domenica 8 marzo 2026

Referendum sul “Sistema”: perché il Sì è l’unica coerenza possibile



1. Introduzione: Il "Sistema" e la Difesa dello Status Quo

C’è un filo che lega le chat di Palamara, le direttive disciplinari sull’“innocente” raccomandazione, le carriere costruite nei corridoi del CSM e la paura quasi superstiziosa del sorteggio: è lo stesso Sistema che oggi pretende di presentarsi come custode della Costituzione. 

Chi chiede il No non difende la Carta, difende quell’intreccio di correntismo, discrezionalità senza argini e impunità di fatto che il saggio di Saracino e gli articoli di questo blog hanno descritto per anni con pazienza notarile.

2. Un’autonomia trasformata in casta

Nelle pagine di Archivio Penale, Saracino ricostruisce “il sistema, spiegato” attraverso l'analisi di due linee parallele – quella istituzionale e quella associativa – che si incrociano fatalmente nel CSM. 

L’organo di autogoverno si è così trasformato in un opificio di circolari e delibere capaci di decidere carriere, incarichi e trasferimenti fuori da ogni reale controllo di merito. 

Le correnti, nate come espressione di libertà associativa, sono diventate un filtro pressoché obbligato per l’accesso agli uffici direttivi e semidirettivi, mentre il criterio dell’anzianità ha ceduto il passo a una discrezionalità senza argine, difficilmente sindacabile perfino dal giudice amministrativo. 

In questo contesto, la raccomandazione tra magistrati non è più una deviazione isolata ma un vero e proprio metodo di gestione: curricula accatastati negli armadi, scelte già effettuate prima ancora di aprire le domande e itinerari di carriera tracciati fuori dagli atti ufficiali. 

Questo quadro è confermato sia dalle confessioni del Sistema Palamara, sia dalle ammissioni giurisprudenziali sul peso delle correnti. 

Quando la Procura generale presso la Cassazione decide che il farsi raccomandare non integra, di regola, l’illecito disciplinare, ciò che si consolida non è affatto la tutela dell’indipendenza, ma l’epoca della scorrettezza elevata a norma di comportamento.

3. Il disciplinare che non disciplina

Il nuovo ordinamento del 2006 è stato introdotto con il vessillo della tipicità e dell’obbligatorietà dell’azione disciplinare, ma è bastato un comma per svuotarlo di senso: la possibilità per il Procuratore generale di archiviare le notizie di illecito con il solo consenso del Ministro, a indagini già svolte e senza passare dal vaglio della Sezione disciplinare. 

Si è creato così un potere di cestinazione “in due”, sottratto al controllo di un giudice di merito. 

Al contempo, la Sezione disciplinare stessa opera come un giudice speciale elettivo a base correntizia. Essa giudica i colleghi in unico grado di merito; il successivo contenzioso di legittimità è affidato alle Sezioni unite civili della Cassazione, ovvero a giudici la cui progressione in carriera rimane comunque condizionata dalle valutazioni del CSM. 

Si è così giunti al paradosso di un disciplinare che, nei casi “giusti”, interviene con misure cautelari per spostare in corsa i titolari di procedimenti sensibili e, nei casi “sbagliati”, non nasce nemmeno a causa di letture lassiste della correttezza. 

Il risultato sono danni conclamati che garantiscono la sopravvivenza delle cordate a scapito della responsabilità individuale.

4. Referendum: cosa cambia davvero

La riforma interviene su queste fratture documentate attraverso tre pilastri fondamentali:

Alta Corte separata dai CSM. Il giudizio disciplinare viene sottratto all'organo elettivo e affidato a un’Alta Corte non elettiva con doppio grado di merito. Si spezza finalmente la sovrapposizione tra chi gestisce le carriere e chi giudica le devianze, sottraendo la responsabilità alla logica di gruppo.

Separazione delle carriere e dei consigli. Giudici e pubblici ministeri vengono collocati in consigli separati. Non è una punizione per i PM, ma il riconoscimento che la confusione di ruoli ha favorito cordate trasversali. È fondamentale ribadire un punto di diritto: l’unità della giurisdizione sta nella Costituzione e nel giudice terzo, non in un unico CSM che decide tutto per tutti e, di fatto, per alcuni più che per altri.

Sorteggio dei componenti togati e laici. Per superare le logiche da campagna elettorale partitica, si introduce la sorte. Per i laici, il sorteggio avviene da un “plateau” di avvocati e professori preselezionati dal Parlamento, dato il numero enorme di potenziali candidati. Per i togati, il sorteggio è “secco” tra magistrati che hanno già superato concorso e valutazioni: un ulteriore filtro politico qui sarebbe un raddoppio di potere del Parlamento, non una garanzia.

5. Il sorteggio: danni reali vs “pericoli immaginari”

Le obiezioni al sorteggio mostrano una profonda ipocrisia sistemica. È necessario contrapporre la realtà dei fatti alle paure evocate dai sostenitori del No:

Pericoli immaginari. Sono quelli descritti come ipotetici, futuribili o caricaturali (l’idea di un’Armata Brancaleone o di incompetenti estratti a caso). Si grida alla "truffa" del sorteggio ignorando che si tratta di una selezione casuale da una platea già ritenuta equivalente per requisiti, proporzionalità e ragionevolezza.

Danni reali. Sono quelli storicamente documentati e già pagati dalla collettività: correntismo esasperato, nomine politicizzate e un sistema disciplinare a geometria variabile. Il sistema attuale accetta senza traumi che un giudice, estratto con criteri casuali nei ruoli d’udienza, decida su libertà personali, patrimoni ed ergastoli; la casualità è digerita per la vita dei cittadini, ma viene rifiutata quando si tratta dell'accesso al potere del CSM.

6. La retorica del No smontata dalle stesse carte

L'argomento polemico secondo cui il referendum "strapperebbe" la Costituzione è smentito dai precedenti costituzionali. Come ricordato dalle pronunce sull'illegittimità del Lodo Alfano, le immunità di vertice non si possono creare con legge ordinaria perché violano l'eguaglianza; qui, invece, si agisce con legge di revisione costituzionale proprio per ricondurre il potere disciplinare entro gli artt. 3 e 111.

L’affermazione "la Costituzione non si tocca" è pura retorica conservatrice: la Carta è stata modificata circa venti volte in settant’anni, spesso con interventi assai più invasivi di quelli oggi proposti. 

La verità è che per gli oppositori la Carta è intoccabile solo dove tocca interessi corporativi consolidati.  E' il Sistema, l'establishment ad evocare paure per conservare lo status quo.  Sappiatelo!

Alla luce del fallimento del modello attuale, che ha dato pessima prova di sé, ha ancora senso blindarlo anziché sperimentare un criterio che restituisca pari chance a tutti e riduca la cooptazione?

Il sistema elettivo attuale non premia il merito, ma la capacità di farsi sponsorizzare.

7.  Perché il Sì non è uno slogan

Il referendum non è un’iniziativa improvvisata, ma la traduzione in testo costituzionale di una diagnosi elaborata in anni di analisi delle criticità sistemiche. Non bastano "buone pratiche" o circolari, perché sono state proprio quelle prassi a costruire il problema. 

Votare Sì significa scegliere che:

il giudice disciplinare non sia più espressione delle stesse correnti che hanno gestito il Sistema;

la responsabilità dei magistrati non dipenda da accordi riservati tra PG e Ministro, ma da un procedimento giurisdizionale pieno con doppio grado;

l’accesso agli organi di autogoverno sia aperto a chiunque abbia curriculum e voglia di assumersi responsabilità, sottraendolo al monopolio dei capi-corrente. 

L’autonomia della magistratura va difesa dall'autoreferenzialità: i pericoli immaginari del sorteggio non possono più essere lo scudo per proteggere i danni reali che sono ormai sotto gli occhi di tutti.

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