mercoledì 21 ottobre 2020

I fuorientrati.



Seicentocinquanta. 

E’ il numero di magistrati che hanno scelto la Lista 101 alle consultazioni dell’ANM, eleggendo quattro dei suoi candidati. 

Un risultato che pareggia quello di una “corrente” già  strutturata come A&I, ad esempio, fatta per lo più di fuoriusciti dall’altra corrente di Magistratura Indipendente. 

Cosa c’è di straordinario, direte voi? 

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martedì 20 ottobre 2020

L'immortale



di Nicola Saracino - Magistrato 

Il correntismo, vale a dire il ragionare per fazioni e per interessi di parte, si manifesta in molti modi. 

Non soltanto nella spartizione delle procure o nell’occupazione dei posti chiave nei ministeri. 

Il correntismo è capace di determinare anche come uno si orienta per risolvere questioni interpretative neppure tanto complesse. 

Ieri il CSM ha stabilito che Davigo, da pensionato, non può restare al CSM.

Questo perché, in una certa quota, quell’organo deve essere composto da magistrati che siano tali non solo al momento della loro elezione ma per tutta la durata del mandato. 

Che è di 4 anni. 

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lunedì 19 ottobre 2020

Com'è profondo il mare ?


di Clementina Forleo - Magistrato

Com’è noto, l’art.4 lett d) d. l.vo n.109 del 2006 relativo agli illeciti disciplinari dei magistrati, tipizza come tale “qualunque fatto costituente reato idoneo a ledere l’immagine del magistrato, anche se il reato è estinto per qualsiasi causa o l’azione penale non può essere iniziata o proseguita”.

In base a tale disposto la Procura Generale presso la Corte di Cassazione aveva sostenuto l’accusa nei confronti del P.M. capitolino Desirèe Digeronimo, “rea” di aver pubblicato sul social network facebook un breve scritto dal tenore inequivocabilmente ironico, ritenuto tuttavia lesivo della reputazione dell’allora sindaco di Roma, Ignazio Marino. Nello specifico, nel testo incriminato l’avverbio “beatamente” compariva connotato da una parentetica “o” tra le lettere “a” e “t” dello stesso con ciò appunto ironizzandosi su condotte tenute dal primo cittadino della capitale.

Il sindaco Marino non solo non aveva querelato il P.M. Digeronimo, ma venuto a conoscenza dell’avvio di un procedimento a suo carico, aveva fatto pervenire alla Commissione disciplinare  una missiva in cui asseriva di non essersi sentito offeso da detto “post” attesa la sua natura inoffensiva, riconosciuta dunque anche dal diretto interessato.


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venerdì 9 ottobre 2020

Salvi!

di Nicola Saracino - Magistrato 



Luca Palamara è stato radiato dalla magistratura. 

Il “mostro” è sconfitto. 

Era chiaro a tutti che il problema della magistratura fosse individuale, un solo prepotente elemento capace di nullificare la volontà del CSM che si prostrava ai suoi piedi. 

Così come i tantissimi questuanti che ora fingono di non conoscerlo. 

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IL SISTEMA CORRENTIZIO-SPARTITORIO È SEMPRE DISCIPLINARMENTE SANZIONABILE


 di Rosario Russo già sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte 


I. L’ordigno clientelare-spartitorio - II. L’orientamento delle Sezioni Unite - III. Le linee guida della Procura Generale IV. Valutazioni 


«[prenome del Consigliere CSM] solo tu puoi trovare la strada ...e solo tu puoi aiutarmi hai sempre raggiunto i risultati voluti ...dammi questa possibilità te lo chiedo per favore in nome dei [numero] anni di [nome della corrente associativa] e della nostra amicizia» (Messaggio sms - riportato dalla stampa e qui orfano dei dati individualizzanti, indirizzato da un magistrato ordinario ad un componente del C.S.M.).


 I.    L’ordigno clientelare-spartitorio 

All’interno della A.N.M. convivono categorie diverse di magistrati. Accanto a quelli che vi partecipano operativamente coesistono quelli che vi fanno parte passivamente. Tra gli attivisti si annoverano sia quelli che legalmente si battono per l’affermazione soltanto dei valori ideali della corrente cui appartengo (attivisti disinteressati); sia coloro (attivisti interessati) che invece, mediante una distorta ’attività associativa, principalmente «certant del lucro captando», cioè aspirano a vantaggi illegittimi, ovvero (coscientemente o putativamente) «certant de damno vitando», avvalendosi di mezzi illegittimi.

La captazione dell’illegittimo vantaggio può avvenire prima dell’elezione, secondo il classico «voto di scambio»: «mi adopero per la tua elezione al C.S.M. se ti impegni a favorirmi successivamente». Oppure può intervenire a elezione avvenuta, come testimoniato dal messaggio in esergo riportato: «ho contribuito alla tua elezione ovvero per tanti anni al successo della nostra corrente, dunque ora pretendo la mia ricompensa». A volte il magistrato associato ha effettivamente diritto, e sa di avere diritto, a conseguire l’ambito provvedimento. Temendo tuttavia che il Consiglio possa illegittimamente preferire altri, chiede in prevenzione di essere ‘protetto’ o ‘accompagnato’ o ‘difeso’ dal sodale Consigliere del C.S.M., invece di affidarsi alla G.A. impugnando la delibera arbitraria. Nel che si rinviene la prova tangibile della estensione e del consolidamento del metodo clientelare.

Essendo prima facie illegittimo, il sistema clientelare può operare soltanto per mezzo del metodo spartitorio[i]; perché il sistema regga è necessario che tendenzialmente le correnti siano parimenti avvantaggiate e compromesse, sicché ciascuna di esse non possa far valere una virginale legalità. Una prima scrematura avviene in Commissione: di norma i magistrati privi di appoggi correntizi sono subito esclusi dall’agone, qualunque sia il loro merito professionale. I ‘giochi’ o le trame correntizi (con o senza il sistema dei ‘pacchetti’ di nomine) si svolgono poi nel Plenum, con la singolare conseguenza che le nomine concordate ricevono addirittura il consenso unanime. Ovviamente, nomine siffatte sono impugnabili davanti al G.A.: è tuttavia un’evenienza remota, sia perché è scarsa la propensione al ricorso amministrativo, sia perché la decisione definitiva, ancorché favorevole, perviene dopo qualche anno, quando già l’interessato è in quiescenza o prossimo ad essa.


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martedì 6 ottobre 2020

Perché il 20 ottobre Davigo cessa dalla carica di consigliere del CSM


 

di Giuliano Castiglia
Magistrato
 
Il 20 ottobre 2020 l’attuale consigliere del CSM Piercamillo Davigo compirà 70 anni e sarà conseguentemente collocato in quiescenza.

Il Consiglio di Stato, in epoca non sospetta, ha avuto modo di affermare che la qualità di appartenente all’ordine giudiziario, ossia la qualità di magistrato ordinario, “costituisce condizione sempre essenziale e imprescindibile per l’esercizio della funzione di autogoverno, e non solo per il mero accesso agli organi che la esercitano. In altri termini, il fatto che il legislatore non abbia espressamente previsto la cessazione dall’ordine giudiziario per quiescenza fra le cause di cessazione della carica di componente del C.S.M. dipende non già da una ritenuta irrilevanza del collocamento a riposo, ma dall’essere addirittura scontato che la perdita dello status di magistrato in servizio, comportando il venir meno del presupposto stesso della partecipazione all’autogoverno, è ostativa alla prosecuzione dell’esercizio delle relative funzioni in seno all’organo consiliare” (Consiglio di Stato, Sez. IV, sent. 16 novembre 2011, n. 6051).  
 
In un corposo articolo del 31 luglio 2020 su Questione Giustizia, Nello Rossi, Direttore della Rivista, in linea col dictum del Consiglio di Stato appena richiamato, sostiene che il consigliere del CSM, eletto tra i magistrati, che cessi di essere magistrato per collocamento in quiescenza, decade dalla carica di consigliere; sostiene che, quindi, a partire dal prossimo 20 ottobre, data in cui, per raggiunti limiti di età, sarà collocato in quiescenza, Piercamillo Davigo decadrà dalla carica di consigliere del CSM.
 
Lo scritto di Rossi ha tanti pregi. Fra questi, senz'altro quello di avere dato il la a un dibattito su una questione che fino a quel momento, almeno negli ambienti dei palazzi di giustizia gravati dal peso del clima pandemico, era rimasta serpeggiante. 
 

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sabato 3 ottobre 2020

Terrore alla buvette

di Nicola Saracino - Magistrato 


Ieri la Sezione Disciplinare del CSM ha depositato l’ordinanza con la quale ha sancito la “piena utilizzabilità” (che quella normale non bastava) delle intercettazioni ambientali eseguite presso l’Hotel Champagne quando a chiacchierare vennero colti, unitamente al dott. Luca Palamara, anche due parlamentari, Luca Lotti e Cosimo Ferri. 

Delle molteplici questioni sollevate dalla difesa ed esaminate dal CSM la meno noiosa è proprio quella relativa alla captazione dei parlamentari in assenza di preventiva autorizzazione della camera di appartenenza. 

Il concetto, espresso papale papale dalla Sezione disciplinare, è il seguente: “In proposito, giova evidenziare che: la circostanza, evidenziata dalla difesa dell'incolpato, della possibile prevedibilità di una partecipazione dell'On. C. Ferri, in ragione delle pregresse frequentazioni rilevate, non esclude, da sé, il carattere fortuito o casuale della intercettazione, evidente essendo che non si può certo predicare l'impossibilità di intercettazione di taluno in ragione della semplice circostanza che egli abbia, tra le sue possibili frequentazioni, amici parlamentari”. 

Questo pensiero, unitamente alla constatazione delle modalità, per così dire, semi-automatiche di funzionamento del trojan che si attiva per alcune ore al giorno per evitare di scaricare la batteria del cellulare “infettato”, hanno condotto ad affermare che gli onorevoli erano stati intercettati per puro caso. 

Sarà, ma …

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martedì 29 settembre 2020

Il Presidente del Tribunale di Gela non s'ha da fare. Non ora, almeno...





Lunedì l’Ansa dava notizia che da un anno la presidenza del Tribunale di Gela è vacante e che, tuttavia, il CSM continua a prendere tempo sulla designazione del nuovo Presidente.

Ci siamo incuriositi e abbiamo potuto verificare che la notizia era sbagliata.

Per difetto! Perché, in effetti, il posto di Presidente del Tribunale di Gela è vacante dal 19 giugno 2019, quindi da più di quindici mesi.

E abbiamo anche verificato che ormai da tante settimane, quella del Presidente del Tribunale di Gela è, tra gli incarichi direttivi e semidirettivi degli uffici giudiziari del Paese (escluse le nomine da rifare perché annullate), la vacanza più risalente.

Eppure, benché sempre portata all’ordine del giorno della Quinta Commissione del CSM, la pratica risulta costantemente inevasa.


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sabato 26 settembre 2020

Buone notizie dalla magistratura.

di Guido Salvini - Magistrato 


Finalmente una buona notizia.  La Procura Generale presso la Corte di Cassazione, che è titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, ha “depenalizzato” con una sua direttiva le raccomandazioni ed il traffico di influenze all’interno della magistratura.

Non saranno punibili, le autopromozioni e la ricerca dei vantaggi contattando Consiglieri del CSM o esponenti dell’Associazione Nazionale Magistrati quando si concorra per un posto purché non si denigrino gli altri candidati e non si promettano vantaggi elettorali.

In pratica comportamenti che, se commessi da un politico o da un amministratore per un concorso pubblico o un appalto, spesso non portano neanche ad un procedimento disciplinare ma direttamente al registro degli indagati.

Anch’io voglio approfittarne subito, partendo per ora dal basso. C’è il concorso per diventare uno dei responsabili del settore informatico del Tribunale, non un granché ma qualcosa che serve per iniziare un cursus honorum che promette incarichi più prestigiosi.

Anche se di informatica capisco poco telefonerò o cercherò di incontrare un autorevole esponente di corrente a Milano affinchè influisca in mio favore sulla Commissione. Gli farò capire che ho votato e voterò sempre, questo è implicito, per la sua corrente e i suoi amici e che comunque resterò a disposizione.  Per quanto riguarda gli altri candidati non li denigrerò, gli ricorderò solamente che non sono dei nostri. Di quello che starò facendo non avrò niente di cui preoccuparmi perché sarà deontologicamente del tutto lecito.


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venerdì 25 settembre 2020

Sia esclusa la petulanza in Procura Generale.

di Nicola Saracino - Magistrato


Che la maggiore preoccupazione del dott. Giovanni Salvi, Procuratore Generale della Cassazione e quindi titolare dell’azione disciplinare contro i magistrati, fosse quella di salvare l’”immagine” della magistratura lo aveva detto lui stesso qualche tempo fa.   

Da pochi giorni sono stati diffusi i criteri concepiti dall’ufficio dell’accusa disciplinare per … assolvere, in definitiva, il sistema del correntismo in magistratura, le lottizzazioni, le raccomandazioni, armamentari della carriera del magistrato ormai sdoganati proprio dal soggetto dal quale ci si sarebbe aspettati l’articolazione di un solido atto d’accusa.

In  questo blog sono già state illustrate le guide lines della Procura Generale, salvacondotto dei petulanti: raccomandarsi non è peccato disciplinare ed il togato gravemente scorretto può essere perdonato per fatto lieve.  

L’ufficio della Procura Generale è molto ambito tra i magistrati ed è ineliminabile, a questo punto,  l'esigenza di fugare l'idea che la linea “morbidissima” concepita in quella sede sia condizionata  dall’approdo di toghe “petulanti”. 

Dichiarino, allora, il Procuratore Generale ed i suoi sostituti e magari anche gli appartenenti alla Direzione Nazionale Antimafia (altro ufficio di accusatori di prestigio) di non essersi mai “auto-promossi” nella loro carriera,  tanto meno col dott. Luca Palamara. 

E’ un atto, a questo punto, dovuto e serve ad escludere che l'accusa disciplinare sia invece distratta, anche inconsciamente, dalla propria difesa.  


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martedì 22 settembre 2020

Il principio di non contraddizione nel caso Palamara: la scorrettezza grave, ma lieve.





Eliminarlo dall’ANM. Fatto. 
Cacciarlo dalla magistratura: al massimo entro ottobre.

E tutti gli inciuci delle chat? 

Cestinazione, cioè amnistia politica generalizzata per mano del Ministro della Giustizia e della Procura Generale, gli unici soggetti ai quali è permesso di accusare i magistrati in sede disciplinare e che se vogliono e sono d’accordo possono non farlo.  Nessuno li sindacherà, tantomeno il CSM. 

La Procura Generale ha diffuso il suo editto. 

Quello dove c’è scritto che il magistrato petulante a caccia di raccomandazioni non è punibile perché non è scorretto.  Quindi è magistrato corretto, se la logica ha un peso.  E quindi se ne può trarre la seguente massima: è corretta, ai fini della legge disciplinare,  la condotta del magistrato che si raccomanda presso i consiglieri superiori per il conseguimento di incarichi direttivi o di altra natura. 
 
Sono parole e metodi della logica, ai quali non sfugge nessuno, nemmeno se si chiama Carnelutti (per i profani il Leo Messi dei giuristi, in altra epoca).

Ebbene proseguendo nell’analisi … logica dello scritto della procura generale ci si imbatte in un ulteriore tortuoso percorso che mette a rischio la tenuta mentale degli sprovveduti. 

Due norme, tratte dal codice disciplinare dei magistrati. 

La prima: costituisce illecito disciplinare nell'esercizio delle funzioni il comportamento  gravemente scorretto. 

La seconda: l'illecito disciplinare non è configurabile quando il fatto è di scarsa rilevanza.

Teniamoci forte, qui cominciano le montagne russe. 

Si può agevolmente affermare che una condotta è scorretta ma non gravemente  e tanto basterebbe ad escluderne la rilevanza disciplinare. E’ il percorso lineare che porta dritto dritto dal punto A al punto B.  

Ma come si può dire che un comportamento gravemente scorretto è di scarsa rilevanza senza causare l'insanabile conflitto tra le due regolette?  

Ebbene, si può dire se nessuno ti contraddice. Cioè se sei solo al mondo. 

Ma se gli altri ti ascoltano ti faranno notare che hai applicato male non una, ma entrambe le regole: applichi male la prima perché se il fatto è lieve la scorrettezza non è grave. Male anche la seconda perché se il fatto è grave non può essere di scarsa rilevanza.  

I logici lo chiamano principio di non contraddizione. 

I potenti lo intendono in senso alquanto libero che suona più o meno così: non permetterti di contraddirmi!

Ma quello è il principio di autorità e regola i rapporti tra diseguali.


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Self marketing, quando il magistrato s’illumina d’immenso.


Sono stati divulgati in questi giorni i criteri che la Procura Generale della Cassazione si è (auto)posta per districarsi nella mole di dati offerti dalle famigerate chat provenienti dallo smartphone del dott. Luca Palamara, per distinguere ciò che dovrebbe avere rilievo disciplinare da ciò che invece è innocuo. 

Premesso che quello della Procura Generale è l’ufficio che condivide col Ministro della Giustizia l’iniziativa disciplinare, vale a dire l’esercizio dell’accusa,  sarebbe da accogliere con favore l’anelito garantista che traspare da quel documento. 

Se non fosse che alcune opzioni, oltre ad apparire tecnicamente errate, tendono  il salvagente a tutti quei magistrati abituati ad avere rapporti diretti col potere interno alla magistratura  e quindi ad alzare la cornetta -  anzi ad agitare la tastiera di whatsapp   - per perorare i propri meriti direttamente col consigliere amico, piuttosto che affidarsi alla documentazione ritualmente inserita nel fascicolo del procedimento ed attenderne serenamente l’esito.  

No. Questa è una condotta che non può pretendersi dai magistrati, ma solo dai comuni cittadini che se colti a brigare con l’assessore o col direttore di turno vanno incontro a guai certi. 

Ecco il passaggio del documento del supremo ufficio d’accusa che sposa l’”autopromozione” dei togati sgomitanti, così illuminandoli d'immenso.
 
Applicando questi principi, ed esemplificando, l’attività di autopromozione, effettuata direttamente dall’aspirante, anche se petulante, ma senza la denigrazione dei concorrenti o la prospettazione di vantaggi elettorali, non può essere considerata in violazione di precetti disciplinari, non essendo  ‘gravemente scorretta’ nei confronti di altri e in sé inidonea a condizionare l’esercizio delle prerogative consiliari.”. 

Dunque, secondo l’indulgente Procuratore Generale, il self marketing rientra nel necessario bagaglio professionale di ogni magistrato aspirante ad un incarico direttivo.  Perché se lo fa uno allora anche il competitore è legittimato a farlo, anzi deve.  

Senza promesse elettorali, per carità.  

Sarà un caso,  ma solitamente l’arrivista si rapporta col consigliere superiore della sua corrente, quello che ha (già) votato e che non potrebbe votare nuovamente perché non rieleggibile. Il riferimento al vantaggio elettorale appare pertanto un richiamo incongruo, se guarda al futuro.  Quel vincolo elettorale, semmai, proviene dal passato e l’auto-promozione del petulante è legittimata da un patto già precedentemente sancito, espressione di un sistema che, v'è da credere, ne esce incredibilmente rafforzato.   

Ora, a ciascuno riflettere sulla correttezza di simili condotte rispetto a quei magistrati che, conformemente alla disciplina che regola i concorsi  - anch'essa, peraltro, riguardante il "servizio giudiziario" -  si limitano a presentare la domanda corredandola degli opportuni  documenti e si astengono dal sollecitare rapporti diretti ed amicali con la commissione esaminatrice (il CSM). 

E’ una scorrettezza gravissima, specialmente se riferita ad un magistrato. Ed è anche violazione di specifiche regole di condotta implicite nella regolamentazione dei concorsi.   

Questione di punti di vista, si dirà.  

Almeno adesso conosciamo quello del  Procuratore Generale.  


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lunedì 21 settembre 2020

L'Anm, Palamara e R.Livatino

L'assemblea generale dell'Anm ha deciso che Luca Palamara ha commesso gli illeciti associativi e disciplinari dei quali era accusato e che la sua espulsione è giusta.

Nulla da eccepire in proposito anzi.

Da questa prima conclusione dobbiamo però dedurne in via logica almeno altre due.

La prima è che non possiamo più mettere in dubbio la compartecipazione a quei fatti di tanti colleghi, anche di correnti diverse da quella di cui faceva o fa ancora parte Palamara.

Dalle chat risulta infatti che il p.m. romano era un instancabile collettore di richieste, più o meno pressanti, che poi coltivava in seno al Csm.

E quelle richieste non possono che qualificarsi come raccomandazioni.

Lo abbiamo già scritto in altre occasioni ma dobbiamo ripeterlo, evidenziarlo in grassetto e sottolinearlo visto il tentativo di numerosi, troppi, colleghi colti a trafficare con “il signore delle nomine” di nobilitare le loro intercessioni come doverose, e addirittura meritevoli, “segnalazioni” di candidati di valore.

E ancora una volta dobbiamo ricordare che le raccomandazioni dirette ad influire sulle scelte del Csm integrano illecito disciplinare e deontologico anche se provengono da magistrati e che gli autori di esse non avevano nessun titolo o ruolo per segnalare chicchessia, senza contare che erano motivati da mestissime ragioni clientelari. 

 La seconda conclusione che possiamo, e dobbiamo, trarre dal destino associativo del collega è che non è mai esistito un sistema Palamara ma esiste un sistema di lottizzazione delle nomine gestito delle correnti perché Palamara operava in un organo collegiale e non poteva da solo condizionarne le decisioni.

Ed allora, fino a quando Anm e Csm ed anche le correnti interessate non daranno una prova concreta di voler “fare pulizia”, quella pulizia invocata da un numero sempre più elevato di voci (segnalo il link all’editoriale di oggi di P.Mieli che si inserisce in quel coro:  https://www.corriere.it/editoriali/20_settembre_20/caso-palamara-quanta-fretta-csm-70393028-fb70-11ea-a2be-cc6f2f2b148b.shtml ) il sospetto, o la convinzione, che si sia voluto trovare in lui un capro espiatorio sarà sempre più forte.

Oggi ricorre l’anniversario della morte di R. Livatino ed una delle sue frasi più celebri era: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”

Ebbene, i cittadini si attendono di vedere una Anm e un Csm credibili almeno ora.

 



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domenica 20 settembre 2020

I buoni e il cattivo



Ulteriore atto della tragicommedia collegata a Luca Palamara. 

Ieri si è svolta l’assemblea di tutti i magistrati italiani iscritti all'ANM (che sono circa 8.000) partecipata da un centinaio di toghe per la maggior parte “targate”, vale a dire inserite mani e piedi nel sistema delle correnti. 
Luca Palamara è intervenuto per ribadire l’esistenza di un sistema nel quale ha ammesso di aver operato da protagonista. Non isolato. 

La sua richiesta di sospendere il procedimento sanzionatorio dell’Associazione Nazionale Magistrati (di cui è stato presidente e segretario) è stata respinta con voto bulgaro (bulgaretto, erano davvero pochini) sebbene sia ancora da decidere se siano utilizzabili le intercettazioni. 

E’  stata così confermata l’espulsione del reprobo dalla linda associazione magistratuale.
Realizzando il primo passo verso la negazione del problema, esclusa caparbiamente la volontà di risolverlo. 
Perché il problema è platealmente di sistema al quale si risponde colpendo il singolo per fatti che non lo coinvolgono: si punisce Palamara ma ad essere condannata  è questa associazione di magistrati, incapace  di emendarsi.  

Mediaticamente tutti conoscono il mercimonio degli incarichi, la spartizione tra tutte le correnti, il premio dato per mera appartenenza.

Eppure nell’assemblea qualche impudente non ha esitato a vantarsi  dell’incarico ricoperto per altissimi meriti personali piuttosto che per la sua adesione alla corrente di turno. Fandonie. Nessuno può ormai negare che il merito è comunque e sempre in sottordine all'appartenenza.
 
Ebbene i cittadini devono drizzare le antenne perché nessuno intende fare chiarezza su "magistratopoli": delle chat di Luca Palamara - quelle che chiamano in causa il sistema di governo della magistratura e la sua palese compromissione con la politica - non si occupa alcuno dei procedimenti sin qui avviati: non quello conclusosi ieri nell’assemblea dell’ANM, praticamente andata deserta in rapporto al numero di iscritti; non se ne occupa il processo penale di Perugia e neppure quello disciplinare davanti al CSM.

Quei fatti devono essere negati, contro l’evidenza. Nessun  testimone deve essere sentito. 
Bisogna far presto, va colpito l’unico cattivo in un mondo di buoni.  

Come nelle favole. Ma è solo commedia. 

La magistratura dimostra di non volere e di non sapere fare ordine al proprio interno. Ben venga, allora, una commissione parlamentare d'inchiesta, primo passo verso una drastica riforma del CSM.  


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mercoledì 9 settembre 2020

La carica del centouno.





La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Il popolo e la legge: i troppo spesso dimenticati  limiti costituzionali della giurisdizione, un potere, meglio ancora un servizio, da esercitare in nome (e per conto)  altrui e nei limiti della legge.

La distorta concezione che guarda invece alla magistratura come soggetto “politico”  autonomo, e che strumentalizza assurdamente il voto previsto per la selezione del Consiglio Superiore della Magistratura, è quella che ci ha condotti sin  qui: una magistratura suddita delle fazioni che la dilaniano, spesso politicamente schierate. Sistemi lottizzatori per la selezione dei vertici degli uffici giudiziari e condizionamento politico dell’azione delle procure della Repubblica, dominate da un solo uomo al comando, il “capo”.

Il mostro, solo in parte disvelato dal caso Palamara, è il frutto del correntismo, incestuosa commistione tra ruoli privati e compiti istituzionali.  

La mancanza di separatezza tra associazione ed istituzione è alla base dello sfascio odierno, sia in termini di perdita della fiducia dei cittadini che di scarsa efficienza della giustizia italiana: quando si scelgono i dirigenti per la loro appartenenza correntizia (o partitica, che è lo stesso) si cancella con un sol tratto il carattere basilare della figura del magistrato, la sua “indipendenza” e si sacrifica la competenza  come unico serio criterio di alternanza nei posti organizzativi. 

Nasce così l’iniziativa di un drappello di colleghi, non legati tra loro da alcun vincolo di “gruppo”, di presentare una lista per le prossime elezioni degli organi dell’Associazione Nazionale Magistrati. 
Col principale obiettivo di richiamare tutti i magistrati italiani a rispettare l’istituzione che è cosa diversa dalla loro privata associazione: il CSM è lo strumento messo a disposizione dal “popolo” per  rendere ogni singolo magistrato fedele soltanto alla legge, non schiavo delle appartenenze. 

Qui di seguito i link all'appello di questi colleghi e al programma, un’opportunità offerta a quella “maggioranza silenziosa” di magistrati estranea al correntismo che è bene esca adesso, subito, allo scoperto.  Altrimenti è  mitologia. 
 
 
 


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mercoledì 26 agosto 2020

Lockdown del dibattito tra i magistrati



Con un breve post della vigilia di ferragosto lamentavamo il blocco della mailing list dell’ANM.

Mentre imperversava lo scandalo delle nomine dei magistrati direttivi platealmente condizionate dal sistema dell’appartenenza partitica, il luogo principe del dibattito tra i magistrati, e unico per quelli non appartenenti alle correnti, la mailing list dell’ANM, era inspiegabilmente off-limits.

Quello stesso giorno, miracolosamente, la mailing list tornava operativa; e, nonostante la mezza estate non rappresenti di certo un incentivo alla trattazione di argomenti non precisamente ameni, tornavano a fioccare i messaggi.

Ma è durato poco.

Dal 22 agosto la mailing list è di nuovo bloccata e non inoltra più alcun messaggio.

Come se non ci fosse di che parlare! Per dirne solo alcune: sono alle porte (ottobre) le elezioni del Comitato Direttivo Centrale dell’ANM (il c.d. “parlamentino dei giudici”) e quelle dei consigli giudiziari (i “piccoli CSM” locali); la Magistratura è scossa e la credibilità della giurisdizione fatta a brandelli dal c.d. “scandalo delle nomine” e il Governo avverte l’urgenza, in piena estate, di espungere sostanzialmente dall’ordinamento l’abuso d’ufficio senza trovare, questa volta, nessun quartetto a bloccare la strada come accadde al c.d. “decreto Biondi”; per il 19 settembre è fissata l’Assemblea Generale dell’ANM chiamata a pronunciarsi sul ricorso di Luca Palamara contro la delibera del CDC che, senza avergli dato la parola, ha espulso il suo ex Presidente dall’Associazione; il Parlamento ha avviato l’esame del disegno di legge costituzionale sulla separazione tra le carriere di giudici e pubblici ministeri; il Governo ha licenziato il disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario che dovrebbe – mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo – porre fine alla correntocrazia e liberare finalmente i magistrati dalle lusinghe e dai condizionamenti della politica.

Il mezzo principale a disposizione dei magistrati per discutere di tutto questo e di altro ancora, però, è fuori uso.
 
Ancora!

Spiegazioni ufficiali? Nessuna!

E il silenzio ha tutta l’aria di non dispiacere ai vertici dell’ANM e delle Correnti.

Diventa davvero difficile, a questo punto, credere che il perdurare del “lockdown” della mailing list dell’ANM sia frutto di uno spiacevole e non desiderato imprevisto.



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Il ricorso del dott. Palamara contro la sua espulsione dall'Anm


Pubblichiamo il ricorso proposto da Luca Palamara contro la decisione del Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati che, su proposta del collegio dei probiviri, l'ho ha espulso dalla associazione.

L’assemblea generale degli associati che, a norma di statuto, dovrà valutarlo si terrà, in presenza, nei giorni del 19 e 20 settembre a Roma (modalità questa imposta dallo Statuto ma quanto mai inopportuna visto il periodo di emergenza sanitaria in cui ci troviamo).

A quanto ci consta è la prima volta nella storia dell’associazione che si verifica un caso del genere poiché finora i magistrati incolpati o si sono sottratti al procedimento disciplinare, dimettendosi dalla associazione, o hanno prestato acquiescenza alla decisione adottata nei loro confronti.

Ulteriori elementi che valgono a conferire particolare rilievo a questo precedente sono dati dalla caratura dell’incolpato (già presidente dell’Anm nonchè componente della commissione che redasse la versione del codice etico sulla base del quale viene giudicato) e per uno dei temi che il procedimento disciplinare involgerà ovvero quello della influenza delle correnti nella vita associativa e nell’autogoverno dei magistrati.


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giovedì 20 agosto 2020

Fazioni

di Donato D'Auria - Magistrato


Negli ultimi giorni sulla stampa locale di Reggio Emilia si è acceso il dibattito sulla nomina del procuratore capo di quella città, avvenuta in data 4/7/18.

            La Gazzetta di Reggio e il Resto del Carlino (sia nella edizione di Reggio Emilia che in quella di Bologna) hanno riportato ampi stralci degli scambi di messaggi whatsapp intercorsi tra il dott. Marco Mescolini, attuale procuratore della Repubblica di Reggio Emilia ed il dott. Luca Palamara, all’epoca dei fatti consigliere superiore.


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mercoledì 19 agosto 2020

Sul concorso in magistratura


Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sull'attuale conformazione del concorso in magistratura



La tempistica problematica
del concorso in magistratura

di Maria Grazia Sodano


Il deludente esito delle prove scritte dell’ultimo concorso di magistratura che ha visto ammettere agli orali su oltre tremila consegnanti solo 301 candidati, peraltro in numero di molto inferiore ai posti messi a concorso, offre l’occasione per riflettere approfonditamente sulla necessità di un’adeguata riforma del concorso stesso.

A parere di chi scrive essa deve muovere da un’analisi approfondita delle problematiche che affliggono l’attuale accesso alla magistratura, a cominciare dalla tempistica di espletamento del concorso che non esitiamo a definire biblica, tanto da consentire l’entrata in carriera di candidati “invecchiati” sui libri, lontanissimi dalla laurea e, privi, nella maggior parte dei casi, anche di un’adeguata pratica giudiziaria.

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martedì 18 agosto 2020

Con ... sob! (Ovvero dell’autodistruzione secondo Berruti)


di Andrea Mirenda - Magistrato 

Eccolo qua! 
Dopo i consueti sermoni degli illustri pensionati protagonisti del “pensiero unico giudiziario”, da tempo riuniti nella celebre formazione dei Tre Tenori (al secolo Spataro, Bruti Liberati e Caselli), ecco giungere sul giornalone di turno  (La Stampa, 17.08.2020)  altro infaticabile “ex” che, con divertita iattanza,  ci canta i mali che condurranno la magistratura all’implosione.

Per i non addetti ai lavori parliamo del buon Giuseppe Maria Berruti, già nel gotha dei leader di Unità per la Costituzione nonché esponente di spicco di quel “pancorrentismo” che, di riffa o di raffa, ha portato la magistratura nel gravissimo stato di coma morale e deontologico  in cui versa.

Il “bravo opinionista”, emulo del bravo presentatore di marca arboriana nonché fratello dell’ottimo Massimo Maria Berruti (di cui possiamo leggere il simpatico ritratto su Wikipedia), è stato dal 1986 al 1990 Magistrato dell'Ufficio Studi del Consiglio superiore della  Magistratura e dal 2006 al  2010 Componente del Consiglio Superiore della Magistratura; fino al settembre del 2000 e successivamente fino al 12 marzo 2004, esperto Giuridico della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ai sensi dell'art. 11 della legge n. 287 del 1990, e poi,ancora, Presidente della Commissione del Concorso per la nomina a Notaio, e poi ancora Magistrato  componente la "Commissione dei Ricorsi contro i Provvedimenti dell'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi" (su indicazione del Primo Presidente della Corte di Cassazione), e poi, ancora, dal 25 novembre del 2013, Direttore dell'Ufficio del Massimario della Corte e poi, ancora , il  2 maggio 2014, con decreto del Ministro della Giustizia, Presidente della "Commissione  ministeriale per gli interventi urgenti di riforma sul processo civile". 
Infine, deposta la toga,  il nostro Berruti è ora membro della Consob… per chiamata politica. 

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venerdì 14 agosto 2020

Una questione di credibilità

di Luciano Varotti - Magistrato 



E alla fine ci siamo…

Dopo la pubblicazione su numerosi quotidiani, nazionali e locali, delle riunioni avvenute in luoghi non istituzionali tra componenti ed ex componenti del Consiglio superiore della magistratura e personaggi politici (fatti, come noto, avvenuti nel maggio 2019), si assistite oggi a divulgazione di messaggi tra magistrati di uffici più periferici, quali ad es. la Procura di Reggio Emilia (https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/grande-pal-sei-il-re-de-roma-le-chat-tra-mescolini-e-palamara-1.5409995).

In tutti i casi, sia in quelli di interesse nazionale, sia in quelli locali, le persone coinvolte si sono spesso difese con i soliti e noti argomenti.

Si è replicato asserendo che, in fondo, non vi sarebbe nulla di male a chiedere informazioni sul proprio procedimento di nomina e che, comunque, tali incontri o scambi di messaggi non avrebbero di fatto avuto alcuna ripercussione concreta sui processi decisionali del Consiglio superiore.

In altri casi le giustificazioni sono state più tragicomiche: “io non c’ero”, “c’ero ma dormivo”, “sarei dovuto andare via subito”, “si è sempre fatto così”, “abbiamo comunque nominato i migliori”, “non ci sono prove di commissione di reati”, “siamo alla cultura del sospetto”, “bisogna contestualizzare”, ecc…, sino ad arrivare, in qualche caso, a prese di posizioni in difesa di quello o di quel partito politico.

In realtà il vero danno arrecato alla magistratura nel suo complesso è molto più grave di quello che deriva da una nomina errata o caduta su un soggetto inidoneo (evento che anche in un sistema sano può verificarsi).

È stato infatti compromesso – direi sbriciolato – un bene forse non molto percepibile in prima battuta, ma di sostanziale importanza, ossia la credibilità dell’istituzione “magistratura”, che riguarda non solo il singolo partecipante a questo o a quell’incontro incontro o colloquio, ma l’intero sistema.

Qualunque persona, qualunque cittadino, oggi può legittimamente chiedersi (e sollevare quindi il dubbio) se le indagini, le decisioni e, in generale, gli atti della magistratura - sia essa di importanti uffici giudiziari, come pure di uffici periferici - siano stati assunti in piena indipendenza, oppure se essi siano stati condizionati da altre vicende e favori, oppure se siano il mezzo per ottenere future utilità in cambio.

E questo enorme fardello (del quale siamo tutti testimoni leggendo i quotidiani) grava non solo sulle indagini e sulle sentenze assunte nel passato dalla magistratura, ma anche sulle indagini e sulle decisioni che verranno assunte in futuro.

C’è dunque da chiedersi se, oggi, si possa permettere che alcuni uffici giudiziari siano guidati e diretti da magistrati implicati in questo anomalo e malato sistema di scambio delle correnti, oppure se essi non vadano in qualche modo rimossi, eventualmente mediante una volontaria iniziativa dei singoli stessi (quale ad es. una domanda di trasferimento).

I mezzi per procedere non mancherebbero, se si pensa che, oltre alla (probabilmente utopica) domanda di trasferimento della persona coinvolta, sussiste per il Csm la possibilità di non concedere al soggetto interessato la proroga quadriennale nelle funzioni, oppure la possibilità di trasferimento d’ufficio ex art. 2 del rd n° 511 del 1946, oppure, infine, l’annullamento d’ufficio dell’atto di nomina, ai sensi dell’art. 21-nonies della legge n° 241 del 1990, ove applicabile.

I mezzi, dunque, ci sono.

Speriamo che alla fine sopraggiunga - un po’ come il settimo cavalleggeri nei film western - anche la volontà di procedere.



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Zitti zitti (il silenzio è d'oro)


Mentre imperversa sulla stampa lo scempio delle nomine di magistrati direttivi platealmente truccate dal sistema dell’appartenenza politica,  l’Associazione Nazionale Magistrati  altro non fa se non oscurare l’unico luogo di dibattito interno, vale a dire la sua mailing list nazionale che è bloccata da circa 10 giorni. 

Per di più in una fase preparatoria della assemblea che sfocerà nel primo esperimento di votazione telematica,   la cui organizzazione appare oggetto di auto-boicottaggio: pochissimi saranno i magistrati in grado di parteciparvi visto che non si sta offrendo alcuna pubblicità all’evento. 

Insomma, lo struzzo che s'insabbia è un esibizionista al confronto.

In caso di pericolo tutti zitti, la parola d’ordine è omertà!


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sabato 8 agosto 2020

La farsa.

di Nicola Saracino - Magistrato 



E poi biasimano le fake news!

Dal quotidiano La Repubblica dell’8 agosto 2020,  Liana Milella riempie di vuoto un articolo dal titolo: “Csm, la riforma Bonafede stronca le correnti ma è rivolta tra le toghe”.

Sulla stessa linea La Stampa: “Varata anche la riforma del Csm, Bonafede: scardinato il correntismo. Giustizia, stretta sulle nomine del Csm. E stop alle porte girevoli toghe-politica” Con un sottotitolo ancora più propaganda di quello principale “Via libera del Consiglio dei ministri alla riforma. Bonafede: scardiniamo il correntismo componenti delle Commissioni saranno estratti per sorteggio. E arrivano le quote rosa.”. 

I lettori del blog sanno sin dall’inizio che quella messa in scena dal Governo è una gattopardesca manovra per non cambiare un bel nulla e per conservare proprio quei rapporti stretti tra politica a magistratura che almeno ad una fazione (oggi si capisce ancor meglio) deve apparire irrinunciabile. 

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martedì 4 agosto 2020

In confronto il processo di Kafka era uno scherzo.

di Cristiana Valentini

Professore Ordinario di Procedura Penale

Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara




Tra le varie immagini da incubo che popolano le notti dei lettori i quali, psicologicamente impreparati, si avventurino nella lettura dei media degli ultimi mesi, compare all’improvviso quella tracciata da una notizia surreale: il dr. Davigo sarà giudice nello stesso processo in cui è chiamato a testimoniare, perché il Collegio del CSM che valuterà la situazione disciplinare del dr. Palamara ha ritenuto infondata la ricusazione proposta dal difensore di quest’ultimo. 

Ammettiamolo, lo scenario è davvero –come suol dirsi- kafkiano e si presta a fornire materia a sogni angosciosi.

Ma proviamo a tradurre la situazione senza giuridichese.

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