domenica 8 marzo 2026

“Il Fatto” conferma che la magistratura è (già) politicizzata



Ma lo fa solo quando è politicizzata di destra.

Per noi è solo un'ovvia conferma, non ci interessa il colore ma lo schema comunque corrotto. 

Quando il colore era a sinistra al Fatto stava bene.  

L’articolo dell’8 marzo sulla Scuola superiore della magistratura, presentato come cronaca del “blitz di governo” e dell’ennesima manovra della destra, finisce per essere il miglior spot possibile a favore del Sì al referendum sulla giustizia. 

Nel momento stesso in cui denuncia il tentativo del ministro Mantovano di “piazzare il suo uomo” al vertice della Scuola, il pezzo conferma infatti che le nomine degli organi di autogoverno e di formazione delle toghe sono ormai lette – e praticate – in chiave pienamente politica, non tecnica. 

Basta seguire il lessico scelto: “blitz”, “uomo di Mantovano”, “docente ultrà”, l’ossessivo richiamo all’appartenenza dei singoli alle varie correnti e alle aree culturali contigue ai partiti. 

Di merito scientifico, esperienza formativa, risultati didattici, quasi nulla; di equilibri tra destra e sinistra, governo e opposizioni interne alla magistratura, moltissimo. 

È la conferma plastica che la Scuola superiore – che dovrebbe essere la casa comune dei magistrati, luogo neutrale di aggiornamento professionale – è percepita come terreno di conquista per orientare in senso politico la formazione delle nuove leve. 

Questo quadro coincide perfettamente con la diagnosi che i sostenitori del Sì propongono da tempo: esiste un circuito di governo autonomo dominato da correnti organizzate, intrecciate con mondi politici e mediatici, che usano organi come Csm e Scuola per selezionare carriere, distribuire incarichi e costruire egemonie culturali. 

Il referendum del 22‑23 marzo, che interviene sulla separazione delle carriere e sui meccanismi di autogoverno, nasce proprio dalla convinzione che questo sistema abbia tradito lo scopo originario di tutela dell’indipendenza del singolo magistrato. 

Paradossalmente, mentre “Il Fatto” vorrebbe mettere sotto accusa la “destra che occupa la Scuola”, dimostra che la Scuola è già oggi un campo di battaglia politico, dove ogni nomina è letta come vittoria o sconfitta di una parte. Se davvero il problema fosse solo l’irruzione della destra, basterebbe tornare alla gestione precedente; ma l’articolo rende evidente che il problema è strutturale: la giustizia è prigioniera di un sistema di correnti che usa gli organi di autogoverno come leva di potere. 

In questo senso, l’articolo – al di là delle intenzioni – è una magnifica testimonianza a discarico delle ragioni del Sì. 

Chi teme che la riforma voglia “politicizzare” la magistratura dovrebbe misurarsi con il fatto che la politicizzazione è già qui, e viene raccontata giorno dopo giorno proprio da chi si proclama strenuo difensore della "verginità" togata. 

Grazie al fatto (absit iniuria).

Che ha offerto il "destro" al consigliere sorteggiato, Andrea Mirenda, per scrivere: 

"In disparte la consueta faziosità (Destra Kattiva contro Sinistra Buona…), il lettore può agevolmente comprendere alcune cosuccie: la Scuola Superiore della Magistratura come luogo di furibonda contesa correntizia per assicurarsi l’egemonia nell’indottrinamento dei Magistrati; la consueta saldatura tra certa stampa “a senso unico” e le correnti politicamente affini; la profonda crisi etica che attanaglia tutto il circuito del governo autonomo della Magistratura, ammalata o di politicizzazione.

Quella che dovrebbe essere la casa comune dell’Ordine Giudiziario, il luogo di autoformazione e di confronto tra pares, è divenuto - anno dopo anno - il palio saraceno per il controllo dei giovani magistrati.

Si ripetono, insomma, le medesime logiche prevaricatorie che hanno azzerato, nel tempo, il ruolo di garanzia del CSM, divenuto oramai prima minaccia - la più  insidiosa perché interna - all’indipendenza del singolo magistrato.

Assistiamo ad una stupefacente eterogenesi dei fini con un chiaro denominatore comune: le correnti, temibili strumenti operativi della politica con l’unico fine di controllare la magistratura dietro l’alibi truffaldinondelle visioni culturali.

Altro che rischio sorteggio, altro che sorteggiati prede sprovvedute dei laici di destra (perché lì solo stanno i kattivi…): gli eletti odierni ci dicono bene chi è asservito a che cosa…".

 

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