martedì 30 giugno 2020

Uomini immagine?


Il Procuratore Generale Giovanni Salvi presenta alla stampa l’iniziativa disciplinare del suo ufficio contro Luca Palamara. Nel rispondere alla domanda di un cronista, quasi corrucciato, lamenta l’appannamento dell’”immagine” pubblica della magistratura, così faticosamente  costruita negli anni, come se il consenso   del popolo rappresentasse uno dei principali scopi dell’azione giudiziaria. 

S’insedia a Perugia il neo procuratore Raffaele Cantone ed anche lui, presentandosi alla stampa,  si preoccupa dell’”immagine” della magistratura,  a suo avviso ingiustamente attinta dai fatti relativi al solo Luca Palamara,  dei quali il suo ufficio dovrà occuparsi in sede penale. 

Sono due magistrati relativamente freschi nei loro rispettivi incarichi, il primo Procuratore Generale della Cassazione, il secondo procuratore  della Repubblica di Perugia ed entrambi sono espressione della corrente (o meglio del cartello elettorale) denominato AREA che, per intendersi, rappresenta la cd sinistra giudiziaria, quella che per effetto delle  rocambolesche dimissioni di alcuni consiglieri superiori dello scorso anno,  si ritrova ad essere rappresentata più   dei suoi meriti elettorali  al CSM.

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lunedì 29 giugno 2020

Non chiamarmi, Donatella !




Nei giorni scorsi la dott.ssa Donatella Ferranti, già deputata del Pd per dieci anni e già presidente della commissione Giustizia della Camera, da due anni rientrata nei ruoli della magistratura con funzioni di giudice di Cassazione, ha smentito seccamente le dichiarazioni rilasciate alla stampa da Luca Palamara secondo cui, in alcune cene con lui e con esponenti dell’Anm, erano state concordate delle nomine in uffici giudiziari italiani.

Se l’ex parlamentare, secondo la sua versione dei fatti, rifuggiva quel tipo di cene ci pare che invece gradisse sicuramente lo scambio di messaggi, per discutere di nomine, con Luca Palamara.

Infatti dalle chat pubblicate da il quotidiano “la Verità” emerge che, nel periodo in cui era ancora parlamentare, ella aveva scambiato diversi sms con il p.m. romano per sostenere la nomina di due magistrati ad incarichi di un certo prestigio.

Quelle comunicazioni danno conto innanzitutto di come la dott.ssa Ferranti avesse seguito passo dopo passo l’iter per la nomina, poi effettivamente avvenuta, con delibera del Csm del 6 febbraio 2019, ad avvocato generale del dott. Francesco Salzano.

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Gli abusi delle correnti


Più volte nelle interviste televisive o in quelle rilasciate alla carta stampata il dott. Luca Palamara ha affermato che il sistema delle correnti escludeva da qualsiasi nomina i magistrati che non appartenevano, che non erano intranei ai gruppi associativi, nel senso che non venivano nemmeno valutati, presi in considerazione. In buona sostanza, il sistema nei fatti non li riconosceva nemmeno quali soggetti legittimati a partecipare ai concorsi interni.

Non solo, perché il dott. Eugenio Albamonte ha dichiarato recentemente al Corriere della sera, in relazione alla sua nomina qualche anno fa a magistrato segretario del CSM, che ciò avvenne secondo la prassi di scegliere i magistrati segretari tra i più fidati appartenenti alle singole correnti riunite nei rispettivi gruppi consiliari (Io fui nominato secondo le regole, e secondo la prassi di scegliere i segretari del Csm non solo per competenze e professionalità ma anche in riferimento ai gruppi rappresentati in Consiglio - intervista rilasciata a Giovanni Bianconi e pubblicata in data 21/6/20), cioè a dire che quei posti, benché messi a concorso, erano e sono in ogni caso riservati ai magistrati che abbiano dimostrato fedeltà alla corrente.

Dunque, una prassi assolutamente contra legem, perché in violazione dei principi di buon andamento e di imparzialità della P. A., sanciti nell’art. 97 della Carta costituzionale.

Ora, nel nostro codice penale l’art. 323 punisce il pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni, violando norme di legge o di regolamento, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto; sempre che il fatto non costituisca un più grave reato.

Dunque, affinché possa configurarsi l’abuso d’ufficio, è necessario che il pubblico ufficiale violi una norma di rango primario (la legge) o secondario (il regolamento) al fine di procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale anche ad un terzo ovvero un danno ingiusto (che non deve essere necessariamente patrimoniale).

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venerdì 26 giugno 2020

Caselli pericolosi

di Gaetano Bono - Magistrato


Dopo la pubblicazione, il 13 giugno scorso, sul Corriere della sera, dell’intervento del dott. Gian Carlo Caselli, il quale rilanciava alcune soluzioni prospettate dal Presidente della Corte d’Appello di Brescia Claudio Castelli, ci si sarebbe aspettati una qualche reazione, a fronte di proposte tali da mettere a serio rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. E, invece, il silenzio più tombale.

Pertanto, onde evitare che, data l’autorevolezza della fonte, si crei una sorta di tacito assenso a tali proposte, appare opportuno evidenziarne le principali criticità.

Chi scrive, peraltro, è latore di una proposta di riforma del sistema elettorale dei consiglieri del CSM volto a risolvere le degenerazioni del sistema correntizio e il carrierismo in magistratura, puntando sulla discontinuità tra ANM e CSM e sulla sottrazione alle correnti del potere di scelta dei candidati. 

L’idea è quella di predeterminare criteri meritocratici e di lontananza dalle correnti per comporre una platea di sorteggiabili che dia luogo non a un mero sorteggio, ma ad una sorta di “alea controllata” tramite cui individuare i candidati da eleggere, in un numero di 10 volte superiore ai seggi disponibili; tra i criteri si propone l’assenza di rilievi disciplinari gravi o reiterati, il positivo superamento della seconda o terza valutazione di professionalità, il mancato espletamento, nei cinque anni precedenti, di incarichi per il cui ottenimento occorre la “spinta” di una corrente (membro dell’ANM o del CSM, incarico fuori ruolo, etc.). 

Per questa via, si otterrebbe l’elezione di un congruo numero di consiglieri togati non più legati alle correnti o, comunque, liberi da vincoli di mandato o debiti di riconoscenza per la candidatura e il CSM recupererebbe la credibilità poiché potrebbe apparire, oltre che essere, imparziale.

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giovedì 25 giugno 2020

Magistrati incasellati


Sul quotidiano La Verità del 23 giugno 2020 è stato intervistato Paolo Tancredi, un ex deputato, il quale ha riferito di una singolare legge ad personam

Sì, proprio una di quelle che facevano sbraitare i magistrati quando avvantaggiavano Berlusconi!

Fino alla fine del 2017 l’art. 30, comma 2, del DPR 26 settembre 1958 n. 916 vietava ai consiglieri superiori uscenti di assumere incarichi direttivi o di essere collocati fuori ruolo prima di un biennio dalla cessazione della carica. 

Di lì a poco sarebbe cessato il CSM del quale faceva parte anche il dott. Luca Palamara; con lui, tra gli altri, l’attuale Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati ed il dott. Claudio Galoppi, un magistrato.    

Con la legge di bilancio di quell’anno (legge 205 del 27 dicembre 2017), che non c’entra proprio nulla con gli affari del CSM, all’art. 1, comma 469,  venne eliminato in fretta e furia quel limite, innovazione della quale nessuno  avvertiva il bisogno. 

A che serviva il divieto. 
Chi svolge una funzione molto importante per la carriera degli altri magistrati, come i consiglieri superiori,  è bene che non sia tentato di contrattare con chi gli subentrerà una sorta di “buonuscita”, vale a dire scambi e favori,  così strumentalizzando la carica per assicurarsi posti ambiti da occupare subito dopo la cessazione del mandato, magari ritardandone l'assegnazione ad altri  per concorrervi egli stesso. Allo stesso modo tendeva ad evitare che i consiglieri superiori, a contatto con una parte del mondo politico espressa dai membri del CSM di nomina parlamentare, fossero esposti alla lusinga di ricevere incarichi dalla politica.

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martedì 23 giugno 2020

Caro popolo italiano, ti scrivo…

di Anna Maria Torchia - Magistrato



L'indipendenza della magistratura è un valore posto a garanzia non dei magistrati ma dei cittadini. Senza l’interessamento e il coinvolgimento di costoro la magistratura non potrà uscire dalla gravissima crisi in cui si trova.

Questo ci ricorda la lettera che una collega ha voluto indirizzare idealmente al popolo italiano e che pubblichiamo oggi.

La redazione

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Caro popolo italiano, ti scrivo…

Mi permetto di darti del “tu” non per sminuirti, ma confidenzialmente, sia perché faccio parte “di te”, sia perché “con te” trascorro molto tempo: da magistrato in ogni sentenza scrivo il tuo nome.

Noi giudici pronunciamo le sentenze “in nome del popolo italiano”, si trova questa scritta in ogni sentenza, subito sotto il simbolo della Repubblica.

Non si tratta di un’espressione vuota e retorica. La magistratura, non solo in Italia e non solo in questo periodo storico, esiste per un’unica e sola ragione: soddisfare un’esigenza del popolo, l’esigenza di giustizia, che è connaturata a qualsiasi organizzazione umana e, dunque, alla società.

So che da un anno a questa parte, leggendo di intercettazioni in alberghi romani alla presenza di membri del Consiglio superiore della magistratura e di esponenti politici mentre discorrono di nomine “politiche”, leggendo di appartenenza alle correnti abusata e usata per fini diversi da quello per cui sono nate, ti senti tradito e smarrito, tradito proprio da quel potere dello Stato che vedi come soggetto cui ricorrere nel momento dell’ingiustizia e che ora invece ti appare impelagato in un sistema anomalo, almeno nel momento delle nomine dei “capi”.

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domenica 21 giugno 2020

Processo all'A.N.M. dopo quello a Palamara ?

di Massimo Vaccari - Magistrato


Ieri il Comitato direttivo centrale dell’associazione nazionale magistrati ha accolto, quasi all'unanimità, la proposta del collegio dei probiviri di espulsione di Luca Palamara dall'associazione medesima, per i rapporti da lui tenuti con alcuni parlamentari, all’epoca appartenenti entrambi al P.D., per concordare alcune nomine, tra le quali quella a procuratore di Roma. 

La decisione del CdC era scontata, sebbene sia la prima volta che viene adottata nei confronti di un ex presidente dell'Anm, data la chiarezza delle conversazioni che danno conto di quegli incontri, così come pubblicate da diversi quotidiani, e la gravità e la reiterazione dei fatti.

L’illecito deontologico che veniva contestato al p.m. romano è quello di cui all'art. 10 del codice etico dell’Anm, che prevede testualmente, al suo primo comma, che: “Il magistrato non si serve del suo ruolo istituzionale o associativo per ottenere benefici o privilegi per sé o per altri” e, al terzo comma, che :”Il magistrato si astiene da ogni intervento che non corrisponda ad esigenze istituzionali sulle decisioni concernenti promozioni, trasferimenti, assegnazioni di sede e conferimento di incarichi”.

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sabato 20 giugno 2020

La difesa del dott. Luca Palamara, in un luogo insolito.

Nella giornata di oggi il dott. Luca Palamara, ex Consigliere del CSM, è stato espulso dall’ANM, l’Associazione Nazionale dei Magistrati, della quale era stato dapprima segretario generale e quindi presidente.
All’epilogo si è giunti senza che l’organo interno dell’Associazione abbia dato la parola all’incolpato né al suo difensore.
Volentieri ospitiamo, col consenso del dott. Luca Palamara, uno scritto nel quale sono sintetizzate le sue difese che probabilmente avrebbe arricchito a voce, se gli fosse stato permesso.
Questo Blog raccoglie da quasi quindici anni la voce di magistrati che hanno intuito prima di altri le pericolose derive del “correntismo” e contro quel sistema si batte.
Non abbiamo mai ritenuto che sia un problema di persone ma di sistema, di regole.
Come meglio sarà illustrato in un articolo previsto per domani, non ci riteniamo migliori dei “correntisti” e, anzi, siamo consapevoli che, calati in quel contesto, gravati dalla logica dipendenza dal “voto”, sono inevitabili le conseguenze politico-clientelari oggi sotto gli occhi di tutti.
Per questo motivo non ci siamo mai accaniti contro un collega e continueremo ad avere rispetto per tutti. Al contempo, siamo irremovibili nella lotta al "correntismo" perché è un sistema che tradisce la Costituzione italiana.
Se il dott. Luca Palamara vorrà fornire ulteriori contributi di verità sulle colpe di sistema, questo è il posto giusto.

IL TESTO DELLA MEMORIA

AL SIG. PRESIDENTE DELL'ANM
AI SIG.RI COMPONENTI DEL COMITATO DIRETTIVO CENTRALE 
AL SIG. PRESIDENTE DELLA GIUNTA SEZIONALE ANM-LAZIO1.

 
Io sottoscritto LUCA PALAMARA, con riferimento alla trattazione del procedimento disciplinare nei miei confronti rappresento quanto segue. 2. Inizio dalla mia vicenda penale. Sono stato originariamente accusato di aver preso € 40.000 per la nomina a Gela del dott. Longo (mai avvenuta perché a Gela venne nominato il dott. Asaro). Per questa vicenda su richiesta del Gico della Gdf di Roma mi è stato inoculato il trojan horse per il reato di corruzione in atti giudiziari e sono stato indagato con gli avv. Amara, Calafiore e con il dott. Longo soggetti con i quali mai ho avuto rapporti nella mia vita. Oggi quell’accusa è caduta perché il trojan non ha trovato fatti corruttivi come correttamente hanno ritenuto i pubblici ministeri ed il gip del procedimento che mi riguarda.

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venerdì 19 giugno 2020

A sua insaputa?

di Nicola Saracino - Magistrato 



A questo link sono riportate le parole che, virgolettate, sono attribuite al vice presidente del CSM David Ermini, pronunciate in occasione della commemorazione  di magistrati caduti per il loro dovere, tra i quali alcuni (Giovanni Falcone) subirono in tempi lontani proprio le malefatte del correntismo.

Ecco quelle che meritano un breve commento. 

“L’abbruttimento etico dell’ordine giudiziario ha nell’attuale Consiglio superiore l’avversario più tenace e inflessibile. Contrastare ogni scoria correntizia e mantenere l’autogoverno nel solco tracciato dalla carta costituzionale è già ora e ancor più lo sarà nei mesi a venire il nostro quotidiano assillo, nella piena consapevolezza che ciò è quanto da noi si aspetta la grande maggioranza dei magistrati”, ha continuato il numero due dell’organo di autogoverno delle toghe."

Affermazioni di questo genere, a distanza di poche ore dalla nomina del dott. Cantone alla procura di Perugia, lasciano di stucco. 

Perché quella nomina rappresenta plasticamente proprio cosa sia il “correntismo” in seno al CSM, nel quale l'Onorevole Ermini agisce ogni giorno quale suo vice presidente.

Un esempio facile facile,  affinché a nessuno  possa sfuggire cosa è  deputato a fare quell’organo.

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Urge urologo !

di Donato D'Auria - Magistrato


15 marzo 2010, Edmondo Bruti Liberati ad Alfredo Robledo: Ricordati che al Plenum sei stato nominato aggiunto per un solo voto di scarto, un voto di Magistratura democratica. Avrei potuto dire a uno dei miei colleghi al Consiglio che Robledo mi rompeva i coglioni e di andare a fare la pipì al momento del voto, così sarebbe stata nominata la Gatto, che poi avremmo sbattuto all’esecuzione (da Palazzo d’ingiustizia di Riccardo Iacona, pag. 58).

24 settembre 2018, Valerio Fracassi a Luca Palamara in relazione ad una votazione in Plenum: "Massimo dice che lui non può non votare contro ma non dà fastidio. L’ho fatto parlare davanti a Galoppi ed è stato ambiguo. Mi servono almeno due astensioni tue o due persone che vanno in bagno ."(dalla chat pubblicata da La Verità).

Dunque, si potrebbe dire che il tempo passa, ma i problemi di prostata che affliggono i consiglieri superiori rimangono!

E che dire della singolare opzione lessicale - ormai consolidata - dei consiglieri nell’ambito delle scelte dell’organo di autogoverno?

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giovedì 18 giugno 2020

Salvate il soldato De Raho

di Andrea Reale - magistrato

Tutti conoscono il celebre  film di guerra diretto da Steven Spielberg.

Nel mondo giudiziario e nella Palamareide, invece, quello che voglio raccontare è un ennesimo capitolo delle mirabolanti gesta del Luca nazionale, ma stavolta in compagnia di un magistrato in una posizione direttiva simbolicamente fondamentale per la lotta alla criminalità organizzata.

Nei due articoli che si possono leggere a questi link: qui e qui,  vi sarebbero le prove di interferenze niente poco di meno che di un Ministro dell’Interno nella nomina del Procuratore nazionale Antimafia.

Quest’ultimo, soccombente nella nomina a Procuratore di Napoli, in quanto superato nei voti al plenum dal Dott. Giovanni Melillo, appena reduce dall’ufficio di capo di gabinetto di altro Ministero (quello della Giustizia), sarebbe stato “salvato” anche attraverso l’intervento dell’esponente del  Governo che si rivolgeva, il 27.7.2017, al “nostro” Luca con le testuali parole “Cerchiamo adesso di salvare il soldato de Raho. Il risultato in qualche modo lo consente”.

Palamara confermava: “Si il mio intervento in plenum è stato in questo senso”. “Perfetto. Lavoriamoci", concludeva Marco Minniti.

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mercoledì 17 giugno 2020

Agosto 2019 - Giugno 2020: da premier renziano a procuratore di Perugia.

di Nicola Saracino - Magistrato

Ebbene, poche ore fa il CSM ha partorito l’ennesima nomina di un procuratore, questa volta quello di Perugia. Città bellissima in una regione splendida, ma l’importanza dell’incarico si deve tutta alla  particolare competenza della procura perugina sulle indagini che riguardano le toghe romane.

Alla designazione si è giunti grazie alla vincente alleanza dei magistrati di Area con tutti i politici mandati dal Parlamento al CSM; alleanza non disturbata dalla compiacente astensione degli appartenenti al gruppo di Unicost, lo stesso del dott. Luca Palamara. Solo gli altri togati hanno invece votato per un diverso candidato che aveva svolto prevalentemente se non esclusivamente le funzioni proprie di un magistrato.      

E’ cosa nota che il procedimento contro il dott. Luca Palamara penda proprio a Perugia ed altrettanto nota è la simpatia dell’indagato per gli ambienti renziani, desumibile dalla comitiva che si era radunata all’Hotel Champagne, della quale facevano parte gli onorevoli Cosimo Ferri e Luca  Lotti, entrambi del PD, partito nelle cui fila  lo stesso Palamara sperava di ottenere una candidatura importante per il Parlamento Europeo.

Quell’incontro aveva suscitato enorme scalpore poiché pare vi si discutesse della nomina del nuovo procuratore di Roma: oltre alla sede del tutto impropria,  a destar scandalo la circostanza che l’On. Luca Lotti era indagato proprio dall’ufficio romano sicché era parso assai sconveniente che interloquisse sulla scelta di colui che avrebbe svolto il ruolo di suo accusatore.

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Gerarchia in magistratura? No grazie!


Pubblichiamo, con il suo consenso, la mail con la quale un collega ha spiegato le ragioni che lo hanno indotto ad aderire alle nostre proposte di riforma dell'autogoverno della magistratura perchè ci ha colpito per la freschezza e l'ironia dell'esposizione. 
Anche il suo contenuto è degno di attenzione perchè proviene da un magistrato che, in virtù della sua anzianità di servizio, ha avuto modo di conoscere bene i meccanismi dell'autogoverno e le modalità operative delle correnti.  
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Sono il dr. Adolfo Coletta ed ho 65 anni.

Sono Magistrato dal 13 maggio 1980.

Sono in servizio presso la Procura della Repubblica di Frosinone con funzioni di Sostituto.

Attualmente dirigo l’ufficio in ragione della mia anzianità di ruolo in assenza del Procuratore.

Ho qualche amico fra i colleghi ed ho avuto la fortuna di lavorare con molti magistrati, la più parte non conosciuti al di fuori dell’ambiente di lavoro, di rilevante spessore umano e culturale.

Da tutti ho imparato molto.

Per i colleghi che non mi conoscono sul sito COSMAG sono sinteticamente oggettivati i dati dei miei quarant’anni di servizio, che non ho ragione di nascondere ad alcuno e che sono disponibile a rendere noti se qualcuno me lo chiedesse.

Sono associato all’A.N.M. per iniziale convincimento che fosse luogo di libera discussione sulle questioni della giurisdizione e strumento idoneo per rappresentare all’esterno della “categoria” (parola che non amo ma ch’è sempre meglio di “corpo” o “corporazione”)  e far correre nella società civile le idee elaborate, sotto il faro della Carta Costituzionale, per svolgere al meglio il servizio di tutela dei diritti e  di composizione degli interessi in conflitto.

Non ho mai aderito ad alcuna “corrente” perché ho sempre ritenuto che la loro stessa esistenza avrebbe comportato, com’è puntualmente avvenuto, la nascita di “leadership” naturalmente tese al controllo della stessa A.N.M. e, per sciagurata contaminazione, del luogo Costituzionale dell’Autogestione, il C.S.M., tradendo in radice la sua funzione di garanzia della Indipendenza del  Magistrato come singolo e come esponente dell’intera Funzione Giurisdizionale.

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martedì 16 giugno 2020

Magistrati che appartengono

di Massimo Vaccari - Magistrato


“Magistrati che appartengono” è una vera e propria contraddizione in termini, una locuzione che provoca la stessa sensazione del raschio di un’unghia su una lavagna.

Perchè un magistrato che appartiene non può essere imparziale o meglio non può apparire imparziale ed è quindi privo di una delle qualità essenziali che gli sono richieste.

Eppure di tanti, troppi, magistrati che appartengono alle ormai famigerate correnti ci danno impietosa ma viva testimonianza le chat di Luca Palamara, il signore delle nomine, pubblicate quasi integralmente da alcuni quotidiani.

Molti suoi interlocutori indicano l’appartenenza alla stessa corrente dei soggetti di cui parlano utilizzando gli aggettivi “nostro” e “nostri”, come se fossero attestati di qualità, quando invece assumono una valenza spregiativa perché sono riferiti a chi amministra la giustizia in nome del popolo italiano (art. 101, comma 1, Cost.).

E in virtù dell’appartenenza costoro ritengono giustificate e legittime le più svariate richieste, tutte parimenti deplorevoli.

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lunedì 15 giugno 2020

Castelli in area

di Andrea Mirenda - magistrato


Claudio Castelli, Presidente della Corte d’Appello di Brescia e, prima ancora, leader storico di MD, con l’articolo del 9.6.2020, “La nomina dei dirigenti: problema dei magistrati o del servizio?, su Questione Giustizia, affronta da par suo il tema degli incarichi direttivi.

Non è facile, almeno per chi scrive, commentare senza un umano senso di fastidio proposte di riforma (ammesso che se ne intraveda alcuna…) di  coloro che, personalmente o per sodalità, sono stati i teorici nonché coprotagonisti dello sfascio istituzionale che ci ha condotto al minimo storico di credibilità.

Ciò premesso per doverosa trasparenza, abbiamo letto con attenzione l'articolo del Presidente della Corte d’Appello di Brescia che, ad ogni piè sospinto, rimarca : a) L’esigenza di " un ruolo di direzione dell'Ufficio Giudiziario che è diventato sempre più complesso e che richiede specifiche attitudini… "; b) " la mancanza di leadership in troppe sedi..”; c) il carattere fondamentale della “ presenza, autorevolezza e capacità dei dirigenti…”; d) il ruolo di “altro mestiere” dell’amministrazione della giurisdizione accanto a quello di pura amministrazione, salvo tuttavia riconoscere graziosamente che " il modello disegnato dall'ordinamento giudiziario, che vede un uomo solo al comando, è del tutto inadeguato e del resto si scontra sempre più con strutture formali e informali di supporto al dirigente … Omissis";  e) la necessità della nomina di un organismo consultivo ( ne immaginiamo subito i margini di autonomia…) in seno al CSM, composto di tecnici esterni incaricati di valutare i candidati e di fornire le caratteristiche e le capacità di ciascuno, verificando i risultati avuti;  f) la durata dell'incarico di anni 4 + 4, con la solita litania dell'effettività della verifica dei risultati al momento della riconferma quadriennale;  g) la (assai poco sorprendente) critica sbrigativa della rotazione, a  suo dire rispondente” … ancora una volta a istinti corporativi che tendono a spartire tra tutti incarichi più o meno ambiti” (l’autorevole dirigente dimentica, tuttavia, con allegra disinvoltura,  che la “spartizione” è esattamente ciò che accade oggi, con l’aggravante  dell’esclusione della quasi totalità dei magistrati non proni alla correntocrazia – parola di Palamara - dall’esperienza direttiva, anche quando dotati – seguendo le sue parole - di “capacità organizzativa e di relazione, oltre che di punto di riferimento giuridico”).

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domenica 14 giugno 2020

Democratici in casa altrui



Forse ai più sarà sfuggito che, tra le mille toghe di tutta Europa, che il 14 gennaio di quest’anno avevano manifestato a Varsavia contro i provvedimenti adottati dal governo di quel paese, per limitare l’indipendenza dei magistrati polacchi, c’era anche il Presidente dell’Anm Luca Poniz.

Intervistato da alcuni quotidiani sulle ragioni di tale sua partecipazione il dott. Poniz aveva dichiarato, perentoriamente: “ In Polonia lo stato di diritto è a rischio. Non siamo venuti qui per promuovere la conservazione del potere da parte dei giudici ma per tutelare i diritti e gli interessi dei cittadini. Il fatto poi che tutto questo stia accadendo in Europa è allarmante”.

Era lecito attendersi analoga caparbia reazione dell’Anm, questa volta a tutela dei dritti dei cittadini italiani, dopo il pubblico disvelamento della prassi ultradecennale della spartizione degli incarichi da parte delle correnti della magistratura, secondo rigorosi criteri di appartenenza, nonché di iniziative di membri del Parlamento o di appartenenti ad altri organi dello Stato volte ad orientare le scelte del Consiglio Superiore.

E’ indubbio infatti che tale fenomeno, che ha suscitato “il grave sconcerto e la riprovazione” del Capo dello Stato, è indicativo di una grave compromissione non solo dell’indipendenza interna ma anche di quella esterna della magistratura.

Ebbene, che cosa ha fatto l’Anm?

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sabato 13 giugno 2020

Cancellate quella chat!

di Nicola Saracino - Magistrato 



Il codice di procedura penale contempla, tra le altre, l’esigenza di evitare l’inquinamento probatorio quale presupposto per applicare misure cautelari personali, vale a dire per bloccare chi sta per sopprimere le prove della colpevolezza sua o dei complici. Ebbene pare sia in corso un tentativo del sistema - che in ogni caso si proscioglierà da ogni addebito - di far  sparire le tracce della sua compromissione, svelata in diretta TV.   

Fanno capolino sulla stampa notizie secondo le quali la documentazione originale delle captazioni avvenute a mezzo del trojan iniettato nello smartphone del dott. Luca Palamara potrebbe venir presto distrutta. 

E l’iniziativa non sembra provenire dal dott. Palamara il quale, anzi, ha sollecitato di poter scrutinare  personalmente il ponderoso materiale sin qui raccolto.  Ciò, verosimilmente, sia per correggere eventuali errori di trascrizione (sempre possibili) sia per selezionare argomenti a propria difesa da sottoporre al giudice penale, se mai verrà rinviato a giudizio, o a quello disciplinare essendo la celebrazione del relativo processo  certa,  dato che vi è già stata la sospensione cautelare del magistrato,  prima al vertice dell’Associazione Nazionale Magistrati e poi membro del Consiglio Superiore della Magistratura. 

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venerdì 12 giugno 2020

I delitti del C.S.M.

di Bruno Tinti - magistrato in quiescenza



Come tutti sanno, 16 componenti del CSM su 24 sono giudici. Non ho i mezzi per accertare quanti e quali processi o indagini abbiano svolto nella loro carriera e se, tra questi, ci siano mai stati processi a carico di commissioni di esame per nomina di professori universitari, primari ospedalieri, dirigenti statali e via discorrendo. Sono però sicuro che di processi del genere abbiano sentito parlare e che dunque siano al corrente del tipo di reati contestati e delle condanne comminate.

Per non farla troppo lunga, riporto qui stralci dei quotidiani di varie epoche.

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giovedì 11 giugno 2020

Usi ad obbedir tacendo ?

di Giovanni Genovese - Magistrato


Capita frequentemente, negli ultimi tempi, di sentirsi chiedere da amici e conoscenti un parere sulla vicenda Palamara.

Viene chiesto un parere personale, ovviamente, ma anche e soprattutto di conoscere cosa ne pensino gli altri magistrati “comuni”.

Sospettavano? Sapevano? Sono tutti collusi? Perché quasi nessuno dentro la magistratura ne parlava?
La risposta a queste domande non è semplice, ed è anche imbarazzante.

Come si fa a spiegare che tutti sapevano qual era il reale meccanismo di governo della magistratura, ma pochissimi osavano dirlo a voce alta?

Che anche quando quel qualcuno  parlava, riceveva tanti “hai ragione” sussurrati nei corridoi, ma quasi nessuna pubblica approvazione?

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mercoledì 10 giugno 2020

Pubblichiamo un intervento di Milena Balsamo, consigliere della Suprema corte di cassazione, del 28 novembre 2019 (intervento di Milena Balsamo: al minuto 2:12:15)



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