giovedì 19 febbraio 2026

Autoritratti di due persone per bene.




Con parole loro - a scanso di querele -  il ritratto di due magistrati che oggi si fronteggiano in vista del referendum, Di Pietro per il "Si" e Gratteri per il "No".  


Antonio Di Pietro: radici contadine.

Antonio Di Pietro, nella sua auto descrizione, pone l'accento sulle origini contadine che hanno forgiato il suo carattere e la sua visione del mondo. Questo richiamo alle radici rurali suggerisce un profondo legame con la terra, con valori di semplicità, laboriosità e concretezza, elementi che traspaiono anche nel suo approccio professionale. Di Pietro si identifica quindi non solo come magistrato, ma come uomo radicato nel territorio e nei principi della tradizione. 

Dal 2019 promuove contenuti come "La Terra è uguale per tutti", un programma dove dà consigli agricoli ai giovani (millennials), condividendo esperienze pratiche su vigneti, ulivi, seminativi e problemi come siccità o cinghiali.  

E' stato l'artefice della stagione di "mani pulite",  di portata storica. Ha lasciato la magistratura da semplice sostituto procuratore non avendo mai chiesto al CSM di assumere  incarichi direttivi.  Probabilmente il più grande "manovale" che la magistratura italiana possa ricordare.     


Nicola Gratteri: architetto e ingegnere delle procure.

Nicola Gratteri si auto rappresenta come un architetto e un ingegnere; ha usato l'analogia dell'"architetto" (o ingegnere che non vuole fare il "manovale") nel settembre 2022, durante un'intervista esclusiva rilasciata alla nuova sede della Procura di Catanzaro a giornalista Paola Bottero, mentre spiegava perché aveva presentato domanda per la Procura di Napoli.

L'occasione era il tour della nuova sede in piazza Stocco, dove motivava la candidatura forzata per evitare di retrocedere a semplice sostituto procuratore senza poteri organizzativi. 
Nicola Gratteri ha denunciato pubblicamente il correntismo nella magistratura in diverse occasioni, soprattutto tra il 2021 e il 2022, quando era procuratore a Catanzaro e aspirava alla Procura Nazionale Antimafia. Ha in passato sostenuto l'opportunità del sorteggio del CSM, membri politici inclusi.  
In interviste televisive come quelle a Otto e mezzo su La7 (maggio 2022), ha spiegato di non essere iscritto a correnti, di non frequentare pranzi o cene al CSM e di essere penalizzato nelle nomine proprio per questo, definendolo uno "strapotere delle correnti politicizzate" che la magistratura non ha riformato internamente.

Dopo aver svolto le funzioni di Procuratore della Repubblica di Catanzaro ha chiesto di assumere l'incarico di procuratore nazionale antimafia, ma gli venne preferito Giovanni Melillo. E' attualmente il Procuratore della Repubblica  di Napoli.    


 

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