sabato 7 marzo 2026

L'Italia bacchetta la CEDU, sono soddisfazioni ...



A tal punto "punitiva" dei magistrati questa riforma costituzionale, da sovvertire i ruoli anche quando si parli di rispetto dei diritti umani. 

Come quello ad essere giudicati da un giudice oltreché imparziale,  indipendente nella sostanza e nell’apparenza.  

Trattiamo della materia disciplinare il cui procedimento, quanto ai magistrati, vede la parola fine in cassazione, dove si impugnano le condanne emesse dal CSM. 

Ma i giudici della cassazione sono sottoposti al CSM  sia per le promozioni, sia, a loro volta, per le punizioni.  

Volete mettere il gusto di inserire tra i provvedimenti da valutare per un bell’incarico una sentenza adulatoria verso una precedente condanna scritta proprio dal CSM? 

O magari comunque frenarsi nella critica della sentenza del CSM perché toni troppo severi potrebbero stonare ed il PG condurre l’estensore proprio dinanzi alla CSM per rispondere, ad esempio, di grave scorrettezza. 

Schemi che sono stati portati all’attenzione della CEDU, ma senza successo. 

Leggiamo insieme e vediamo se è quella del giudice europeo una soluzione acconcia.

Hanno detto, i giudici della Corte Edu: 

" Inoltre, per quanto riguarda l'affermazione del ricorrente secondo cui la Corte di cassazione è soggetta alle decisioni del CSM, la Corte ritiene che questa circostanza non riveli alcuna apparenza di violazione dell'articolo 6 § 1 della Convenzione. In effetti, nel sistema giudiziario italiano tutti i giudici sono soggetti al potere disciplinare del CSM. La loro indipendenza e imparzialità non possono comunque risultare compromesse da questo ".

Ma, perbacco,  non si trattava di dire che tutti i giudici fossero soggetti al potere disciplinare del CSM; il malcapitato lamentava che “il suo giudice”, nella sua causa,   fosse la Corte di cassazione, l’unica a cui rivolgere l’impugnazione e che “quel giudice” fosse sottoposto all’autorità del CSM, la cui decisione avrebbe dovuto, in ipotesi, sconfessare. 

Effetto chilling

Descrive il fenomeno per cui individui o gruppi rinunciano a esercitare un diritto o una libertà (es. espressione, decisione giudiziaria autonoma) per paura di ritorsioni legali, disciplinari o reputazionali. Nel contesto giudiziario, si verifica quando magistrati adottano linee prudenti o allineate per evitare sanzioni CSM su carriera/disciplina.

Il Sistema descritto da Luca Palamara (e diffusamente su questo blog, anche prima del "libraccio") lascia comprendere come le decisioni disciplinari siano influenzabili da logiche di appartenenza e possano interferire sui processi in corso.

Ma siccome in Italia si è deciso ai massimi livelli (Procura Generale/Ministro della Giustizia) di non scandagliare i guasti del sistema,    la Corte Europea si dichiara all’oscuro dei rischi di politicizzazione del CSM e non ha condannato l’ITALIA solo per… insufficienza di prove.  

Mentre ha condannato Polonia e Ungheria per  meccanismi simili.

L’ignoranza inescusabile della Corte europea sta nel collegare la “politicizzazione” degli organi di controllo della magistratura  alla sola componente “laica”, cioè ai membri non togati di derivazione politica. 

Trascura imperdonabilmente che i magistrati italiani attraverso le correnti rivendicano senza pudore il proprio ruolo “politico” all’interno del CSM.  E, in barba ai cittadini che poco possono capire dei loro diabolici congegni,  lo usano paradossalmente come argomento per avversare la riforma del sorteggio.  

Ebbene, siamo al punto. 

Finalmente con l’istituzione dell’Alta Corte la decisione sull’illecito disciplinare e quindi sulla vita professione del togato sarà rimessa ad un Giudice che, oltre a rispettare i canoni di composizione del bravo giudice  europeo quanto al rapporto tra togati e laici, non sarà più elettivo e quindi “politico”, come tanto piace ai correntisti nostrani. 

In secondo luogo quel giudice è del tutto scollegato dai compiti di amministrazione della carriera dei magistrati, spettanti ai due CSM, separati dall’Alta Corte. 

Il dibattito sull’eventuale sopravvivenza del ricorso per cassazione contro le sentenze dell’Alta Corte è aperto,  ma la costituzione di  CSM ed Alta Corte non elettivi  sgombra il campo da ogni timore di politicizzazione anche delle decisioni disciplinari. 

Se aspettassimo la CEDU  - che ignora il fosco quadro italiano  - saremmo fritti.



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