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mercoledì 1 giugno 2022
Compatibilissimi.
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martedì 31 maggio 2022
Perchè la magistratura merita d'essere radicalmente cambiata.
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31.5.22
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lunedì 30 maggio 2022
Una ANM senza memoria nè identità
Il 28 maggio scorso il Comitato Direttivo Centrale della
Associazione Nazionale Magistrati ha diffuso un comunicato/appello (lo si può
leggere a questo link:https://www.associazionemagistrati.it/doc/3571/lanm-sugli-emendamenti-governativi-al-ddl-di-riforma-del-processo-penale-ac-2435.htm), con il quale evidenzia i guasti che potrebbero
produrre gli emendamenti alla cosiddetta Riforma Cartabia, in esame al Senato
nei prossimi giorni.
Il documento del CDC, però, risulta alquanto superficiale,
perché - pur accennando ad una possibile incidenza della riforma sul “senso
autentico dell’architettura costituzionale della giustizia”, per poi
preoccuparsi immediatamente dopo della riforma del sistema elettorale - pare
non cogliere un dato importante ed a tratti eversivo: la maggioranza politica
costituitasi in Parlamento sta modificando l’assetto costituzionale della
Magistratura senza procedere alla indispensabile modifica della Carta fondamentale.
Eppure una piena consapevolezza del problema dovrebbe
indurre, o meglio avrebbe già dovuto indurre, l’ANM ad evidenziare al
legislatore il grave vulnus che la controriforma in discussione arrecherà
all’assetto costituzionale, rendendo probabile. se non addirittura certo, il
ricorso - in caso di sua approvazione – alla Corte Costituzionale.
Ma l’ANM si è ben guardata dal prefigurare una simile
prospettiva alla Signora Ministra, forse per troppa deferenza.
Una analisi più profonda delle conseguenze della riforma
avrebbe invece dovuto portare l’ANM, quantomeno, a:
- mettere in
risalto e denunziare il palese contrasto di alcuni sui passaggi con l’art. 107
Cost., a mente del quale i magistrati si distinguono fra loro soltanto per
diversità di funzioni e il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei
suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario;
- evidenziare
che il sistema di progressione in carriera con concorso per esami è figlio
dell’ordinamento giudiziario disciplinato dal r. d. del 1941, espressione del
regime fascista, nel quale la magistratura si configurava come un ordine
fortemente gerarchizzato, i cui vertici erano nominati dal governo.
E infatti “In quell’epoca i magistrati si
distinguevano per gradi (che, fra l’altro, corrispondevano ai gradi militari)
ed erano considerati “bocche della legge”, puri tecnici che dovevano non
interpretare, ma applicare il diritto secondo il suo unico significato
corretto. Per individuarlo, la selezione dei tecnici “più bravi” anche allora
avveniva attraverso appositi concorsi interni per titoli o per esami, all’esito
dei quali i “migliori” venivano promossi alle Corti di appello, quindi alla
Corte di cassazione, per correggere gli eventuali “errori” dei tecnici di grado
inferiore” (cfr. E. Paciotti su Questione Giustizia n. 1/22).
Il comunicato del 28 maggio quindi non rivela solo mancanza di autorevolezza, ma anche inconsapevolezza della collocazione dell’Ordine giudiziario nel quadro costituzionale, inconsapevolezza che è il frutto avvelenato di uno, a volte strisciante, a volte palese, collateralismo con la politica.
Questo fenomeno, orami radicato da tempo, ha paralizzato l’azione dell’associazione
medesima, togliendole quella incisività che in alcuni momenti storici - ormai
cronologicamente assai lontani – aveva consentito di contribuire all’evoluzione
della cultura istituzionale della Magistratura.
L’Anm si è volutamente auto-relegata alla vicenda dell’Hotel
Champagne, ignorando tanti altri luoghi ove si sono svolte manovre politiche di
bassa lega e di cui molti magistrati hanno beneficiato continuando, anche dopo
che esse erano emerse, ad esercitare le funzioni giurisdizionali senza subire
conseguenze di sorta (disciplinari o penali).
Anche di questi episodi è intrisa la storia della
magistratura italiana ma il comunicato del 28 maggio dimostra di non essere in
grado di leggerle e ricordarle e di non saper nemmeno proporre una linea di
opposizione.
A ben vedere da esso traspare una sostanziale condiscendenza
a quella politica che mira ad attuare una controriforma dannosissima per il
modello di magistrato disegnato dai padri costituenti.
Ciò spiega perché la maggioranza che governa l’associazione
ora preferisca concentrarsi sul tema degli emendamenti al ddl, così dimostrando
di non aver più, o addirittura di non aver mai avuto, intenzione né spinta
ideale per tentare di fermare la contro-riforma, sebbene disponesse degli
strumenti a ciò idonei.
E non ci si riferisce a forme di protesta come la recente
indizione di un giorno di sciopero, peraltro miseramente fallito, quando ormai
la riforma era stata approvata già dalla Camera, ma a proposte per incidere sul
sistema elettorale del Csm.
In tale prospettiva l’Anm, ad esempio, ben avrebbe potuto
proporre a tutte le correnti che la compongono - e, quindi, a se stessa - il
sistema del sorteggio temperato, così da stroncare finalmente l’inveterata e
nefasta prassi della designazione di candidati al Csm che sono espressione di
singoli gruppi di interesse salvaguardando l’indipendenza interna dei
magistrati.
Ed ancora: perché non è chiesto ai magistrati dei vari gruppi
associativi che operano al Ministero della Giustizia, e che hanno collaborato
alla stesura ed alla correzione del disegno di legge, di dimettersi ?
L’aver trascurato anche tale iniziativa, di agevolissima
attuazione, fa ipotizzare che l’operato dei colleghi ministeriali sia linfa
vitale per il mantenimento, la conservazione ed il rafforzamento dello status
quo, ampiamente favorevole alle correnti della magistratura.
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"Uguale per tutti"
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30.5.22
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venerdì 27 maggio 2022
Piccoli sintomi di Götterdämmerung, ovvero: c’era una volta il codice.
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27.5.22
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martedì 24 maggio 2022
Punto è a capo
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24.5.22
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martedì 17 maggio 2022
Flick e flop …
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17.5.22
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Atto di debolezza
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giovedì 5 maggio 2022
mercoledì 27 aprile 2022
Etologia giudiziaria
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AltraProposta
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27.4.22
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sabato 23 aprile 2022
Le libertà dei "democratici".
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23.4.22
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sabato 16 aprile 2022
Vicini vicini
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16.4.22
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giovedì 14 aprile 2022
Incostituzionalisti
Una categoria di nuovo conio.
Include quelli che se non sono d’accordo con un’idea la
bollano di “incostituzionalità”, senza neppure spiegare perché.
Al massimo si arrischiano in una prognosi di non
promulgazione, così anticipando il
pensiero del Presidente della Repubblica.
Scartato il sorteggio temperato, senza motivi diversi da quello palese di conservare al Sistema il controllo politico dei magistrati, il correntismo esce assai rafforzato dalla finta riforma che il Parlamento si accinge a votare così come licenziata dal Governo.
Seguirà, stiamone certi, la finta protesta del Sistema.
Gli incostituzionalisti, tuttavia, non disdegnano di
avallare ipotesi strampalate quando ciò possa dare l’idea di far qualcosa contro
i magistrati (mai contro il Sistema).
E allora ecco sul tappeto quella di penalizzare i giudici che
non vedano confermate le loro decisioni nei gradi di impugnazione o i pubblici
ministeri le cui richieste non incontrino il favore dei giudici.
Cosicché il giudice
non è più soggetto soltanto alla legge (art. 101 Cost.) ma all’ultima sentenza
della Cassazione, almeno sino a quando non sarà superata da altra di segno
opposto.
La qual cosa si verifica, nella pratica, quotidianamente.
La cd. funzione nomofilattica della corte di legittimità è
una chimera poiché su un numero sempre crescente di questioni esprime
orientamenti differenziati.
Pertanto è solo questione di sorte se la sentenza di un
giudice troverà o meno l’avallo delle corti “superiori”, dipende da quale
sezione, addirittura da quale collegio, esaminerà il caso dato che i contrasti
interpretativi sono spesso presenti all’interno di una medesima sezione della
corte di cassazione.
Non era questo il “sorteggio” buono, vien da chiosare.
Al giudice, a quello stesso giudice al quale si chiede di dubitare
delle leggi quando esse non appaiano conformi a Costituzione, si proibisce di dubitare dei precedenti
giurisprudenziali, che legge non sono.
La rozzezza dell’ipotesi risalta sol che si consideri che
essa non assicurerà neppure l’obiettivo
del “conformismo” giudiziario cui tende. Perché se i contrasti interpretativi si
manifestano in sede di giudizio di cassazione viene a mancare lo stesso parametro
al quale conformarsi.
Gli incostituzionalisti ignorano che alla Carta fondamentale
risultano indigeste le leggi che sragionano e quindi non si pongono neppure,
questa volta, il dubbio che una simile trovata
possa incontrare ostacoli in sede di promulgazione.
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lunedì 11 aprile 2022
Segreti e bugie
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sabato 9 aprile 2022
Siamo preoccupati
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venerdì 8 aprile 2022
Il passo del gambero.
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giovedì 7 aprile 2022
Schedati?
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Fiducia nel Sistema?
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domenica 3 aprile 2022
Non candidato, eppure eletto.
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sabato 2 aprile 2022
Eccesso di ribasso
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giovedì 31 marzo 2022
La banale idiozia dell’argumentum ad hominem
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martedì 29 marzo 2022
Una faccia in prestito
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venerdì 25 marzo 2022
Niente da nascondere
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mercoledì 23 marzo 2022
Il segreto di Pulcinella
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