lunedì 9 febbraio 2026

L'astensionismo non sempre è un male.



di Massimo Vaccari - Magistrato 

Chi esercita la giurisdizione ha il dovere di essere imparziale, di testimoniare imparzialità in ogni contesto, anche extra-funzionale, per evitare che il comportamento del singolo possa porre a rischio la fiducia dei cittadini nel corretto svolgimento dell’attività giudiziaria”.

Questo è uno dei passaggi più significativi del discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’incontro avuto solo il 16 gennaio 2026 con i magistrati ordinari in tirocinio. 

Perché è chiaro che l’imparzialità, ma anche l’apparenza di imparzialità, è una delle qualità fondamentali del magistrato, anzi forse sono la Qualità.   

Ebbene, negli ultimi giorni è assurta agli onori delle cronache l’ordinanza dell’ufficio centrale per il referendum, composto da consiglieri di Cassazione, che ha imposto la riformulazione dei quesiti del referendum sulla Giustizia. 

A prescindere dalla considerazione che si è trattato del primo caso, nella storia referendaria, di riformulazione di un quesito dopo che era stato già ammesso,  ha destato non poca sorpresa apprendere che del supremo consesso faceva parte anche la dott.ssa Donatella Ferranti, già deputata del Pd per dieci anni e già presidente della commissione Giustizia della Camera, rientrata nei ruoli della magistratura nel 2018 con funzioni di giudice di Cassazione.

I nostri attenti lettori ricorderanno sicuramente come la Ferranti fosse stata tra i tanti questuanti che si rivolgevano a Luca Palamara, quando quest’ultimo era componente del Csm, per raccomandarsi o raccomandare. 

In particolare, come abbiamo riferito in un articolo di qualche anno fa, dalle chat pubblicate da il quotidiano “la Verità” era emerso che, nel periodo in cui era ancora parlamentare, ella aveva scambiato diversi sms con il p.m. romano per sostenere la nomina di due magistrati ad incarichi di un certo prestigio.

Ora, nonostante  il fulmineo abbandono dell'Associazione Nazionale Magistrati avvenuto al primo sentore di possibili sanzioni interne,  un simile back ground non avrebbe dovuto indurre la dott.ssa Ferranti ad astenersi dal partecipare ad una decisione che, se il Governo ed il Presidente della Repubblica avessero seguito l’ultronea indicazione della Cassazione, avrebbe potuto far slittare i tempi di svolgimento del referendum, aspramente contestato da alcuni partiti, tra cui anche il Pd ? 

L’esigenza di assicurare anche quella apparenza di imparzialità nell’esercizio delle finzioni giurisdizionali, che costituisce virtù imprescindibile di ogni magistrato, non  l’avrebbe imposto? 

Ai nostri lettori la (non) ardua sentenza. 

0 commenti: