“Le proposte contrapposte di oggi dimostrano bene quanto sia stato accolto l’invito del capo dello Stato ad un contegno trasparente dell’organo consiliare. In breve, ognuno, come spesso accade nelle delibere di peso, ha votato il ‘suo’, secondo logiche di mesta sodalità. A pagarne le conseguenze, tra gli altri, oggi è la Scuola superiore della magistratura, dilaniata da contese interne a fini di egemonia. In ballo il potere di condizionamento dei giovani magistrati…”.
A cosa si riferisce il consigliere Andrea Mirenda, l’unico a non essere stato mandato al CSM da una corrente?
Oggi si è tenuto il cd plenum del CSM, vale a dire la riunione plenaria nella quale si licenziano formalmente le decisioni di quell’organo, per lo più nomine a questo e quell’altro incarico.
Quando la votazione non avviene all’unanimità si disvela cos’è il “correntismo”.
Se, cioè, le correnti non trovano la “quadra” preventiva sulla distribuzione dei posti, si va allo scontro del voto in plenum.
Tutto normale, si potrebbe pensare.
E infatti sarebbe tutto normale se i consiglieri si dividessero solo per diversità di opinione.
La divisione, pressoché sempre, avviene invece per gruppi correntizi: tutti quelli di una corrente votano per un candidato e quelli dell’altra corrente per l’antagonista.
Se capitasse in qualsiasi altra commissione di natura tecnica ( e non politica) si griderebbe allo scandalo.
Qui è spartizione correntocratica, oggi avvenuta sotto gli occhi del Presidente della Repubblica che quel plenum lo ha presieduto, senza colpe e senza avere strumenti per arginare questo pernicioso fenomeno.
Il ruolo e la figura del Presidente della Repubblica emergono come elementi centrali ma problematici all'interno del sistema di governo della magistratura. Di seguito i punti principali che delineano la sua rilevanza.
Secondo l'articolo 104 della Costituzione, il Consiglio Superiore della Magistratura è presieduto di diritto dal Presidente della Repubblica. Questa scelta del Costituente mirava a mantenere l'organo al riparo dai rischi di politicizzazione, ponendovi a capo una figura che, per "antonomasia costituzionale", deve essere neutrale e super partes.
Ma è, alla luce dell’involuzione patita dal CSM, una "posizione scomoda" proprio a causa della natura ormai marcatamente politica che il CSM ha assunto a causa del "correntismo". Esiste un forte contrasto tra la rivendicata politicità delle correnti all'interno del CSM e la necessaria neutralità del suo Presidente.
La presenza del Presidente della Repubblica è vista come la conferma della volontà di proteggere l'indipendenza e l'imparzialità della giurisdizione da influenze esterne ed interne. Ciononostante, il fatto che si trovi a capo di un consesso diviso in "gruppi" o "cartelli" elettorali mette in discussione l'efficacia di tale protezione nel sistema attuale.
In sintesi, il Presidente della Repubblica rileva come *garante ultimo della neutralità*, ma la sua funzione è messa a dura prova da un sistema in cui il CSM opera spesso secondo logiche politiche e associative che deviano dal disegno costituzionale originario.
Proprio queste sono le origini nobili della proposta del sorteggio che, nel recente passato, anche i più agitati sostenitori del “No” al referendum avevano fatto propria, anche per tutelare la figura del Capo dello Stato che non deve essere trascinato nella contesa politica ove, del tutto inopportunamente, anche il CSM è finito.











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