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mercoledì 21 ottobre 2020
I fuorientrati.
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21.10.20
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martedì 20 ottobre 2020
L'immortale
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20.10.20
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lunedì 19 ottobre 2020
Com'è profondo il mare ?
di Clementina Forleo - Magistrato
Com’è noto, l’art.4 lett d) d.
l.vo n.109 del 2006 relativo agli illeciti disciplinari dei magistrati, tipizza
come tale “qualunque fatto costituente reato idoneo a ledere l’immagine del
magistrato, anche se il reato è estinto per qualsiasi causa o l’azione penale
non può essere iniziata o proseguita”.
In base a tale disposto la
Procura Generale presso la Corte di Cassazione aveva sostenuto l’accusa nei
confronti del P.M. capitolino Desirèe Digeronimo, “rea” di aver pubblicato sul
social network facebook un breve scritto dal tenore inequivocabilmente ironico,
ritenuto tuttavia lesivo della reputazione dell’allora sindaco di Roma, Ignazio
Marino. Nello specifico, nel testo incriminato l’avverbio “beatamente”
compariva connotato da una parentetica “o” tra le lettere “a” e “t” dello
stesso con ciò appunto ironizzandosi su condotte tenute dal primo cittadino
della capitale.
Il sindaco Marino non solo non
aveva querelato il P.M. Digeronimo, ma venuto a conoscenza dell’avvio di un
procedimento a suo carico, aveva fatto pervenire alla Commissione
disciplinare una missiva in cui asseriva
di non essersi sentito offeso da detto “post” attesa la sua natura inoffensiva,
riconosciuta dunque anche dal diretto interessato.
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19.10.20
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venerdì 9 ottobre 2020
Salvi!
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9.10.20
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IL SISTEMA CORRENTIZIO-SPARTITORIO È SEMPRE DISCIPLINARMENTE SANZIONABILE
di Rosario Russo già sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte
I. L’ordigno clientelare-spartitorio - II. L’orientamento delle Sezioni Unite - III. Le linee guida della Procura Generale IV. Valutazioni
«[prenome del Consigliere CSM] solo tu puoi trovare la strada ...e solo tu puoi aiutarmi hai sempre raggiunto i risultati voluti ...dammi questa possibilità te lo chiedo per favore in nome dei [numero] anni di [nome della corrente associativa] e della nostra amicizia» (Messaggio sms - riportato dalla stampa e qui orfano dei dati individualizzanti, indirizzato da un magistrato ordinario ad un componente del C.S.M.).
I. L’ordigno clientelare-spartitorio
All’interno della
A.N.M. convivono categorie diverse di magistrati. Accanto a quelli che vi partecipano
operativamente coesistono quelli che vi fanno parte passivamente. Tra gli attivisti
si annoverano sia quelli che legalmente si battono per l’affermazione soltanto dei
valori ideali della corrente cui appartengo (attivisti disinteressati); sia coloro
(attivisti interessati) che invece, mediante una distorta ’attività associativa,
principalmente «certant del lucro captando», cioè
aspirano a vantaggi illegittimi, ovvero (coscientemente o putativamente) «certant de damno vitando», avvalendosi
di mezzi illegittimi.
La captazione dell’illegittimo
vantaggio può avvenire prima dell’elezione, secondo il classico «voto
di scambio»: «mi adopero per la tua elezione al C.S.M.
se ti impegni a favorirmi successivamente». Oppure può intervenire
a elezione avvenuta, come testimoniato dal messaggio in esergo riportato: «ho
contribuito alla tua elezione ovvero per
tanti anni al successo della nostra corrente, dunque ora pretendo la mia
ricompensa». A volte il magistrato associato ha effettivamente diritto,
e sa di avere diritto, a conseguire l’ambito provvedimento. Temendo tuttavia che
il Consiglio possa illegittimamente preferire altri, chiede in prevenzione di essere
‘protetto’ o ‘accompagnato’ o ‘difeso’ dal sodale Consigliere del C.S.M., invece
di affidarsi alla G.A. impugnando la delibera arbitraria. Nel che si rinviene la
prova tangibile della estensione e del consolidamento del metodo clientelare.
Essendo prima
facie illegittimo, il sistema clientelare può operare soltanto per mezzo del
metodo spartitorio[i];
perché il sistema regga è necessario che tendenzialmente le correnti siano parimenti
avvantaggiate e compromesse, sicché ciascuna di esse non possa far valere una virginale
legalità. Una prima scrematura avviene in Commissione: di norma i magistrati privi
di appoggi correntizi sono subito esclusi dall’agone, qualunque sia il loro merito
professionale. I ‘giochi’ o le trame correntizi (con o senza il sistema dei ‘pacchetti’
di nomine) si svolgono poi nel Plenum, con la singolare conseguenza che le nomine
concordate ricevono addirittura il consenso unanime. Ovviamente, nomine siffatte
sono impugnabili davanti al G.A.: è tuttavia un’evenienza remota, sia perché è scarsa
la propensione al ricorso amministrativo, sia perché la decisione definitiva, ancorché
favorevole, perviene dopo qualche anno, quando già l’interessato è in quiescenza
o prossimo ad essa.
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9.10.20
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martedì 6 ottobre 2020
Perché il 20 ottobre Davigo cessa dalla carica di consigliere del CSM
Il Consiglio di Stato, in epoca non sospetta, ha avuto modo di affermare che la qualità di appartenente all’ordine giudiziario, ossia la qualità di magistrato ordinario, “costituisce condizione sempre essenziale e imprescindibile per l’esercizio della funzione di autogoverno, e non solo per il mero accesso agli organi che la esercitano. In altri termini, il fatto che il legislatore non abbia espressamente previsto la cessazione dall’ordine giudiziario per quiescenza fra le cause di cessazione della carica di componente del C.S.M. dipende non già da una ritenuta irrilevanza del collocamento a riposo, ma dall’essere addirittura scontato che la perdita dello status di magistrato in servizio, comportando il venir meno del presupposto stesso della partecipazione all’autogoverno, è ostativa alla prosecuzione dell’esercizio delle relative funzioni in seno all’organo consiliare” (Consiglio di Stato, Sez. IV, sent. 16 novembre 2011, n. 6051).
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6.10.20
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sabato 3 ottobre 2020
Terrore alla buvette
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3.10.20
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martedì 29 settembre 2020
Il Presidente del Tribunale di Gela non s'ha da fare. Non ora, almeno...
Lunedì l’Ansa dava notizia che da
un anno la presidenza del Tribunale di Gela è vacante e che, tuttavia, il
CSM continua a prendere tempo sulla designazione del nuovo Presidente.
Ci siamo incuriositi e abbiamo potuto verificare che la notizia era sbagliata.
Per difetto! Perché, in effetti, il
posto di Presidente del Tribunale di Gela è vacante dal 19 giugno 2019, quindi
da più di quindici mesi.
E abbiamo anche verificato che ormai
da tante settimane, quella del Presidente del Tribunale di Gela è, tra gli
incarichi direttivi e semidirettivi degli uffici giudiziari del Paese (escluse le nomine da rifare perché annullate), la
vacanza più risalente.
Eppure, benché sempre portata
all’ordine del giorno della Quinta Commissione del CSM, la pratica risulta
costantemente inevasa.
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29.9.20
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sabato 26 settembre 2020
Buone notizie dalla magistratura.
di Guido Salvini - Magistrato
Finalmente una buona
notizia. La Procura Generale presso la
Corte di Cassazione, che è titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei
magistrati, ha “depenalizzato” con una sua direttiva le raccomandazioni ed il
traffico di influenze all’interno della magistratura.
Non saranno punibili, le autopromozioni e la ricerca
dei vantaggi contattando Consiglieri del CSM o esponenti dell’Associazione Nazionale
Magistrati quando si concorra per un posto purché non si denigrino gli altri
candidati e non si promettano vantaggi elettorali.
In pratica comportamenti
che, se commessi da un politico o da un amministratore per un concorso pubblico
o un appalto, spesso non portano neanche ad un procedimento disciplinare ma direttamente
al registro degli indagati.
Anch’io voglio
approfittarne subito, partendo per ora dal basso. C’è il concorso per diventare
uno dei responsabili del settore informatico del Tribunale, non un granché ma
qualcosa che serve per iniziare un cursus honorum che promette incarichi
più prestigiosi.
Anche se di informatica
capisco poco telefonerò o cercherò di incontrare un autorevole esponente di
corrente a Milano affinchè influisca in mio favore sulla Commissione. Gli farò
capire che ho votato e voterò sempre, questo è implicito, per la sua corrente e
i suoi amici e che comunque resterò a disposizione. Per quanto riguarda gli altri candidati non
li denigrerò, gli ricorderò solamente che non sono dei nostri. Di quello che starò facendo non avrò niente di cui
preoccuparmi perché sarà deontologicamente del tutto lecito.
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26.9.20
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venerdì 25 settembre 2020
Sia esclusa la petulanza in Procura Generale.
di Nicola Saracino - Magistrato
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25.9.20
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martedì 22 settembre 2020
Il principio di non contraddizione nel caso Palamara: la scorrettezza grave, ma lieve.
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22.9.20
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Self marketing, quando il magistrato s’illumina d’immenso.
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lunedì 21 settembre 2020
L'Anm, Palamara e R.Livatino
L'assemblea generale dell'Anm ha
deciso che Luca Palamara ha commesso gli illeciti associativi e disciplinari
dei quali era accusato e che la sua espulsione è giusta.
Nulla da eccepire in proposito anzi.
Da questa prima conclusione
dobbiamo però dedurne in via logica almeno altre due.
La prima è che non possiamo più
mettere in dubbio la compartecipazione a quei fatti di tanti colleghi, anche di
correnti diverse da quella di cui faceva o fa ancora parte Palamara.
Dalle chat risulta infatti che il
p.m. romano era un instancabile collettore di richieste, più o meno pressanti,
che poi coltivava in seno al Csm.
E quelle richieste non possono
che qualificarsi come raccomandazioni.
Lo abbiamo già scritto in altre
occasioni ma dobbiamo ripeterlo, evidenziarlo in grassetto e sottolinearlo visto il
tentativo di numerosi, troppi, colleghi colti a trafficare con “il signore
delle nomine” di nobilitare le loro intercessioni come doverose, e addirittura
meritevoli, “segnalazioni” di candidati di valore.
E ancora una volta dobbiamo ricordare che le raccomandazioni dirette ad influire sulle scelte del Csm integrano illecito disciplinare e deontologico anche se provengono da magistrati e che gli autori di esse non avevano nessun titolo o ruolo per segnalare chicchessia, senza contare che erano motivati da mestissime ragioni clientelari.
La seconda conclusione che possiamo, e
dobbiamo, trarre dal destino associativo del collega è che non è mai esistito
un sistema Palamara ma esiste un sistema di lottizzazione delle nomine gestito delle correnti perché Palamara operava
in un organo collegiale e non poteva da solo condizionarne le decisioni.
Ed allora, fino a quando Anm e
Csm ed anche le correnti interessate non daranno una prova concreta di voler
“fare pulizia”, quella pulizia invocata da un numero sempre più elevato di voci
(segnalo il link all’editoriale di oggi di P.Mieli che si inserisce in quel
coro: https://www.corriere.it/editoriali/20_settembre_20/caso-palamara-quanta-fretta-csm-70393028-fb70-11ea-a2be-cc6f2f2b148b.shtml
) il sospetto, o la convinzione, che si sia voluto trovare in lui un capro
espiatorio sarà sempre più forte.
Oggi ricorre l’anniversario della
morte di R. Livatino ed una delle sue frasi più celebri era: “Quando moriremo,
nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”
Ebbene, i cittadini si attendono
di vedere una Anm e un Csm credibili almeno ora.
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21.9.20
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domenica 20 settembre 2020
I buoni e il cattivo
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20.9.20
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mercoledì 9 settembre 2020
La carica del centouno.
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mercoledì 26 agosto 2020
Lockdown del dibattito tra i magistrati
Mentre imperversava lo scandalo delle nomine dei magistrati direttivi platealmente condizionate dal sistema dell’appartenenza partitica, il luogo principe del dibattito tra i magistrati, e unico per quelli non appartenenti alle correnti, la mailing list dell’ANM, era inspiegabilmente off-limits.
Quello stesso giorno, miracolosamente, la mailing list tornava operativa; e, nonostante la mezza estate non rappresenti di certo un incentivo alla trattazione di argomenti non precisamente ameni, tornavano a fioccare i messaggi.
Ma è durato poco.
Dal 22 agosto la mailing list è di nuovo bloccata e non inoltra più alcun messaggio.
Come se non ci fosse di che parlare! Per dirne solo alcune: sono alle porte (ottobre) le elezioni del Comitato Direttivo Centrale dell’ANM (il c.d. “parlamentino dei giudici”) e quelle dei consigli giudiziari (i “piccoli CSM” locali); la Magistratura è scossa e la credibilità della giurisdizione fatta a brandelli dal c.d. “scandalo delle nomine” e il Governo avverte l’urgenza, in piena estate, di espungere sostanzialmente dall’ordinamento l’abuso d’ufficio senza trovare, questa volta, nessun quartetto a bloccare la strada come accadde al c.d. “decreto Biondi”; per il 19 settembre è fissata l’Assemblea Generale dell’ANM chiamata a pronunciarsi sul ricorso di Luca Palamara contro la delibera del CDC che, senza avergli dato la parola, ha espulso il suo ex Presidente dall’Associazione; il Parlamento ha avviato l’esame del disegno di legge costituzionale sulla separazione tra le carriere di giudici e pubblici ministeri; il Governo ha licenziato il disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario che dovrebbe – mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo – porre fine alla correntocrazia e liberare finalmente i magistrati dalle lusinghe e dai condizionamenti della politica.
Il mezzo principale a disposizione dei magistrati per discutere di tutto questo e di altro ancora, però, è fuori uso.
Spiegazioni ufficiali? Nessuna!
E il silenzio ha tutta l’aria di non dispiacere ai vertici dell’ANM e delle Correnti.
Diventa davvero difficile, a questo punto, credere che il perdurare del “lockdown” della mailing list dell’ANM sia frutto di uno spiacevole e non desiderato imprevisto.
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26.8.20
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Il ricorso del dott. Palamara contro la sua espulsione dall'Anm
Pubblichiamo il ricorso proposto da Luca Palamara contro la decisione del Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati che, su proposta del collegio dei probiviri, l'ho ha espulso dalla associazione.
L’assemblea generale degli
associati che, a norma di statuto, dovrà valutarlo si terrà, in presenza, nei
giorni del 19 e 20 settembre a Roma (modalità questa imposta dallo Statuto ma quanto mai inopportuna visto il periodo di emergenza sanitaria in cui ci troviamo).
A quanto ci consta è la prima
volta nella storia dell’associazione che si verifica un caso del genere poiché
finora i magistrati incolpati o si sono sottratti al procedimento disciplinare,
dimettendosi dalla associazione, o hanno prestato acquiescenza alla decisione
adottata nei loro confronti.
Ulteriori elementi che valgono a
conferire particolare rilievo a questo precedente sono dati dalla caratura dell’incolpato
(già presidente dell’Anm nonchè componente della commissione che redasse la versione
del codice etico sulla base del quale viene giudicato) e per uno dei temi che
il procedimento disciplinare involgerà ovvero quello della influenza delle
correnti nella vita associativa e nell’autogoverno dei magistrati.
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giovedì 20 agosto 2020
Fazioni
di Donato D'Auria - Magistrato
Negli ultimi giorni sulla stampa locale di
Reggio Emilia si è acceso il dibattito sulla nomina del procuratore capo di quella
città, avvenuta in data 4/7/18.
La Gazzetta di Reggio e il Resto del Carlino (sia nella edizione di Reggio Emilia che in quella di Bologna) hanno riportato ampi stralci degli scambi di messaggi whatsapp intercorsi tra il dott. Marco Mescolini, attuale procuratore della Repubblica di Reggio Emilia ed il dott. Luca Palamara, all’epoca dei fatti consigliere superiore.
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mercoledì 19 agosto 2020
Sul concorso in magistratura

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martedì 18 agosto 2020
Con ... sob! (Ovvero dell’autodistruzione secondo Berruti)
di Andrea Mirenda - Magistrato
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venerdì 14 agosto 2020
Una questione di credibilità
di Luciano Varotti - Magistrato
E alla fine ci siamo…
Dopo la pubblicazione su numerosi quotidiani, nazionali e locali, delle riunioni avvenute in luoghi non istituzionali tra componenti ed ex componenti del Consiglio superiore della magistratura e personaggi politici (fatti, come noto, avvenuti nel maggio 2019), si assistite oggi a divulgazione di messaggi tra magistrati di uffici più periferici, quali ad es. la Procura di Reggio Emilia (https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cronaca/grande-pal-sei-il-re-de-roma-le-chat-tra-mescolini-e-palamara-1.5409995).
In tutti i casi, sia in quelli di interesse nazionale, sia in quelli locali, le persone coinvolte si sono spesso difese con i soliti e noti argomenti.
Si è replicato asserendo che, in fondo, non vi sarebbe nulla di male a chiedere informazioni sul proprio procedimento di nomina e che, comunque, tali incontri o scambi di messaggi non avrebbero di fatto avuto alcuna ripercussione concreta sui processi decisionali del Consiglio superiore.
In altri casi le giustificazioni sono state più tragicomiche: “io non c’ero”, “c’ero ma dormivo”, “sarei dovuto andare via subito”, “si è sempre fatto così”, “abbiamo comunque nominato i migliori”, “non ci sono prove di commissione di reati”, “siamo alla cultura del sospetto”, “bisogna contestualizzare”, ecc…, sino ad arrivare, in qualche caso, a prese di posizioni in difesa di quello o di quel partito politico.
In realtà il vero danno arrecato alla magistratura nel suo complesso è molto più grave di quello che deriva da una nomina errata o caduta su un soggetto inidoneo (evento che anche in un sistema sano può verificarsi).
È stato infatti compromesso – direi sbriciolato – un bene forse non molto percepibile in prima battuta, ma di sostanziale importanza, ossia la credibilità dell’istituzione “magistratura”, che riguarda non solo il singolo partecipante a questo o a quell’incontro incontro o colloquio, ma l’intero sistema.
Qualunque persona, qualunque cittadino, oggi può legittimamente chiedersi (e sollevare quindi il dubbio) se le indagini, le decisioni e, in generale, gli atti della magistratura - sia essa di importanti uffici giudiziari, come pure di uffici periferici - siano stati assunti in piena indipendenza, oppure se essi siano stati condizionati da altre vicende e favori, oppure se siano il mezzo per ottenere future utilità in cambio.
E questo enorme fardello (del quale siamo tutti testimoni leggendo i quotidiani) grava non solo sulle indagini e sulle sentenze assunte nel passato dalla magistratura, ma anche sulle indagini e sulle decisioni che verranno assunte in futuro.
C’è dunque da chiedersi se, oggi, si possa permettere che alcuni uffici giudiziari siano guidati e diretti da magistrati implicati in questo anomalo e malato sistema di scambio delle correnti, oppure se essi non vadano in qualche modo rimossi, eventualmente mediante una volontaria iniziativa dei singoli stessi (quale ad es. una domanda di trasferimento).
I mezzi per procedere non mancherebbero, se si pensa che, oltre alla (probabilmente utopica) domanda di trasferimento della persona coinvolta, sussiste per il Csm la possibilità di non concedere al soggetto interessato la proroga quadriennale nelle funzioni, oppure la possibilità di trasferimento d’ufficio ex art. 2 del rd n° 511 del 1946, oppure, infine, l’annullamento d’ufficio dell’atto di nomina, ai sensi dell’art. 21-nonies della legge n° 241 del 1990, ove applicabile.
I mezzi, dunque, ci sono.
Speriamo che alla fine sopraggiunga - un po’ come il settimo cavalleggeri nei film western - anche la volontà di procedere.
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Zitti zitti (il silenzio è d'oro)
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sabato 8 agosto 2020
La farsa.
di Nicola Saracino - Magistrato
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martedì 4 agosto 2020
In confronto il processo di Kafka era uno scherzo.
di Cristiana Valentini
Professore Ordinario di Procedura Penale
Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara
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