sabato 10 gennaio 2026

Domande retoriche




Chi si oppone al sorteggio dei componenti togati del CSM rivendica senza remore la natura "politica" di quell'organo. 

Il CSM non si limita, cioè, ad amministrare ma compie autonome valutazioni politiche a ciò legittimato dal voto dei magistrati.    

Paradosso dei paradossi, quindi, che sia esposto senza ritegno un motto (quello della dipendenza dei giudici dalla politica) che esprime proprio il risultato del correntismo, che si vuole mantenere: i magistrati già dipendono dalla politica, quella delle correnti dalla quale i cittadini sono del tutto esclusi (non votano, contano solo i magistrati).       


Continua - Leggi tutto l'articolo

lunedì 5 gennaio 2026

Scalate immonde



Vinci un concorso  - non un'elezione - e sei lanciato nella carriera politica in magistratura.

Non sei obbligato, sia chiaro: scrivi sentenze o fai indagini e stop. 

Ma se poco poco  aspiri ad un posto direttivo o semi-direttivo entri, necessariamente,  nel girone dantesco delle correnti. 

L'equazione  è piuttosto banale. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 21 dicembre 2025

C'è chi dice ... ni!



Sembra che la pratica più in voga di questi tempi sia quella di rilevare le incoerenze tra la dichiarazione favorevole o contraria al referendum sulla giustizia e le opinioni precedentemente espresse.

Così Il Fatto Quotidiano mette in risalto "La giravolta dell’ex pg della Cassazione: un anno fa bocciava la riforma Nordio, ora è nel comitato della destra per il Sì". 

Il riferimento è al dott. Luigi Salvato che in passato si era detto contrario al sorteggio, una delle misure che il Fatto bolla come di "destra". 


Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 18 dicembre 2025

Se persino la Zia Cesarina ...



Pubblichiamo l'intervista del quotidiano Il Dubbio al Cons. Mirenda. 

1. Andrea Mirenda, consigliere sorteggiato del Csm, cosa voterà al referendum e perché spiegato ad un semplice cittadino?
Voterò "sì". Credo che sarà di grande aiuto per uscire dalla narcosi etica in cui è precipitata da decenni la magistratura a causa del veleno correntizio. L’ANM, purtroppo, non ha voluto contrastare in alcun modo quella “modestia etica” - per usare le parole del Capo dello Stato - fatta di carrierismo, nomine truccate, assoluzioni sorprendenti, genuflessioni collettive dei magistrati ai vari capi e capetti locali per un via libera ai propri “desiderata”, etc. Tutte cose, queste, che il Caso Palamara ha semplicemente reso pubbliche poiché da sempre assolutamente note, non solo al nostro interno...

Continua - Leggi tutto l'articolo

mercoledì 10 dicembre 2025

L'Alta Corte disciplinare pone a rischio l'indipendenza della magistratura?

di Giovanni Genovese
Magistrato


Uno dei timori espressi da chi avversa la riforma costituzionale della magistratura approvata dal DDL costituzionale A.S. 1353-B, sulla quale l’elettorato verrà chiamato a pronunziarsi in primavera con referendum confermativo, è il rischio che l’Alta Corte disciplinare, di nuova istituzione, rappresenti una sorta di “cavallo di Troia”, attraverso il quale una maggioranza politica potrà assumere il controllo del potere di disciplinare sui magistrati e condizionarne perciò indirettamente l’attività.

Si tratta di un rischio effettivo?

La risposta non può dipendere dalla maggiore o minore fiducia in chi ha proposto la riforma, o nella classe politica, o nella magistratura in generale; tanto meno si possono trarre indicazioni dalle dichiarazioni più o meno improvvide di questo o quell’esponente politico, o dalle sue intenzioni soggettive, vere o presunte.


Continua - Leggi tutto l'articolo

mercoledì 3 dicembre 2025

A domanda rispondo




Pubblichiamo  l'intervista apparsa nei giorni scorsi sulle pagine de Il Riformista. 

Dottor Saracino, esiste – e se esiste qual è secondo lei – il punto cruciale di questa riforma?

Il sorteggio dei componenti togati destinati a comporre il CSM (anzi i due CSM separati). Ne sono a tal punto convinto da ritenere che questa sola riforma sarebbe di per sé sufficiente ad assicurare anche gli obiettivi collegati alle altre due, vala a dire la separazione tra giudici e pubblici ministeri e la costituzione dell’Alta Corte disciplinare, esterna ai CSM. 

Studi giuridici ne attestano la razionalità, mentre la storia anche contemporanea racconta che è un sistema percorribile e, in alcuni casi, l’unica soluzione per i problemi generati dalla cattiva gestione delle fasi di formazione degli organi assembleari. 
a. Qual è secondo lei la ragione dell’avversione così viscerale di ANM contro questo aspetto della riforma?
b. Sortirà gli sperati effetti di spazzare via la correntocrazia che governa il CSM?
c. Esiste davvero un problema di rappresentanza dell’organo di governo della magistratura? 

Il “voto” oggi previsto per l’elezione dei componenti togati del CSM è il grimaldello per affermare la natura “politica” della scelta degli elettori e la conseguente legittimazione politica del CSM. Col paradosso che il Costituente avrebbe reso indipendenti i magistrati dalla politica generale lasciandoli tuttavia liberi di auto-assoggettarsi ad una politica propria, tutta interna alla corporazione.   

Continua - Leggi tutto l'articolo

mercoledì 26 novembre 2025

DOCUMENTO RELATIVO ALLA LEGGE COSTITUZIONALE “NORME IN MATERIA DI ORDINAMENTO GIURISDIZIONALE E DI ISTITUZIONE DELLA CORTE DISCIPLINARE”



Pubblichiamo, perché d'interesse,  il documento dell'Associazione tra gli studiosi del processo penale. 


Il Consiglio Direttivo dell’Associazione tra gli studiosi del processo penale ritiene che la legge costituzionale recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», approvata definitivamente il 30 ottobre 2025, tenda ad una più coerente e concreta attuazione del «giusto» processo penale, così come delineato dall’art. 111 Cost. Si tratta di una valutazione di sintesi che non pretende di esprimersi su ogni aspetto della riforma e che non tocca, come si conviene alla disamina su basi scientifiche, né la questione di carattere politico riguardante lo spazio riservato alla dialettica parlamentare nel procedimento di revisione costituzionale, né le polemiche di schieramento circa gli scenari suscettibili di prodursi in un ipotetico futuro (la paventata attrazione dell’organo dell’accusa nell’orbita del governo).

Pur nella consapevolezza di opinioni non sempre convergenti, qui si coglie il contributo positivo che la riforma può produrre sulla cruciale esigenza di imparzialità del giudice, posta (non tanto tra gli altri canoni del modello, bensì) «al vertice dei valori del “giusto processo”» poiché «in sua carenza tutte le altre regole e garanzie processuali perderebbero di significato» (Corte cost., sent. n. 306 del 1997).

Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 23 novembre 2025

Riforma costituzionale della giustizia: Alta Corte e Sezione disciplinare a confronto.




di Giuliano Castiglia
Magistrato



Il Parlamento ha approvato, in seconda lettura, il disegno di legge costituzionale della c.d. “riforma della giustizia”.

In assenza della maggioranza dei due terzi, Parlamentari pro e contro ne hanno separatamente promosso la sottoposizione a Referendum, che si terrà nei prossimi mesi.

Uno degli aspetti più criticati dagli oppositori della Riforma è l’istituzione di un nuovo organo, l’Alta Corte, alla quale viene attribuita «la giurisdizione disciplinare nei riguardi dei magistrati ordinari».

Vengono criticati, in particolare, il carattere di giudice speciale dell’Alta Corte, l’impugnabilità delle sue decisioni dinanzi a sé stessa e l’assenza di una disciplina costituzionale che assicuri la maggioranza togata nei collegi giudicanti.

Si tratta, effettivamente, di uno snodo delicatissimo dell’ordinamento giudiziario e la previsione di un giudice speciale, competente sia in primo che in secondo grado, non può non destare perplessità.

Il giudizio su una qualunque riforma, tuttavia, non può mai essere assoluto. Deve essere, invece, comparativo, mettendo a confronto l’assetto vigente con l’assetto che verrebbe fuori dalla riforma.

Il sistema disciplinare imperniato sull’Alta Corte, dunque, va confrontato col sistema attualmente vigente.

Continua - Leggi tutto l'articolo

venerdì 3 ottobre 2025

Un intervento di Andrea Mirenda al XX Congresso ordinario dell'Unione Camere Penali Italiane




Una voce dissonante sul sorteggio dei componenti del CSM, qui sotto il link ed il testo.  

Sono quotidiane le conferme dei mali del correntismo,  come la recente e feroce lottizzazione delle Commissioni del CSM, una a quel gruppo di "colti", una a quell'altro. 

Le Correnti,  centri culturali   in teoria, centri per l'impiego in pratica.

Che la spartizione continui.          





DOTT. ANDREA MIRENDA
CATANIA - CONGRESSO UCPI 27 settembre 2025

Grazie.
prima di tutto, voglio ringraziarvi per l’invito: per me è stato un momento estremamente formativo, anche sul piano personale e professionale, come magistrato. Ieri ho ascoltato discorsi, come usa dire, “alti”.  E, se mi è consentito, vorrei anche aggiungere che la vostra elaborazione culturale — quella dell’Unione delle Camere Penali — è, a mio avviso, più alta e più profonda di quella che oggi riesce a esprimere l’ANM, purtroppo arroccata in una posizione difensiva, di chiusura, di “no a tutto”: una postura che, come ha ben ricordato ieri l’onorevole Morando, ha finito per impedire quello che avrebbe potuto essere un dialogo sereno e costruttivo.

Eppure, ciò che stiamo vivendo — almeno negli ultimi anni — rappresenta una straordinaria lezione di educazione civica, assolutamente trasversale alla societa civile, che avrebbe meritato di essere raccolta e condivisa da tutti. Stiamo assistendo, difatti,  — e questo è un Vostro merito — ad una straordinaria riflessione costituzionale che attraversa tutto il Paese. Perché non riguarda soltanto noi operatori della giustizia — magistrati, avvocati, studiosi — ma coinvolge fortunatamente anche i cittadini, chiamati a interrogarsi sempre più sul significato di giusto processo, di parità delle parti,  in definitiva sul senso stesso del rito accusatorio. Argomenti che, fino a poco tempo fa, erano materia quasi “esoterica”, riservata agli addetti ai lavori.

Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 19 giugno 2025

Atto finale della saga: la prepotenza ha vinto!




Le puntate precedenti: 

  





Alla fine l'hanno fatta Presidente della Corte d'appello dell'Emilia Romagna!

Come ha sottolineato un consigliere a caso, Andrea Mirenda (in foto), l'hanno messa a capo dell'organo che dà i pareri sui magistrati, il Consiglio Giudiziario; del resto è una che ha mostrato di intendersene, anche quando non  doveva (che non dovesse è scritto nella sentenza che l'ha assolta:  per il giudice disciplinare brigare è un fatto bagatellare).

Imperdibile l'accorato intervento di Andrea Mirenda a questo link  (file2/4 dal minuto 29,20)  

Nordio ha pienamente ragione quando afferma che aver cacciato Palamara non ha minimante scalfito il sistema. 

Ma allora il Governo si sbrighi ad introdurre il sorteggio del CSM,  sollevando i magistrati italiani dal cappio del correntismo.  

Continua - Leggi tutto l'articolo

lunedì 9 giugno 2025

Una decisione in Consulta



 di Nicola Saracino - Magistrato 

Per mezzo secolo una legge liberticida ha leso i diritti fondamentali dei cittadini.

Il trattamento sanitario obbligatorio, al quale si ricorre quando la persona in stato di alterazione psichica necessita di cure  che rifiuta, non poteva essere disposto senza che un giudice avesse sentito l’interessato. 

Ciò perché la costrizione implica un’ovvia compressione della libertà personale sì da suggerire l’adozione di garanzie analoghe a quelle previste per chi sia accusato di un reato o sospettato di volerne commettere o per  chi sia  in procinto di essere allontanato dal territorio italiano non avendo i requisiti per permanervi. 

Del resto, ricorda la Corte (sent. n. 76/2025), l’esame della persona è previsto nei procedimenti di interdizione, di inabilitazione ed in quelli per la nomina di un amministratore di sostegno.  

Anche l’Europa ha, infine, raccomandato il massimo rispetto per i diritti fondamentali dell’individuo. 

E ci mancherebbe. 

Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 8 giugno 2025

Se davvero si volesse arginare il correntismo ...




... questa la via indicata da AricoloCentoUno in una recente mozione sul tema, non farisaica.  


Il Consiglio Consultivo dei Giudici Europei (CCJE), più volte occupatosi dei rapporti tra Associazioni di giudici e Governo Autonomo della Magistratura, nel 2007 suggerisce il sorteggio come metodo di selezione dei componenti dei Consigli Superiori.

Nel parere n. 23, reso il 6 novembre 2020 - sul ruolo delle associazioni di giudici a sostegno dell’indipendenza della giustizia – il CCJE definisce i giudici “le pietre angolari degli Stati fondati sulla democrazia, lo Stato di diritto e i diritti umani”.

Il CCJE sottolinea come l’indipendenza dei singoli giudici esige “non soltanto l’esclusione di ogni influenza esterna, ma anche di quella che può essere esercitata all’interno del sistema giudiziario” al fine di “contrastare le indebite ingerenze”, allorquando “si tratti di decisioni delle autorità competenti che influiscono sulla carriera dei giudici (nomina, promozione, trasferimenti, procedure disciplinari e di valutazione, etc.)”.

Ai fini del raggiungimento dei loro obiettivi è indispensabile che le associazioni dei giudici interloquiscano con queste istanze, esercitando una doverosa funzione di controllo sulla legalità di tali procedure, giammai di condizionamento.

Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 17 aprile 2025

L’ingiusto processo penale telematico.


Volentieri ospitiamo l'accorato intervento di un autorevole operatore del diritto alle prese coi primi, ed a quanto pare sguaiati, vagiti del processo penale telematico. E' comunque di buon auspicio l'invocazione finale di un "giusto processo telematico" che non suona come anacronistica avversione all'evoluzione tecnologica, purché essa sia al servizio della giustizia e non il contrario.        


di Oliviero Mazza - Professore ordinario di diritto processuale penale ed Avvocato

Il frutto più velenoso della riforma Cartabia è certamente il processo penale telematico. Dietro al fascino suadente della innovazione si nasconde in realtà un Moloch tecnologico sul cui altare sono state sacrificate le garanzie del giusto processo, anche quelle che nell’ambiente analogico tradizionale sembravano intangibili.

La porta d’ingresso in questo brave new world, in cui i diritti sono confinati in un drammatico limbo esistenziale, sono due norme processuali in bianco (art. 111-bis e 111-ter c.p.p.) che delegano al potere regolamentare (il vero Moloch tecnologico) la scrittura di un processo penale parallelo, libero da vincoli, compresi quelli costituzionali. 

L’apparente insipienza del legislatore nasconde, in realtà, la callida scelta di aggirare ogni limite e di utilizzare lo sviluppo digitale quale cavallo di troia per infettare del più cupo germe inquisitorio quello che restava dei brandelli del processo accusatorio dopo la cura efficientista.

Continua - Leggi tutto l'articolo

sabato 8 febbraio 2025

Ma ve l’immaginate un CSM di sorteggiati?


di Nicola Saracino - Magistrato 


Magistrati ai quali la sorte non darebbe la forza morale e l’autorevolezza necessaria a fronteggiare i compiti cui è chiamato un consigliere superiore. 

Perché uno dei tanti mandato lì a caso non è rappresentativo, non ha un serbatoio elettorale da ringraziare e custodire. 

Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 12 gennaio 2025

Elezioni del Comitato Direttivo Centrale dell'ANM del 26-27-28 gennaio 2025 - Lista ArticoloCentouno

Ospitiamo le presentazioni dei candidati (in ordine alfabetico per nome di battesimo, per scelta del sistema operativo) alle elezioni del Comitato Direttivo Centrale dell'ANM dei prossimi 26, 27 e 28 gennaio 2025 della lista ArticoloCentouno, lista che non è una corrente, dato che non aspira ad avere "rappresentanti" al Consiglio Superiore della Magistratura, e che non ha un sito internet che le consenta di presentarsi agli elettori. 

Continua - Leggi tutto l'articolo

sabato 11 gennaio 2025

La fortuna aiuta.




Pubblichiamo l'intervista de Il Dubbio ad Andrea Mirenda, consigliere superiore per caso.

-----------------


La componente togata del Csm si è compattata contro la riforma costituzionale. Tutti d’accordo, tranne uno, l’indipendente Andrea Mirenda, unico ad astenersi e ad aver già vissuto sulla propria pelle il sorteggio. Che potrebbe rappresentare una soluzione, afferma, alle degenerazioni correntizie.
Lei è l’unico togato ad essersi astenuto dal voto sul parere sulla separazione delle carriere, dichiarandosi favorevole in particolare al sorteggio come strumento per riformare il Csm. Che effetti pensa che avrà, in concreto, questo intervento legislativo?
Come ricordato in plenum anche dal PG Luigi Salvato, separazione delle carriere e Alta Corte, se approvate - auspicabilmente con i correttivi evidenziati nel dibattito di Plenum - non saranno la “Fine di Mondo” paventata dalle correnti né la soluzione dei nodi storici della giustizia italiana, principalmente bisognosa di un razionale efficientamento che assicuri celerità, prevedibilità e stabilità delle decisioni. Diverso discorso vale per il sorteggio (anche qui preferibilmente nella sua forma temperata) che, nel breve- medio periodo, potrà scardinare l’occupazione correntizia del Consiglio, restituendo autonomia e indipendenza ad ogni singolo consigliere, come prevede il Codice etico dei Consigli di giustizia europei. Del tutto prevedibile e scontato il parere negativo espresso sul punto dal plenum: non si può chiedere ai designati dalle correnti di porre fine al loro enorme potere parallelo.

Continua - Leggi tutto l'articolo

sabato 23 novembre 2024

Gente distratta.



di Nicola Saracino - Magistrato 

Non so se commentare una legge in fieri, in particolare una “legge del governo” (neologismo di questi tempi, sic!) mi esporrà a conseguenze disciplinari. 

Corro il rischio. 

Ma è su tutti i giornali l’idea dell’esecutivo di chiedere al parlamento di approvare (ripristiniamo i “fondamentali”, tipo lo stop di petto) una disciplina che proibisca al magistrato, in quanto tale, di parlare, pubblicamente,  di diritto, dei diritti.

Continua - Leggi tutto l'articolo

lunedì 21 ottobre 2024

Siamo sicuri?



di Nicola Saracino - Magistrato 

Non lo sono Egitto e Bangladesh, secondo il tribunale di Roma. 

Ciò ha determinato la mancata convalida del trattenimento di alcuni migranti in Albania e le conseguenti polemiche, anzi il vero e proprio “scontro” tra politica e magistratura, ciascuna rivendicando l’esercizio delle proprie  prerogative.  

Invasioni di campo sono lamentate dall’una e dall’altra parte. 

E l’Arbitro dice ad entrambe di tenere in considerazione le ragioni dell’altra.

In mezzo la legislazione europea,  di rango sovraordinato a quelle degli Stati membri dell’Unione. 

Il punto è tutto lì.

Mentre per disapplicare una norma di legge  che violi la Costituzione occorre eliminarla dall’ordinamento giuridico con una pronuncia della Corte Costituzionale, quando sono in gioco contrasti con le norme europee i singoli giudici  degli Stati nazionali sono chiamati a dare applicazione diretta alle norme cd “pattizie”, senza che vi sia l’obbligo (né la possibilità) di sospendere il giudizio per sottoporre la questione ad una Corte Costituzionale Europea che possa "eliminare" le leggi degli stati membri contrastanti con l'ordinamento sovranazionale, quell'organo non esiste 

Tradurre in legge la lista degli Stati “sicuri”, pertanto,  non aiuterà. 

A meno che ciò non avvenga a livello di normativa europea. 

Tra i criteri  adottati a livello europeo per stabilire se uno Stato possa dirsi sicuro -  oltre alla garanzia delle libertà fondamentali come ad esempio la segretezza della corrispondenza   e la libertà di pensiero -  vi è quello del rispetto della separazione dei poteri e, in particolare, della non interferenza dei governi sull’operato della magistratura, che deve essere dai primi indipendente.  

Non deve, cioè, “collaborare” coi governi e nemmeno osteggiarli. 

Deve applicare le regole, sia quelle nazionali che quelle comunitarie, secondo gli schemi sopra accennati.

L’Italia è un paese sicuro? 


Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 22 settembre 2024

Buone letture: voci nuove sulla bontà del sorteggio dei membri del CSM.

Segnaliamo l'articolo di Francesco Lupia (curatore di un canale youTube sui temi della giustizia) che sconfessa gli anatemi delle correnti togate contro lo strumento che le priva del controllo lottizzatorio dell'istituzione. 


L'Autore  ipotizza la verginità del demonio, ma in questo blog sono documentate le plurime malefatte del correntismo.

E Palamara non era Belzebù ...

    
Buona lettura, a questo link

Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 12 settembre 2024

Pretesto anonimo.




Alla fine, con voto segreto, la consigliera superiore Rosanna Natoli è stata sospesa dall’incarico. 

Ciò perché è stata avviata nei suoi confronti un’indagine penale con l’accusa di aver rivelato notizie segrete riguardanti la decisione di un processo disciplinare contro un magistrato. 

Sfociato in una sanzione più grave di quella preventivata, sol perché la difesa di quel magistrato era stata ritenuta troppo aggressiva, tema peraltro rimasto occulto perché mai fatto oggetto di contraddittorio né riconoscibile dalla motivazione della sentenza. 

Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 18 agosto 2024

Segreti e bugie




Passato il Ferragosto torna d'attualità il caso della consigliera del CSM Rosanna Natoli contro la quale la procura della Repubblica di Roma ha avviato un'indagine con due ipotesi di reato, il tentato abuso d'ufficio e la rivelazione del segreto d'ufficio. 

Pare che a settembre, alla ripresa dei lavori del Consiglio Superiore, si affronterà la questione se "dimettere" d'ufficio la consigliera che non ha assecondato gli inviti alle dimissioni "spintanee".

Ciò sulla base di una norma del 1958 secondo la quale il consigliere sottoposto a procedimento penale può essere (temporaneamente) estromesso dal CSM se a chiederlo è la maggioranza dei due terzi dei colleghi. 

Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 15 agosto 2024

Meglio tardi che mai ...

Pubblichiamo un onesto articolo apparso sul "il Quotidiano" a firma di Ignazio Juan Patrone, un magistrato oggi in pensione che è stato segretario di Magistratura Democratica, una corrente non estranea al sistema, com'è ovvio se di "Sistema" può parlarsi.
Significativo che il Collega concluda rivendicando di non aver mai avanzato domande di incarichi direttivi al CSM, ciò confermando che il sistema si regge, soprattutto, sui "questuanti", tutti impuniti.    
   







Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 1 agosto 2024

Ora pro nobis




Stanno pregando perché non sia vero.

Il presidente del tribunale dello Stato Vaticano sotto indagine per fatti di mafia.

Incredibile dictu.

Di Giuseppe Pignatone ci eravamo occupati qui e qui, a riprova dell'enorme potenza di questo magistrato capace di grandi influenze. 

Con lui è indagato anche un altro magistrato in quiescenza di notevole spessore (era stato consigliere superiore), Gioacchino Natoli. 

Entrambi si sono avvalsi della facoltà  di non rispondere, tuttavia proclamandosi innocenti.

Lo sono, fino a prova contraria.       

   

Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 25 luglio 2024

Stupori




Capita che si stia svolgendo un procedimento penale per verificare o falsificare l’ipotesi che un magistrato abbia indebitamente distrutto dei reperti già utilizzati come prova processuale. 

Al CSM un consigliere laico, Enrico Aimi, si stupisce che a Palazzo dei Marescialli (manco fosse una questura dell’est europeo) non sia giunta notizia ufficiale dei dettagli di quell’indagine penale coinvolgente un magistrato. 

Sillabiamo qui la disciplina di legge. 

Continua - Leggi tutto l'articolo

Ventre molle




Approvata ieri dal CSM l’ennesima circolare, questa volta relativa all’obolo per togati. 

Si trattava di stabilire i criteri per autorizzare il collocamento fuori ruolo dei magistrati, chiamati fiduciariamente dalla politica a svolgere funzioni estranee a quelle per le quali lo Stato li ha assunti. 

 Chiamata diretta: senza concorso  e senza alcuna verifica della effettiva sussistenza delle attitudini ai nuovi compiti. Tutto sulla fiducia del politico di turno.  

I vantaggi così conseguibili dalla toga svolazzante dall'aula di tribunale a quella di un gabinetto sono plurimi: di solito si sta a Roma, sede ambitissima; si guadagna di più; le esperienze acquisite senza scrivere sentenze saranno smisuratamente sopravvalutate quando tornerà nei ranghi, il che assicurerà la prevalenza sui magistrati che non lasciano i propri compiti.  Proprio come per i chirurghi:  li mandiamo a scrivere i bugiardini in qualche ministero e poi gli affidiamo i pazienti sul tavolo operatorio.     



Di seguito l’intervento critico del Consigliere Andrea Mirenda che non ha votato quella circolare. 

********************************************************************************

La mia posizione culturale sui fuori ruolo già vi è nota e si impronta al massimo self restraint e all’idea del rispetto della separazione dei poteri,  per evitare che si arrivi  a non  capire più chi fa che cosa.

Questa è la sede delle scelte e la proposta in esame le scelte le fa eccome.
E le fa, a mio sommesso avviso, al ribasso, a ventre molle, tutta protesa com’è ad assicurare AGIO agli aspiranti fuori ruolo, commmodities, anziché - come si dovrebbe - mettere al centro l’interesse pubblico all’efficiente  esercizio della giustizia.

QUATTRO RIFLESSIONI

A)
Toccava a noi decidere, per precisa indicazione del legislatore, e SI POTEVA DECIDERE DIVERSAMENTE, se mantenere o ridurre  l’attuale soglia massima di scopertura degli ufficialmente (si è mantenuto il 20% quando poteva seriamente essere il 15 o il 10) ed ancora, è criticabile il fatto che in quella percentuale siano valutati anche i semidirettivi tra le presenze utili al salva-soglia, essendo noto che i dirigenti contribuiscono assai meno al raggiungimento degli obiettivi di performance degli uffici,  per ragioni legate principalmente al - non sempre razionale - sgravio negli affari di cui  godono.
Nel silenzio della norma primaria - che un simile risultato avrebbe consentito - si è è scelta, invece, la soluzione “a ventre molle” che ha incluso nel calcolo, con chiaro easy going, giudici e semidirettivi, omogeneizzati in un simpatico “todos caballeros”…

B) 
appare, poi, assai debole la tutela dell’interesse dell’amministrazione al collocamento Fuori Ruolo, ancora una volta reso del tutto ancillare rispetto a quello dell’amministrazione di destinazione (art.105): nessun riferimento all’idoneità “verificata” del collega chiamato dalla PA, magari con una con una semplice seconda valutazione in tasca, a compiti delicatissimi di law maker o che altro… 
Avevamo chiesto, a  tal fine, di inserire almeno l’audizione dell’interessato e la verifica dei suoi titoli… ma niente… 
Suona quindi paradossale (se non irridente) il comma 4 dell’articolo 105 … che richiede che  l’incarico da conferire abbia caratteristiche di elevato grado di preparazione in materie giuridiche ovvero di particolare conoscenza dell’organizzazione giudiziaria o di esperienza pratica maturata nell’esercizio dell’attività giurisdizionale, senza poi andare a verificare se l’interessato abbia o meno quelle caratteristiche.

C)
anche il nuovo articolo 107 della circolare, nella formulazione che avrà attuazione dal 2026, appare espressione di questa cultura a ventre molle, quella  del “tutti liberi”.
La scopertura di sicurezza del 3% per ogni punto di scopertura nazionale dei posti, è stata portata a 2% per “correggere“ gli effetti della riduzione dei numeri di posti fuori ruolo voluta dal legislatore, nel chiaro tentativo di sminare, diluire e neutralizzare, per quanto possibile, la già molle scelta del regolatore, anziché assecondarla e potenziarla riducendo ulteriormente i posti fuori ruolo rispetto al massimo consentito.

D)
Mi si conceda, infine, di giudicare come “codina” la proposta di emendare l’art. 104 con l’abolizione della lett. d) (lì dove richiede almeno la terza valutazione di professionalità) perché la Cartabia si limitava a prevedere che il magistrato dovesse avere esercitato le funzioni per almeno 10 anni dalla data del loro conferimento, mandando al consiglio di individuare un termine eventualmente superiore, che ora si vuole incomprensibilmente riportare alla seconda valutazione, nella logica del ventre molle che caratterizza questa circolare .

Per queste ragioni, voterò contro l’emendamento e, tuttavia, mi asterrò dall’approvazione della circolare nel suo complesso


Continua - Leggi tutto l'articolo

L’Europa sprona l’Italia: sorteggio dei componenti del CSM anche per i non togati e separazione delle carriere estesa a tutte le magistrature.






Abbiamo un problema. 

Nonostante sulla "Carta" (costituzionale) sia proclamata l'indipendenza della magistratura dal potere politico,  i cittadini si sono accorti che così non è. 

Solo il 36% della popolazione ci crede.

Continua - Leggi tutto l'articolo

martedì 23 luglio 2024

Alice in wonderland ...









Continua - Leggi tutto l'articolo

Solo gli stupidi non cambiano idea




E' di poco fa la notizia della chiusura delle indagini sulla tragedia di Cutro, tante vittime la cui morte oggi si afferma evitabile. 

Da quella tristissima vicenda nacque il cd Decreto Cutro, misura che mirava ad evitare sbarchi pericolosi ma che contraddittoriamente rendeva la vita difficile a quanti avessero toccato, vivi, il suolo italiano. 

Tra quelle misure una particolarmente odiosa.

Continua - Leggi tutto l'articolo

Oste, com'è il tuo vino?



In queste ore si svolgono le "audizioni" in Parlamento sulla riforma della giustizia ed in particolare sul sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura.

Tra tutti, è il punto chirurgico e nevralgico: col sorteggio del CSM nessuno avvertirebbe più la necessità di separare le carriere,  che nessun PM si sentirebbe protetto dalle alte sfere correntizie al CSM nell'intraprendere iniziative politicamente orientate (ammesso che in questo Paese mai siano esistite, che di "prove" non se ne sono mai raccolte) e probabilmente anche il disciplinare sarebbe gestito meno faziosamente. 

Continua - Leggi tutto l'articolo

Procure a gerarchia controllata




Da "Dimensione informazione" un contributo sulla neonata regolamentazione degli uffici di procura.

Non cambia la legge ma a quanto pare cambia il "capo", adesso è il CSM.

    

Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 21 luglio 2024

Da il Fatto Quotidiano, intervista a Felice Lima sull'ennesimo scandalo che coinvolge il CSM.




Palamara passa, il sistema resta.  Un'analisi, a prima lettura e salvi gli approfondimenti a venire, condivisibile. Come inquietanti appaiono gli interrogativi sugli scopi dell'inusuale convegno:  non era stato attivato dalla dott.ssa Fascetto che anzi ci andò munita di registratore. Cosa voleva la consigliera Natoli da lei? Per conto di chi?


   da il Fatto Quotidiano del 21 luglio 2024.      

“L’operato di Natoli è di una gravità inaudita”. 

A dirlo è Felice Lima, sostituto procuratore generale a Catania, da sempre lontano dalle correnti e voce fuori dal coro della magistratura.

Lima, il nuovo scandalo al Csm pare un déjà-vu: che idea s’è fatto? Natoli deve dimettersi?

È necessario distinguere le responsabilità personali da quelle “di sistema”, per evitare che le une diventino alibi delle altre e viceversa. L’operato della consigliera è d’inaudita gravità: se non si dimette non soltanto minerà, per il seguito del suo mandato, la sua – ormai inesistente – credibilità, ma anche quella della Istituzione. Come si può lavorare con chi, uscito dalla camera di consiglio, cerca l’incolpata e intavola accordi con lei? Quest’ennesimo scandalo racconta le conseguenze della protervia d’un potere politico che tratta le istituzioni come cosa propria. E ci manda persone scelte con criteri che è un eufemismo definire discutibili. Ma ci dice anche cosa – e come – si fa al Csm. Poi però ci sono questioni di sistema, che rimandano allo scandalo Palamara e alle riunioni all’Hotel Champagne.

Fonti del Csm raccontano che Natoli sia stata convinta a non partecipare alla seduta dell’ultimo plenum, pena l’apertura d’un dibattito, con scandalo immediato, sulla notizia dei suoi colloqui con la magistrata sottoposta a disciplinare. Che ne pensa?

Se fosse vero, se qualcuno ha esercitato pressioni perché non partecipasse al voto per la nomina del Procuratore di Catania, sarebbe inaccettabile: si sarebbe alterato l’esito di quel voto. Finché non si dimette, la Natoli è un Consigliere del Csm in carica. Lasciarla al suo posto, inducendola a fare o non fare questo o quest’altro, è peggio ancora che lasciarla al suo posto e basta.

Come è stato possibile che dopo lo scandalo Champagne si siano determinate le condizioni di una nuova bufera sul Csm?

La storia ha ormai dimostrato che sia i membri laici sia i togati rivendicano spudoratamente, contro la lettera e ancor più lo spirito della Costituzione, un ruolo “politico” al Csm. Entrambi – laici e togati – dicono di riferirsi alla “politica” in senso alto e nobile. I fatti dimostrano che perseguo-no interessi privati contro l’istituzione e contro la giustizia. Le chat di Palamara, al di là di ogni ragionevole dubbio, hanno tolto qualsiasi alibi ideale ai faccendieri che da decenni condizionano l’attività del Csm. Chi detiene il “potere interno” della magistratura ha scelto – ignominiosamente – di fingere di credere che Palamara abbia agito da solo e sia stata l’unica mela marcia. Sicché, cacciato il reprobo, nulla è cambiato.  Non c’è un “dopo Palamara”: siamo  allo stesso “sistema” di sempre. Temo che ora i politici tenteranno di fare lo stesso con Natoli, fingendo sia un incidente privo di rilievo collettivo.

Che tipo di reato si potrebbe configurare a carico di Natoli?

È difficile dirlo. Certo è che il dialogo fra Natoli e Fascetto suscita molti interrogativi, alcuni molto delicati. Sembra, infatti, che, per un verso, la Natoli prometta aiuto alla Fascetto, ma, per altro verso, le chieda alcune cose. L’insieme della vicenda fa pensare che possa essere stata la Natoli a tentare di condizionare la Fascetto, e non viceversa. E spiegherebbe perché Fascetto consideri Natoli “nemica” e la “bruci” depositando le registrazioni.

Continua - Leggi tutto l'articolo

sabato 20 luglio 2024

Generalizzare, se conviene.




di Nicola Saracino - Magistrato 

Lo scandalo Natoli è  scoppiato, la rassegna stampa odierna ne offre tutti i  risvolti.

Compreso quello del famelico e rapidissimo approfittamento delle correnti per alterare la maggioranza dietro alla scelta del nuovo procuratore di Catania, costringendo proprio la consigliera di origini etnee a non partecipare alla seduta di plenum, che altrimenti l’avrebbero pubblicamente dileggiata.
  
Per non appesantire il discorso il fatto è qui riportato “per relationem”: cercate su Google  Csm Natoli e saprete tutto. 

Quando emerse il “Sistema” dalle chat palamariane l’associazione nazionale magistrati ed in generale il corpo togato si affrettarono a disincagliarsene e lo scandalo doveva portare  il solo nome di Luca Palamara.

Non contava che rivelasse  quanto i magistrati fossero dediti alle trame e come il CSM fosse in mano a fazioni agguerritissime nella lottizzazione di ogni cosa. 

Con l’ausilio della Procura Generale dell’epoca tutto è stato nascosto sotto al tappeto, impunità di massa. 

Questa volta è diverso.

A qualcuno non conviene   parlare di “scandalo Natoli”, meglio coinvolgere tutti i cd membri “laici” del consiglio superiore della magistratura. 

Con inusitato senso istituzionale,  ecco i togati mettere in discussione l’assetto costituzionale del CSM attuale che a loro avviso risulterebbe inquinato proprio dalla presenza di  non magistrati eletti dal Parlamento, tutti accomunati nelle cattive intenzioni di una di loro. 

Correntisti alla riscossa. 

Il via alle danze lo dà il segretario  di una corrente in questi termini  "Leggo le notizie sulle improvvide frequentazioni di una consigliera  laica, giudice disciplinare, con una incolpata sua concittadina. Questi sono i laici ai  quali la politica affida la tutela della autonomia della magistratura? … Episodi come questi dimostrano quanto sia  pericoloso creare la alta corte disciplinare per i magistrati e rafforzare la presenza  della politica nel CSM".

Segue un più articolato comunicato di Magistratura Democratica secondo il quale  il fatto denoterebbe “ …una tendenza a utilizzare le dinamiche consiliari per finalità di ricerca del consenso da parte della componente laica vicina all'attuale maggioranza parlamentare”.

Di qui il pericolo rappresentato da una Corte disciplinare non racchiusa nel CSM, luogo notoriamente distante da logiche di ricerca del consenso, secondo Magistratura Democratica.

Apprezzo il coraggio. 

Perché sparare fandonie di questa dimensione facendo finta di niente non è da tutti. 

A scrivere, infatti, sono gli stessi che difendono “la ricerca del consenso”  quale presupposto dell’ascesa allo scranno di consigliere superiore: difendono coi denti “il voto” per il CSM che vogliono “politico”. 

La politica reca in sé cose buone e cose meno buone. 

Il clientelismo al CSM non è appannaggio dei laici, tutt'altro; è gestito direttamente dalle correnti che proprio ai laici chiedono appoggio nelle diverse pratiche, non lo disdegnano.

La permeabilità del giudice a condizionamenti non è il frutto della discendenza non togata di alcuni componenti,  ma dell’elezione, della scelta    dei giudici proprio ad opera degli stessi magistrati soggetti al suo giudizio. 

Sono, in definitiva,  i limiti del giudice elettivo, non del giudice “laico”. 

Tanto più che la presidenza dell’organo giudicante è assunta proprio da un laico, il vice presidente del CSM, per giunta "vicino all'attuale maggioranza parlamentare": quale conclusione dovremmo trarne secondo Zaccaro e Magistratura Democratica?

Il membri laici del CSM, quindi, sono sotto attacco, tutti. 

Sta a loro chiarire se le “dinamiche togate” al Consiglio Superiore della Magistratura siano cristalline ed immuni  dalla sistematica lottizzazione correntizia. 


Continua - Leggi tutto l'articolo

giovedì 18 luglio 2024

Toh, una prova ...



Cari lettori del Blog,

quelli che ci seguono da più tempo hanno affrontato l’esplosione (implosione) dello scandalo del Sistema (non dello scandalo Palamara) senza particolari sorprese. 

Che avvenisse quel che avveniva lo si capiva dalle scelte del CSM in tutti i settori del suo intervento, dalle carriere alle punizioni dei magistrati indipendenti. 

Quindi chi aveva attivato i neuroni non si è sorpreso quando è comparsa la “prova” di quanto già ampiamente narrato negli anni da questo Blog, le chat di Palamara erano in realtà del mondo togato intero con Palamara.  

Com’era ovvio e si nega ancor oggi nelle sentenze disciplinari. 

Capita adesso che un’avventata avvocata, eletta al CSM del quale compone la Sezione Disciplinare (quindi un “giudice”, sia pur laico, a tutti gli effetti), si sia fatta inconsapevolmente  registrare mentre discuteva con una magistrata coinvolta in un procedimento disciplinare.

Si veda la notizia a questo link e si colga quanto faccia "figo" dirsi anti Palamara a quest'altro link.  

Fuori dal processo, quindi, uno dei componenti della Sezione Disciplinare (organo collegiale) sembra discutesse privatamente con l’incolpata del suo andamento. 

Per scelta difensiva  -  le cui finalità saranno note non appena si comprenderà quale risultato il difensore della magistrata volesse ottenere -  le trascrizioni di quelle registrazioni vengono depositate proprio alla Sezione Disciplinare del CSM.

Ma che scandalo,  ma che sorpresa!

E’ la lettura attenta delle decisioni di quel giudice  a dover sollecitare l’interesse (si legga Zurlo, ad esempio). 

L’uso mai univocamente decifrabile della clemenza connessa alla tenuità del fatto che manda assolto taluno e condanna l’altro. 

La disparità di trattamento, condanne severissime ed assoluzioni sconcertanti, non rassicura sull’equilibrio del giudice elettivo.  

La stessa interferenza del disciplinare su alcuni processi in corso e l'invocazione dell'opposto dogma quando  le maggioranze consiliari lo sconsiglino,  denotano scelte ondivaghe. 

Per molti dei componenti  del CSM l’essere “eletto” l’autorizza a far “politica”. 

Ma  chi fa politica  solitamente è incompatibile con l’ufficio del giudice. 

Quindi nessuno stupore  che taluni incolpati abbiano canali privilegiati coi loro giudici disciplinari. 

La sorpresa è che oggi ne sia stata depositata una prova documentale a quello stesso giudice. 

Che non crederà ai suoi occhi …
 


Continua - Leggi tutto l'articolo

domenica 14 luglio 2024

Altre voci sul trapasso dell'art. 323 c.p..

Nel segnalare un articolo del collega Rosario Russo apparso sulla testata "Domani" e leggibile a questo link, riceviamo e pubblichiamo il contributo del collega 


Mario Fiorentino - Magistrato 


     “Male non fare, paura non avere”  
(ei fu, l’art. 323 c.p. ovvero  l'abuso d’ufficio).

Provo disaccordo rispetto al percorso che ha portato all'abolizione dell'abuso d'ufficio, anche se occorre stare attenti alle strumentalizzazioni di parte o della stampa. 

E' un percorso che inizia da lontano. 

Già con il governo di centro sinistra del 1997 (rel. Sen. Salvi), attraverso la riformulazione  dell'art. 323 c.p., ne fu ridotto profondamente l'ambito di operatività, tanto che qualcuno ritenne che, così scritto, sarebbe divenuto un reato (quasi) impossibile da commettere o provare (l'abbassamento delle soglie di pena impediva, peraltro, che si potessero disporre intercettazioni, a meno che non ricorressero più gravi ipotesi di reato). 

Proseguì in tal senso  il governo dei 5 stelle-lega, limitandone ulteriormente  l’ambito di applicazione.

Ora la definitiva abolizione con il centro destra, anche se alcuni ritengono(probabilmente con qualche ragione) che si trattava di un reato già “quasi morto”.

Non siamo di certo in Svezia. 

Ed uno dei mali più profondi del nostro paese sono gli abusi che spesso si perpetrano ai danni dei cittadini per bene e della collettività. 

Il nepotismo, le raccomandazioni, le distorsioni amministrative per favorire imprese o interessi vicini a quello o quell'altro personaggio o a centri di interesse, in barba alla meritocrazia, degradano la società: la deprivano delle scelte migliori, in tutti i settori.

L'abuso d'ufficio nasce proprio per tutelare l'imparzialità dello Stato, affinché le scelte dei pubblici funzionari, anche quando non integrino più gravi ipotesi di reato (ad es. corruzione), non siano dettate da interessi personali o di partito, siano le più giuste, le più adeguate per l'interesse collettivo.

Al giorno d'oggi, e già dopo aver verificato gli effetti della riforma del 1997, occorreva semmai rafforzarne l'efficacia, ovviamente nel pieno rispetto dei diritti della persona sottoposta ad indagini e con tutte le garanzie del caso.

Invece, constatatene le gravi “condizioni di salute”, anziché curarlo, si è deciso di “sopprimerlo”.

Probabilmente, chissà, il Governo starà studiando le forme migliori per combattere il malaffare dei “colletti bianchi”, con adeguati aggiustamenti.

E certamente non è da ora che i cittadini (e la società tutta) risultano privi di effettivi rimedi, di fronte a condotte tese ad alterare il corretto funzionamento della macchina pubblica.

Ma il messaggio che passa è quello che da domani sarà possibile abusare del proprio ufficio (ad es; fare vincere un concorso o un appalto senza merito, etc.) senza temere, laddove non si ravvisino più gravi reati, responsabilità penali.

Una giustizia sempre più forte con i deboli e debole con i forti?

Ai penalisti l’ardua sentenza.

Continua - Leggi tutto l'articolo

La strana Corte.



Le sentenze si rispettano. 

E nessuno, infatti, pretende di mettere in galera un assolto o di liberare un condannato.

Ma nessun potere può limitare la critica. 

Il testo di Stefano Zurlo raccoglie recenti sentenze della Sezione Disciplinare del CSM non mancando di stupirsi  - e di stupire - per il nonsense di alcune motivazioni.

Un giudice disciplinare elettivo risponde, inevitabilmente,  a pulsioni insondabili. 

Zurlo le sonda.          

Continua - Leggi tutto l'articolo

Stesso "Sistema", stessi metodi




Il Tribunale del riesame di Genova ha negato la revoca degli arresti domiciliari al Governatore della Regione Liguria Toti. 

Permane, secondo quel giudice, il pericolo di reiterazione del reato in un  quadro indiziario grave. 

Aggiunge, il giudice genovese, che l’indagato non riconoscendo di aver sbagliato denota attitudine a ripetere i suoi errori. 

Dal CSM giunge  - con sorpresa dei soli  smemorati – la richiesta di due consiglieri (laici) di sottoporre il tribunale ligure ad accertamento disciplinare per supposta abnormità di un provvedimento che riecheggia, a loro avviso, i metodi della santa inquisizione.  

Oggi l’ANM alza gli scudi e denuncia la grave interferenza.

Nel 2009 era invece ammesso che ANM e CSM sollecitassero il Ministro ad agire disciplinarmente contro la procura di Salerno,  rea di indagare su altra procura della Repubblica. 

L’abnormità (il pretesto), quella volta, fu ravvisata nella lunghezza del decreto di sequestro. 

In questa intervista di Gabriella Nuzzi un memo di quanto accaduto all’epoca per mano del Sistema. 

Se non si ripeterà per i magistrati genovesi ciò sarà dovuto, semplicemente, al rapporto di forza in seno all’ANM ed al CSM (che fanno, per l’appunto, “sistema”). 

Che altrimenti Genova si ritroverebbe senza tribunale del riesame in un batter di ciglia, sol che al CSM vi fosse una maggioranza pronta a costituire  il collegio dell'inquisizione …


Continua - Leggi tutto l'articolo

venerdì 12 luglio 2024

L'abuso dell'abuso.



di Nicola Saracino - Magistrato 

 
L’art. 323  del Codice Penale è stato, alla fine, abrogato. 

Com’è noto dava vita ad una vera “star” tra i reati ascrivibili ai pubblici ufficiali, ovvero l’abuso del potere commesso per favorire o danneggiare qualcuno o comunque la mancata astensione nell’ipotesi di conflitto di interessi. 

Da cittadino sarei alquanto preoccupato se fosse vero che saremo completamente  sprotetti di fronte alla prevaricazione del potere. 

Ma che l’abuso non sia più reato non significa affatto che sia una condotta lecita. 

Resta sicuramente illecita, sotto tutti i profili tranne quello penale. 

Se un atto “sviato” arreca danno alle casse pubbliche l’autore ne risponderà contabilmente e dovrà risarcire l’erario. 

Se danneggia un privato  è oggi previsto il risarcimento del danno anche se lesivo di un interesse legittimo. 

Per me, dunque, non cambia moltissimo  se è vero che sul versante penale l’efficacia dell’azione della magistratura è stata alquanto deludente. 

Solo nel cinque per cento dei procedimenti penali avviati sull’ipotesi dell’abuso d’ufficio sfociava in condanna. 

Sono i dati che più volte il Ministro Nordio – mai smentito - ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica per giustificare il definitivo martirio dell’art. 323 c.p. , già ridotto in brandelli da precedenti riforme poste in essere da forze politiche antagoniste rispetto a quelle oggi al governo del Paese. 

In sostanza per giungere al misero risultato di cinque condanne si impegnavano le forze di cento procedimenti. 

Ma, soprattutto, per punirne cinque se ne massacravano “processualmente” novantacinque. 

Ecco allora che qualche riflessione autocritica da parte della magistratura sarebbe opportuna, perché all’eliminazione della “primadonna” dei reati contro la pubblica amministrazione ha fornito un formidabile concorso. 

Quante volte al tg abbiamo sentito “aperta indagine per abuso d’ufficio contro Tizio …".

Tantissime volte. 

A quanto pare solo cinque volte su cento abbiamo avuto notizia che Tizio è stato condannato per quel delitto. 

I magistrati, che tanto piangono il trapasso dell’art. 323 del codice penale, si trincerano dietro alle difficoltà tecniche della prova dell’abuso d’ufficio. 

Il che è senz’altro vero. 

Perché l’illiceità da punire penalmente non era la semplice illegittimità dell’atto amministrativo, ma la volontà “cattiva” che l’aveva determinata (per l’appunto, quella di favorire o danneggiare qualcuno). 

Prima ancora della difficoltà della prova, allora, doveva prendersi atto della difficoltà di formulare l’ipotesi e le denunce superficiali che si limitavano a segnalare illegittimità amministrative andavano cestinate se non offrivano un qualche elemento immediatamente indicativo di quella “volontà cattiva”. 

Invece la magistratura ha iscritto ogni segnalazione come ipotesi di reato. 

Come se si dovessero traslocare dal tribunale amministrativo regionale alle procure della Repubblica tutte le pratiche delle impugnative di atti amministrativi denunciati per vizi di legittimità, migliaia e migliaia, non basterebbero i camion.
 
Di qui la desolante percentuale di “successo” delle ipotesi accusatorie che avevano dato origine ad un numero abnorme di procedimenti penali. 

La deterrenza, vale a dire la capacità di sconsigliare condotte scorrette  (in questo caso dei pubblici ufficiali), di renderle non convenienti per l’aspirante reo, è senz’altro uno degli scopi delle norme penali.  

E’ un effetto lecito e voluto direttamente dalla legge penale quando minaccia la sanzione.  

Insopportabile, al contrario, la  minaccia di dover subire un processo anche quando nessuna “cattiva volontà”  ispiri l’azione del pubblico ufficiale. 

Novantacinque su cento hanno dovuto subire il danno mediatico, economico, morale ed anche politico di iniziative processuali sfociate in nulla di fatto. 

Questa particolare deterrenza non è fisiologica, non è nella legge ed in effetti frena non già l’illecito,  ma la stessa azione della pubblica amministrazione. 

Sicché fa davvero sorridere l’affermazione di qualche procuratore della Repubblica secondo la quale da domani non potrà  aiutare  il cittadino che lamenti abusi: andrebbe ricordato a quel procuratore che le sue risposte erano assai carenti anche prima dell’abrogazione del delitto, rispondeva bene solo nel cinque per cento dei casi. 

Nessuno si fascerà il capo,  forse cinque su cento. 

Se poi la pretesa della magistratura fosse  quella di impaurire i “sudditi” con la minaccia di coinvolgimento in processi destinati comunque all’archiviazione o all’assoluzione, ecco allora che può tacciarsi proprio quell’aspirazione di essere “abusiva”. 

In definitiva l’abuso è morto per l’abuso che se ne è fatto. 

Risorgerà? 

Non è escluso,  cambia la maggioranza e cambia la legge, è nelle regole democratiche. 

Ma servirà un legislatore accorto ed una magistratura meno incline a mascherare ogni sua inefficienza dietro al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale: ho sbagliato ma ero obbligato … 


Continua - Leggi tutto l'articolo