di Nicola Saracino - Magistrato
Molti tra coloro che sostengono il "No" al referendum sono consapevoli dei guasti provocati dal correntismo, che realizza una vera e propria eversione della visione dei Costituenti quanto alla giurisdizione, privandola del fondamentale carattere della neutralità.
Per molti sostenitori del "No" il sorteggio proposto non è quello che speravano.
C'è, tra loro, chi auspicava un sorteggio temperato quanto ai magistrati, cioè la formazione di una rosa ampia di candidati estratti a sorte, tra i quali poi eleggere i consiglieri.
C'è chi lamenta, quanto ai consiglieri di derivazione politica, che per loro il sorteggio non è altrettanto "secco" come per i togati, adombrando la possibilità che la legge ordinaria ne vanifichi lo scopo.
Se la riforma non supererà il vaglio referendario, va detto, il correntismo ne uscirà, di fatto, certificato dalla volontà popolare e difficilmente potrà in futuro ipotizzarsi una riforma capace di arginarlo.
La modestia etica denunciata da molti Presidenti della Repubblica continuerà a governare l'agire togato in Italia e lo farà in nome della volontà popolare, essa stessa immobilizzata e resa impotente, anche di legiferare per via ordinaria.
Suona come una bestemmia.
Un "sistema" che avevo descritto in un articolo del 2021 apparso sulla rivista "Archivio Penale", dal titolo "Il sistema spiegato", che oggi ripropongo in una veste meno tecnica e quindi più comprensibile.
La Giustizia al Bivio: Anatomia del "Sistema" e la Sfida del Ritorno alla Costituzione
Il dibattito pubblico sulla magistratura italiana si è recentemente concentrato su un termine inquietante: "Il Sistema". Non si tratta di una trama da romanzo, ma di una complessa sovrapposizione tra le istituzioni che governano i magistrati e le associazioni private (le cosiddette "correnti") che dovrebbero limitarsi alla libera espressione di idee. Questo incrocio ha generato il **correntismo**, un fenomeno capace di condizionare pesantemente l’imparzialità della giurisdizione.
L’ipertrofia del CSM: la "Legge delle Circolari"
Secondo il disegno della nostra Costituzione, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) doveva essere lo "scudo" del magistrato, proteggendolo da ogni pressione esterna affinché potesse rispondere solo alla legge.
Oggi, però, le fonti descrivono una realtà diversa: il CSM è diventato un "opificio di circolari". Con il pretesto di disciplinare i dettagli tecnici, l'organo produce incessantemente regole che dominano ogni aspetto della vita professionale dei giudici, dai trasferimenti alle valutazioni di professionalità. Il rischio è che queste circolari diventino una sorta di "libro di testo" obbligatorio: se è il tuo esaminatore a scrivere il manuale, non hai altra libertà culturale se non quella di adeguarti per ottenere un buon voto.
La Carriera e il tramonto del Merito
Uno dei punti più critici è il carrierismo. Dalla riforma del 2006, il criterio dell'anzianità di servizio è stato messo da parte a favore di una "valutazione comparativa" dei meriti per i posti direttivi. Tuttavia, questa discrezionalità si è spesso trasformata in **arbitrio**.
Il correntismo agisce facendo leva sulle ambizioni personali: i posti più ambiti (come quelli in Cassazione o ai vertici delle Procure) diventano oggetto di negoziazione tra le correnti. Le fonti segnalano un dato allarmante: la pratica delle "raccomandazioni" è stata talvolta considerata "disciplinarmente irrilevante" dalla Procura Generale della Cassazione. Questo spinge molti magistrati che considerano l’indipendenza un valore non negoziabile ad auto-escludersi dalle cariche, lasciando il campo a chi è più incline ad assecondare le logiche clientelari.
Un Sistema Disciplinare "Bislacco"
Anche il meccanismo per punire gli errori dei magistrati presenta delle falle. Sebbene l'azione disciplinare sia teoricamente obbligatoria, il Procuratore Generale e il Ministro della Giustizia possono decidere di archiviare un caso "tra gentiluomini", senza che un giudice terzo verifichi la notizia dell'illecito.
Inoltre, i componenti del CSM godono di un'immunità per le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni che, a differenza di quella dei parlamentari, è stabilita da una legge ordinaria e non dalla Costituzione. Questa condizione di "irresponsabilità" ha talvolta favorito un senso di onnipotenza istituzionale, ostacolando l’emersione di illeciti.
Il Mito del "Modello Culturale" e il Rapporto con la Politica
Per giustificare la lottizzazione dei posti, le correnti invocano spesso la necessità di un particolare "modello culturale" di magistrato. Pretesa eversiva: la Costituzione prevede un magistrato professionale che sia soggetto soltanto alla legge, non a modelli ideologici o faziosi imposti dall'alto.
A questo si aggiunge la preoccupante "transumanza" di magistrati verso incarichi politici o di collaborazione nei Ministeri (i cosiddetti "fuori ruolo"). Si tratta spesso di chiamate fiduciarie intermediate dai vertici delle correnti; il problema sorge quando questi magistrati tornano nei ranghi giudiziari, magari ottenendo direttamente la direzione di importanti Procure.
La Soluzione: Scombinare il Sistema
Come uscire da questo vicolo cieco? Non basta cambiare la legge elettorale, poiché i sistemi classici hanno sempre rafforzato il peso delle fazioni. L'unica proposta efficace è quella che introduce un criterio di selezione casuale dei consiglieri del CSM.
Questo meccanismo servirebbe a "scombinare" il monopolio delle correnti sulla scelta dei consiglieri superiori. Restituirebbe al singolo magistrato la sua libertà di pensiero e toglierebbe il potere a chi lo ha esercitato con logiche di "cartello". L'obiettivo finale non è eliminare la libertà di associazione, ma garantire che la politica interna alla magistratura non diventi un'usurpazione della sovranità popolare.











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