lunedì 23 febbraio 2026

Si poteva evitare, si può evitare.





di Nicola Saracino - Magistrato 



Sono entrato in magistratura nel 1992. 

Per capire dove stavo ho impiegato almeno dieci anni. 

L'ho fatto comunque ben prima dei libri di Luca Palamara,  che non hanno portato alla sua condanna per diffamazione o al risarcimento nemmeno per uno solo dei tanti episodi narrati.   

Il "sistema" non si mostra subito in tutta la sua bruttezza, specie ai giovani magistrati;  essa va scrutata, osservata, capita e, alla fine, combattuta.

Sono autore di un articolo dal titolo "Il Sistema spiegato", ospitato dalla prestigiosa rivista Archivio Penale. 

Quell'articolo l'ho scritto dopo oltre trent'anni di magistratura. 

Spiega quali siano i meccanismi del "correntismo" e di come ad essi soggiacciano,  complici o vittime,  i magistrati italiani, in grande maggioranza.

Questi brevi cenni mi servono per illustrare la mia pochezza al cospetto della grandezza di uno dei Padri Costituenti, l'onorevole Orazio Condorelli.      

Egli seppe pre-vedere che dal "voto" nelle mani dei magistrati sarebbe poi nato  il Sistema.

Non venne ascoltato, allora. 

Scansiamo il frastuono greve e rozzo di queste ore.  

Ascoltiamolo, almeno oggi,  e  poniamo riparo ad un grave errore documentato dalla storia della magistratura italiana.      

In occasione della seduta dell'Assemblea Costituente del 25 novembre 1947, l'onorevole Condorelli espresse forti preoccupazioni riguardo all'indipendenza della magistratura, proponendo un emendamento specifico sulla composizione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Ecco i punti principali del suo intervento:

Critica all'elettoralismo: Condorelli si oppose fermamente all'idea che i membri del Consiglio fossero eletti dai magistrati stessi. Sostenne che l'introduzione di un sistema elettivo avrebbe creato un "elettoralismo" pericoloso, trasformando il corpo elettorale dei magistrati in un luogo di scambi di favori ("do ut des"), raccomandazioni e promesse legate a carriere e trasferimenti. 


Indipendenza istituzionale e psicologica: Secondo Condorelli, oltre all'indipendenza costituzionale, era fondamentale garantire l'indipendenza istituzionale e interna dei singoli magistrati. Egli temeva che la necessità di riunirsi per votare avrebbe compromesso la serenità dei giudizi e creato gerarchie improprie tra elettori e eletti.

La proposta alternativa: Condorelli propose che i membri del Consiglio Superiore fossero designati direttamente dalla legge sulla base di criteri oggettivi: anzianità di carriera, distribuzione territoriale e categoria. Ad esempio, suggerì di nominare i tre presidenti più anziani delle tre ripartizioni geografiche d'Italia (Settentrionale, Centrale e Meridionale). 

Il confronto con l'ambiente universitario: citò l'esperienza negativa del sistema universitario, dove l'elettoralismo aveva, a suo avviso, diminuito l'autonomia accademica attraverso la formazione di "conglomerati" e "patti di tendenza" per la formazione delle commissioni d'esame.

Questione degli avvocati: Manifestò preoccupazione anche per la presenza di avvocati esercenti nel Consiglio Superiore, suggerendo che chi venisse eletto dovrebbe forse essere cancellato dall'albo professionale per evitare conflitti di interesse, sebbene riconoscesse che ciò potesse rappresentare un sacrificio per i professionisti più richiesti.

In sintesi, la visione di Condorelli era volta a sottrarre la magistratura alle dinamiche della lotta politica e personale insite nei sistemi elettivi, preferendo un automatismo basato sulla legge e sull'anzianità per preservare l'integrità della funzione giudiziaria.

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