
Pubblichiamo il testo di una lettera che il collega Sergio Palmieri ha inviato ai ministri Brunetta e (per conoscenza) Alfano.
di Sergio Palmieri
(Giudice del Tribunale di Napoli)
Al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione
On. Renato Brunetta
e p.c. Al Ministro della Giustizia
On. Angelino Alfano
Preg.mo Sig. Ministro,
chi Le scrive è un magistrato, in servizio presso il Tribunale di Napoli, con funzioni di giudice del lavoro.
Le chiedo, in premessa, di avere la pazienza di leggere qualcuno di quei numeri, che, a mio avviso, soli dovrebbero informare le logiche volte all’analisi ed al miglioramento dei processi.
Tralasciando le statistiche relative ai decreti ingiuntivi, che pure hanno un peso assai significativo, nell’anno 2007, lo scrivente ha definito complessivamente n. 1.471 procedimenti (pubblicando 824 sentenze, di cui 645 di previdenza e 179 di lavoro), a fronte di sopravvenienze (cioè, di procedimenti di nuova assegnazione nel medesimo periodo) pari a n. 1.204 procedimenti. Nei primi sette mesi del 2008, chi scrive ha definito complessivamente n. 998 procedimenti (pubblicando 567 sentenze, di cui 496 di previdenza e 71 di lavoro), a fronte di sopravvenienze pari a n. 638 procedimenti. Si tratta, preme di sottolineare, di un trend costante, se si considera che al principio dell’anno 2005 pendevano sul ruolo del sottoscritto complessivamente n. 3.397 procedimenti (di cui 2.297 procedimenti di previdenza e 1.100 procedimenti di lavoro), laddove, al luglio del 2008, pendevano complessivamente n. 1.678 procedimenti (di cui 1.297 procedimenti di previdenza e 381 procedimenti di lavoro), con un saldo negativo di - 1.719 procedimenti, nonostante il rilevante numero di sopravvenienze (638 nei primi sette mesi del 2008, 1.204 nell’anno 2007; 964 nell’anno 2006; 1.287 nell’anno 2005). In definitiva, a fronte di 4.093 sopravvenienze, tra il gennaio 2005 ed il luglio 2008, lo scrivente, nel medesimo periodo, ha definito 5.812 procedimenti.
Il mio, si badi, non costituisce affatto un caso isolato. Per rimanere nell’ambito del mio ufficio, l’intera sezione lavoro del Tribunale di Napoli, caratterizzata da sopravvenienze annuali che superano i 50.000 procedimenti, vanta statistiche analoghe a quelle da me riportate.
Ma più in generale, si stima che, ad esempio per il 2006, ciascun giudice civile abbia esaurito in Italia mediamente 919 procedimenti annui, e 1.043 procedimenti quello penale (dal sito del Ministero della Giustizia si evince che il numero dei procedimenti civili esauriti nel 2006 è pari a 2.461.890 mentre il numero di quelli penali è pari a 2.220.539; dal sito del CSM si evince che i giudici civili in servizio sono 2.678 mentre quelli penali 2.128).
Per poter conseguire i risultati sopra descritti, non dovrebbe risultarLe difficile immaginare quali modalità temporali di svolgimento dell’attività lavorativa si richiedano, considerata l’abnormità di quell’unico dato che conta, ma che tutti, inspiegabilmente, sembrano dimenticare quando parlano del problema dell’efficienza del servizio giustizia, e cioè il rapporto tra procedimenti instaurati e numero di magistrati (una sorta di PIL pro capite), che nel caso della sezione lavoro del Tribunale di Napoli, è di circa 1120 nuove cause all’anno, per ciascun magistrato (considerata la fisiologica scopertura di organico, pari a circa il 6%).
Fatta tale doverosa premessa, egregio Ministro, voglio manifestarLe la mia personale e convinta adesione alla Sua proposta di collocare tornelli agli accessi dei Palazzi di giustizia per controllare, e, voglio sperare, regolamentare l’orario di lavoro dei magistrati.
Così come tutti i colleghi con i quali quotidianamente ho modo di confrontarmi, sarò ben lieto di potermi finalmente appellare ad un orario di lavoro (i pubblici dipendenti hanno un orario di 36 ore settimanali, ma Le posso concedere finanche l’orario di 38 ore che riguarda ad esempio i dirigenti del comparto Sanità), e di dismettere quelle quotidiane attività di supplenza che mi hanno consentito di raggiungere i risultati sopra descritti. E ciò, nonostante le continue battaglie con un’amministrazione pervicacemente sorda alle reali esigenze della giustizia; un’amministrazione che disincentiva il merito, richiedendo, ad esempio, al personale amministrativo di non eccellere per evitare che, quale premio per la laboriosità manifestata, la dirigenza, accortasi delle loro doti, senza attribuirgli alcun beneficio economico o di carriera, li sposti in uffici ancora più disastrati, in un’ottica di “guerra tra poveri” innescata dai sempre più cospicui tagli alle risorse ed al personale.
Sarò ben lieto, finalmente, di riportare la mia prestazione ai doverosi canoni che informano le obbligazioni di mezzi e non di risultato, e di poter mettere un punto fermo allo scadere della trentottesima ora, ovvero di essere retribuito per lo straordinario eventualmente richiestomi dall’amministrazione di appartenenza.
Spero ardentemente, Onorevole Ministro, che i Suoi non siano soltanto annunci destinati unicamente ad alimentare un battage rumoroso quanto privo di consistenza.
Vada avanti, signor Ministro, e non badi alle resistenze della magistratura associata, che tenta di istillare concetti astrusi e fuorvianti, quali il fatto che certe posizioni si pongono in radicale antitesi con l’aspirazione ad un reale miglioramento del servizio giustizia.
Tagli alle risorse e tornelli sono la ricetta appropriata, se non per migliorare l’efficienza del servizio, quanto meno per ridare serenità alla categoria alla quale appartengo, che potrà finalmente sperimentare quell’atarassia predicata dall’epicureismo, di fronte al sempre crescente sfascio della giustizia, che è poi la cartina al tornasole, su cui si misura la strutturale impossibilità, per questa nostra martoriata nazione, di divenire un paese normale.
Cordiali saluti
Sergio Palmieri
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