Il referendum sulla giustizia ha spaccato il Paese, ma ha soprattutto sancito un addio: quello all’immagine di imparzialità della magistratura.
Il No ha prevalso con poco più del 53%, ma dietro quel numero c’è un fronte compatto in cui giudici e pubblici ministeri si sono allineati, politicamente, ai partiti che volevano affossare la riforma.
Per la prima volta, in modo così scoperto, il corpo giudiziario associato ha cantato la stessa canzone delle opposizioni parlamentari, rivendicando la vittoria come propria, come conferma delle “scelte” compiute in questi anni.
Quel “Bella ciao” intonato nelle piazze contro il governo non è più solo il canto della Resistenza, ma il simbolo di una magistratura che sceglie un campo politico e difende il proprio assetto di potere.
Da oggi, quando un cittadino entrerà in un’aula di giustizia, saprà che chi lo giudica non è rimasto estraneo alla contesa, ma è stato protagonista di una battaglia politica sul proprio stesso ruolo.
L’indipendenza formale resta scritta in Costituzione; l’imparzialità, invece, è uscita dal testo e si è persa nel coro del No.
Bella ciao, imparzialità.











6 commenti:
Scusatemi. Ma penso che ha vinto il POPOLO è non voi. Propio in questo blog ho commentato che il marcio non dei giudici o magistrati proviene dai vari Tribunali italiani da qui per brevità si dice magistratura, ma i veri colpevoli sono gli operatori del diritto(fazioni) che sia di origine politica o di soli interessi locali ......... poco importa sta di fatto che Tutto il sistema giuridico è messo molto in discussione. ..........La vera riforma non è solo sul magistrato ma su tutti gli operatori del diritto infedeli alla nostra Costituzione che giustamente vi rende liberi ed indipendenti. Da umo di marciapiede la pulizia dovuta è su tutti gli operatore dei diritto.
Io ho vinto è tu ne trai beneficio. E' sostengo meglio un magistrato(operatore del diritto) cattivo ...... si può sempre redimere(con la Costituzione) senza questa non c'è libetà è indipendenza.
Caro Giovanni, non non avremmo vinto nulla. Non avremmo acquisito "potere", volevamo solo toglierlo a chi lo esercita fuori dallo spirito della Costituzione. La maggioranza vince, ma la minoranza esiste
Non abbiamo nulla da perdere e nemmeno da vincere. Abbiamo offerto venti anni di riflessioni sui mali della giustizia e sui possibili rimedi per curarli. In molti non riescono a capire nemmeno il minimo da capire, ossia: la differenza tra potere e strapotere. Comunque il popolo è l'unico che ha perso tutto in senso ASSOLUTO!
Credo che si stia ormai instaurando una "terza Repubblica", quella della "democrazia giudiziaria", oggi pure dal carattere ed investitura popolare. Magistrati di livello nazionale che cavalcano le TV come anchorman (cosa assurda ed inimmaginabile), sotto l'apparente idea della libertà di opinione (...il magistrato deve parlare sono con le sentenze!), radicalizzando così la legittimazione politica alla propria funzione (quando invece dovrebbero trovarla solo nella apoliticità ed indipendenza, costituzionalmente sancita). Il tutto in una magnifica congiunzione strategica con la politica (quella vera, elettoral-popolare) oggi del tutto compiacente; e che temo, in futuro, ne resterà la prima potenziale vittima! Altro che soggezione della magistratura alla politica: qui andiamo - in via latente - alla soluzione contraria, ossia alla magistraturizzazione della politica!...contenti voi...
Se qualche anno fa mi avessero detto che un gruppo di magistrati brinda a spumante e canta un canto di resistenza (non della Resistenza partigiana, che pare non c'entri) alla notizia che una legge non entrerà in vigore, ovvero si prende gioco della Presidente del Consiglio per lo stesso motivo, avrei espresso ferma riprovazione. Su quanto accaduto due giorni fa sono più indulgente. Quei magistrati, tutta la magistratura, sono stati denigrati per anni proprio da chi quella riforma ha scritto e sostenuto. E le denigrazioni e le mortificazioni sono proseguite e si sono intensificate proprio per portare i cittadini ad approvare la riforma. Quindi canti e balli, lungi dall'esprimere una appartenenza politica, esprimono piuttosto, in modo sguaiato, da un lato un sollievo (proprio di chiunque abbia appreso l'esito favorevole di qualcosa a cui teneva molto), e dall'altro un comprensibile senso di rivalsa verso chi per tanto tempo ha screditato la categoria. Io, per indole e per carattere, non lo avrei fatto, ma non ne farei un dramma.
Essere ed apparire imparziali. Sull'"essere" c'erano già molti dubbi; dopo quella ignobile scena a scrutinio ancora aperto, pure l'"apparire" è morto.
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