviso risulterebbe inquinato proprio dalla presenza di  non magistrati eletti dal Parlamento, tutti accomunati nelle cattive intenzioni di una di loro. 

Correntisti alla riscossa. 

Il via alle danze lo dà il segretario  di una corrente in questi termini  "Leggo le notizie sulle improvvide frequentazioni di una consigliera  laica, giudice disciplinare, con una incolpata sua concittadina. Questi sono i laici ai  quali la politica affida la tutela della autonomia della magistratura? … Episodi come questi dimostrano quanto sia  pericoloso creare la alta corte disciplinare per i magistrati e rafforzare la presenza  della politica nel CSM".

Segue un più articolato comunicato di Magistratura Democratica secondo il quale  il fatto denoterebbe “ …una tendenza a utilizzare le dinamiche consiliari per finalità di ricerca del consenso da parte della componente laica vicina all'attuale maggioranza parlamentare”.

Di qui il pericolo rappresentato da una Corte disciplinare non racchiusa nel CSM, luogo notoriamente distante da logiche di ricerca del consenso, secondo Magistratura Democratica.

Apprezzo il coraggio. 

Perché sparare fandonie di questa dimensione facendo finta di niente non è da tutti. 

A scrivere, infatti, sono gli stessi che difendono “la ricerca del consenso”  quale presupposto dell’ascesa allo scranno di consigliere superiore: difendono coi denti “il voto” per il CSM che vogliono “politico”. 

La politica reca in sé cose buone e cose meno buone. 

Il clientelismo al CSM non è appannaggio dei laici, tutt'altro; è gestito direttamente dalle correnti che proprio ai laici chiedono appoggio nelle diverse pratiche, non lo disdegnano.

La permeabilità del giudice a condizionamenti non è il frutto della discendenza non togata di alcuni componenti,  ma dell’elezione, della scelta    dei giudici proprio ad opera degli stessi magistrati soggetti al suo giudizio. 

Sono, in definitiva,  i limiti del giudice elettivo, non del giudice “laico”. 

Tanto più che la presidenza dell’organo giudicante è assunta proprio da un laico, il vice presidente del CSM, per giunta "vicino all'attuale maggioranza parlamentare": quale conclusione dovremmo trarne secondo Zaccaro e Magistratura Democratica?

Il membri laici del CSM, quindi, sono sotto attacco, tutti. 

Sta a loro chiarire se le “dinamiche togate” al Consiglio Superiore della Magistratura siano cristalline ed immuni  dalla sistematica lottizzazione correntizia. 


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