Uno degli slogan del comitato per il No al referendum sulla giustizia è che la riforma “rende più facili le pressioni indebite della politica sulla giustizia”.
Fino ad oggi chi lo avesse letto avrebbe potuto trarne l’impressione che i pro No abbiano particolarmente a cuore l’indipendenza della magistratura da ogni influenza esterna.
Ieri è però accaduto un fatto, al quale alcuni organi di stampa hanno già dato il risalto che merita, che fornisce una chiave di lettura ben diversa del predetto messaggio pubblicitario.
Ci riferiamo, infatti, allo scambio di battute tra il presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra, e l'avvocato Enrico Grosso, presidente del Comitato per il No, avvenuto durante un incontro proprio sul referendum, captato dai microfoni aperti e trasmesso in diretta su youtube.
Il passaggio saliente della breve conversazione, che riguarda una causa molto delicata, prossima ad essere decisa dal tribunale valdostano, è quello in cui l’avv. Grosso, dopo aver premesso che secondo lui vi sono dubbi sulla giurisdizione, riferisce al dott. Marra che: “La Regione è difesa da un mio collega abbastanza noto, bravo, che mi ha accennato che è una delle questioni che vuole porre e vuole articolare", al che il Presidente del tribunale valdostano replica "Ce la studiamo, certo".
"Parlavamo di diritto, per giunta in pubblico ..." l'incredibile giustificazione dei protagonisti.
Parlavate della causa!
Un atteggiamento così imprudente da parte del Presidente del comitato del No denota una singolare idea della indipendenza della magistratura.
Fa venire il dubbio che quanti ne fanno parte, e, come è noto, tra essi vi è anche l’Anm, in realtà, nascondendosi dietro lo slogan di cui si è detto, mirino a difendere lo status quo che si fonda sulle correnti della magistratura e ad acquisire o mantenere dei canali di interlocuzione privilegiata con esse.
Le correnti, infatti, essendo dedite a trame e inciuci, sono quanto mai disponibili ad occasioni di interlocuzione poco ortodosse.
E del resto il dott. Marra fa parte a pieno titolo del Sistema atteso che vanta il cursus honorum tipico di chi ha fatto carriera al suo interno.
Egli, infatti:
- nel settembre 2007 è stato posto fuori ruolo presso la Segreteria del Consiglio Superiore della Magistratura, poi presso l'Ufficio legislativo del ministero della Giustizia;
- nel dicembre del 2014 è stato destinato all'Ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di Cassazione;
- nel 2019 è stato nominato Direttore generale della Direzione degli affari giuridici e legali presso il ministero della Giustizia e, nel giugno dello stesso anno, è stato eletto al Consiglio Superiore della Magistratura rimanendovi fino alla scadenza del mandato consiliare.
Questa tragicomica vicenda rappresenta allora un involontario e inatteso spot per le ragioni del Sì perché, se la riforma costituzionale sarà approvata, quella cinghia di trasmissione salterà e la magistratura sarà davvero indipendente anche dalla politica.
Se dovesse vincere il no la magistratura sarà irrimediabilmente condannata perché, per una parte degli italiani, essa apparirà definitivamente come succube delle correnti mentre, per l'altra parte, risulterà in debito di riconoscenza verso quanti (soprattutto i partiti si una parte dell'attuale opposizione) l'avranno salvata dal(l'immaginario) tentativo di asservimento dell''attuale governo.










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